
Succede qualcosa alle piccole tartarughe del nord Adriatico. Da un mese a questa parte l’Ospedale delle Tartarughe della Fondazione Cetacea è sottoposto a un duro lavoro. Gli spiaggiamenti di tartarughe in estate, sulle coste del’Adriatico settentrionale, non sono affatto infrequenti. Si tratta molto spesso di carcasse di animali già morti e portati a riva dalle correnti. Di quando in quando una tartaruga ancora viva e in difficoltà viene segnalata, e questa viene poi prontamente recuperata e ricoverata nel centro di Fondazione Cetacea. Routine, più o meno. Ma il fenomeno di questi giorni è diverso.
Il 30 giugno a Numana (AN) è stata trovata una piccola tartaruga di soli 25 cm di lunghezza del carapace. Era molto debilitata, magrissima e soprattutto completamente ricoperta di balani. I balani, o denti di cane, sono dei Crostacei dalla conchiglia bianca e durissima, che vivono attaccati a substrati mobili, come appunto il guscio delle tartarughe. E’ normalissimo trovare balani sul guscio delle tartarughe, ma quando queste stanno male e si muovono poco, i balani possono moltiplicarsi e espandersi anche alla pelle delle zampe, del collo, del testa, ovunque insomma. Era proprio il caso della piccola tartaruga di Numana.
Due settimane dopo, il 15 luglio, a Ravenna, ecco il secondo caso: anche questa piccolissima, solo 23 cm, e anche questa completamente coperta di balani. Non solo: parte del carapace aveva sviluppato anche molte alghe, e c’erano pure delle piccole cozze che vi crescevano sopra. Lo stesso giorno, ancora nei pressi di Ravenna, un altro esemplare con le stesse caratteristiche, ma questa volta purtroppo già morto.
Da qui ecco il crescendo: il 17 luglio una piccolina a Fano, poi il 23 e il 24 due esemplari, uno a Cattolica e una a Cervia. Il 28 un altro ancora, a Milano Marittima. Per finire, ecco il primo weekend di agosto: il 1 altre due tartarughine in grossa difficoltà, una a Ravenna e una a Cervia. Il giorno dopo, domenica, è la volta di Rimini, con una piccoletta di soli 19 cm di carapace.
Un totale di ben 10 animali, di cui nove ancora vivi e ricoverati al Centro di Cetacea, a Riccione. Tutti questi esemplari sono stati trovati spiaggiati oppure in difficoltà in pochi centimetri d’acqua, avvistati da bagnini o bagnanti.

Tutte le pazienti sono simili, molto piccole e talmente incrostate di balani da averne anche sugli occhi e persino sulla lingua. Alcune poi mostrano difficoltà di nuoto, perchè la pelle delle zampe è “irrigidita” da questi crostacei. Da notare che la cura di queste piccole sfortunate è di fatto abbastanza semplice e rapida. Prima, due o tre giorni in acqua dolce. In questo modo tutti i balani e gli altri organismi sul corpo muoiono, e pian piano cadono. E’ una trasformazione notevole, ripulite in questo modo le tartarughe passano da un aspetto mostruoso a splendidi esemplari dal carapace screziato e bellissimo. Nel frattempo le tartarughe vengono messe a… dieta ingrassante. Pesce e calamari per ritrovare le energie e la forma.
Quello che non si spiega è che cosa possa causare questi casi. Il fenomeno viene descritto come Debilitated Turtle Syndrome, cioè molto semplicemente la Sindrome delle Tartarughe debilitate. E’ stato individuata e studiata già da diversi anni, per esempio in Florida e in Georgia, negli USA. Fondazione Cetacea ha già contattato ricercatori americani per uno scambio di informazioni. Sebbene però individuata e studiata, non si conoscono le cause di questa sindrome.
Quello che si sa è che normalmente una tartaruga molto debilitata tende a rimanere molto tempo ferma, ed è allora che i balani hanno tempo e modo di espandersi. Ma cosa ha prima debilitato la tartaruga?
E se non fosse così? E se fosse che alcune cause ambientali sconosciute provocano un sviluppo spropositato di balani, che “attaccano” poi le piccole tartarughe, rendendo loro il nuoto difficoltoso, e da qui il profondo stato di spossatezza? Non lo sappiamo, ma nessuna ipotesi è da scartare. Ad esempio il caldo prolungato e intenso di luglio, con temperature sopra la media, può avere influito?
E’ un bell’enigma, di difficile soluzione. Quello che è certo che ora tutte le tartarughine sono in ripresa, nella vasche dell’Ospedale delle Tartarughe, e quella ritrovata a Numana il 30 giugno è già tornata in mare, sempre a Numana, la settimana scorsa. Per le altre, una degenza più o meno lunga, e poi il ritorno alla libertà, da qui a settembre. A loro è andata bene, quante altre là fuori non avranno avuto la loro stessa fortuna?