giovedì 26 novembre 2009

A piccoli passi

In un post di poco tempo fa citavo un libro che stavo leggendo, e che ora ho finito. Il libro è quello di Maurizio Pallante "La descrescita felice". Tempo dopo sono anche andato a sentire Pallante alla presentazione del suo libro nuovo: "La felicità sostenibile".
Mi piace molto l'idea della decrescita, il mettere a nudo l'assurdità della nostra società dove tutto è sempre solo legato e orientato verso i consumi. La produzione e i consumi devono sempre crescere, crescere, crescere... Il PIL, questo fantomatico dio economico a cui siamo sempre e tutti votati. Bisogna comprare, non importa cosa, non importa se serve, ma compriamo! Spendiamo! Consumiamo! E per consumare tanto, bisogna guadagnare tanto, e dunque lavorare tanto. A scapito del resto, lavorare sempre.
"Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent'anni. Quarant'anni, cinquant'anni. L'età della pensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l'individuo che lo svolge. Lo scopo di un'attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l'industria della pubblicità. Un inganno colossale, un'autoipnosi a fini di lucro." scrive Beppe Grillo nel suo blog.

Ma tornando alla decrescita, trovo che quello che dice Pallante sia più che giusto, e la strada che lui traccia è senz'altro da seguire, ma applicare la sua teoria alla vita pratica è davvero difficile. Spesso impossibile. Eppure bisogna cercare di fare ognuno il proprio piccolo passo verso il futuro, verso una vita più intelligente, più rispettosa e sostenibile, ma anche più nostra. Facciamo noi le nostre scelte, e non lasciamo che altri scelgano per noi.

Ho provato a fare l'elenco di quel poco che sto facendo, per andare verso una vita più sostenibile, per sposare la decrescita. Un esercizio utile, se non altro per capire quanto molto altro potrei fare. Vediamo un po', andando a memoria e senza ordine.

Raccolta differenziata: va beh dai, troppo facile, la facciamo da anni in casa.
Lampadine a basso consumo: sì, le ho cambiate tutte in casa, tranne quella della piantana del salotto, che essendo regolabile, non ne vuole sapere delle lampade nuove. Grrr...
Bere solo acqua di rubinetto: da poco tempo, ma ce l'ho fatta. Non è stato facile convincere la famiglia che era la cosa giusta, ma da qualche settimana siamo partiti. Prima avevo una caraffa di quelle col filtro interno, poi ho letto su Altroconsumo che possono dare problemi di sviluppo di batteri. Adesso abbiamo una bella caraffa di vetro che riempiamo e poi basta aspettare una decina di minuti che il cloro evapori. Buona, economica, e basta con tutte quelle bottiglie di plastica. Evviva.
Prendere il latte dal distributore: ero partito bene, c'è pure un distributore vicino a casa mia, ma da un po' non lo faccio più. Devo ricominciare, senza meno. Basta tetrapak o plastica, e il latte è pure più buono (ma non è indicato per i bimbi sotto i 3 anni e io ne ho uno).
Fare acquisti tramite il Gruppo di Acquisto Solidale: sì! La cosa più importante e più recente per me. Ci si iscrive a un Gruppo di Acquisto Solidale (il mio è il Rigas, quello di Rimini) e tramite il sito www.economia-solidale.org si fanno gli acquisti. Poi un giorno o due alla settimana si ritira la spesa. Bellissimo comprare solo cose prodotte a due passi da casa tua, biologiche e buonissime, direttamente dai produttori, senza intermendiari e senza viaggi di merce da chissà dove. Ad esempio il miele che ritirerò sabato viene da Mondaino, a meno di 40 km da Rimini, mentre il vasetto che ho a casa, preso alla Coop, viene dall'Ungheria...
Car sharing: ci provo. Sempre tramite il sito www.economia-solidale.org, ho messo a disposizione i miei viaggi Rimini-Riccione (casa-lavoro) a chiunque voglia condividere gli spostamenti. Vedremo...
Banca del tempo: sempre sullo stesso sito; ancora non ho fatto niente per questo, mi riprometto di pensarci
Vendere e comprare dai negozi che "riutilizzano" giochi, vestiti e altro, per bambini: bella idea, perchè no? Ho scoperto che ce n'è uno anche a Rimini, Ho tre figli e crescono in fretta, lasciandosi indietro giocattoli e vestiti, ancora praticamente nuovi. Perchè non metterli a dispozione di altri, e non usare quello che altri hanno messo a disposizione prima di me? Basta con questa cultura dell'"usa e getta". Usa e riusa!!
Telelavoro: nei mesi invernali, quando il nostro lavoro è più basato sul progettare che non sul fare, sto molto tempo al computer. Perchè non farlo da casa? Basta il pc, il telefono e un collegamento a internet (ho tutto). Mi piacerebbe farlo uno o due giorni alla settimana. Sai il tempo e la benzina risparmiata? Ma è un concetto duro da far passare a chi vede il lavoro in modo "tradizionale". Vedremo.

C'è molto altro che potrei fare? Ovviamente sì, ma sono contento di quello che già sto facendo o pensando di fare. E se i figli imparano seguendo gli esempi che vedono con i loro occhi, allora forse sto anche facendo più di quello che penso.
Se avete però suggerimenti su cos'altro potrei fare, fatelo sapere!

venerdì 6 novembre 2009

No gas, grazie

Luca Amico, del Comune di Numana e amico e collaboratore da anni di Fondazione Cetacea, mi ha chiesto di elaborare insieme a lui una relazione tecnica, per conto del Comune di Sirolo. La relazione tecnica è una denuncia contro il progetto "Terminale GNL Tritone Offshore Marche".
In pratica c'è in progetto di installare, circa 34 chilometri al largo del Conero, un enorme struttura detta comunemente "rigassificatore", lunga come tre campi da calcio, che comprende enormi serbatoi di gas metano.
Non ne sapevo niente di rigassificatori, ma basta cercare un po' sulle rete e viene fuori di tutto. Dalle numerose voci contro, che parlano di elevata pericolosità e alto impatto ambientale, a quelle a favore. Ad esempio il più grande rigassificatore al mondo si trova al largo del Veneto ed opera da pochi mesi. E' stato inaugurato dal Berlusca in persona. Solo articoli positivi sulla struttura veneta, e già questo è sospetto...
Sul rigassificatore del Conero si sta mettendo in azione un ampio movimento di protesta, e molte informazioni si trovano su un sito creato ad hoc: www.rigassificatorenograzie.com.
La società che costruirà la struttura si chiama Gaz de France, e tra le altre cose, scrive: "L’area di mare interessata dalla realizzazione del Terminale GNL e del gasdotto ad esso collegato non rappresenta una zona abituale di stazionamento di rettili o mammiferi marini, bensì di passaggio al seguito delle rotte delle navi o nel corso delle loro migrazioni". E ancora "L’area di mare interessata dalle opere a progetto non rappresenta una zona abituale di stazionamento di rettili o mammiferi marini".
Sulla seconda affermazione c'è poco da dire, è una sciocchezza; tartarughe e delfini in quella area ce ne sono eccome.
La prima frase tende a ridurre l'importanza della presenza di questi animali "perchè lì sono solo di passaggio". E se anche fosse?
Il rigassificatore in attività prevede un intenso trattamento delle acque marine stimato in 14.000 metri cubi all'ora, porterà ad un importante abbassamento della temperatura dell’acqua che nei pressi della struttura offshore è stato stimato, in fase di progetto, in – 7° C e che interesserà una colonna d’ acqua di circa 40 mt di profondità.
Lo stesso enorme tubo che collegherà il rigassificatore alla terraferma (a Porto Recanati), abbasserà la temperatura dell'acqua circostante.
Questi abbassamenti di temperatura così cospicui e su aree così ampie possono rappresentare una vera barriera per gli spostamenti, migratori o no, di delfini e tartarughe. L'impatto ci sarà, si sono pochi dubbi. E addirittura ho sentito parlare di acqua clorata, che sarebbe un altro disastro.
Non conosco ancora troppo la materia per dare giudizi definitivi ma la cosa mi preoccupa non poco, e continuerò a leggere e seguire la vicenda. Fatelo anche voi (soprattutto se abitate in zona) cominciando proprio da www.rigassificatorenograzie.com.
Ci sono altri rigassificatori in costruzione o in progetto, in giro per l'Italia, o per il mondo. Volevano farne uno anche nel golfo di Trieste, ma la Slovenia ha fatto saltare tutto. Sembra che questo sia il business del momento. Ma questi mostri fanno paura.
Un'ultima cosa: il rigassificatore appena partito al largo di Rovigo coprirà, da solo, il 10% dei bisogni di metano dell'Italia. Gas che prima evidentemente veniva acquistato da altre parti. Prima non c'era, adesso c'è: dobbiamo aspettarci una diminuzione della bolletta del gas?
Tra l'altro sembra pure che questo gas non serva, ne abbiamo già troppo: leggete qua.

venerdì 30 ottobre 2009

Aspettando LineaBlu

Ieri avevo appuntamento con la troupe di LineaBlu, per parlare dell'emergenza tartarughe di questa estate. Li avevo contattati ad agosto, in pieno allarme, si sono fatti vivi i primi di ottobre...
Sarebbero dovuti venire a Riccione, ma poi mi hanno chiamato che non era possibile, e avrei dovuto raggiungerli io a Porto Garibaldi.
Mercoledì rimedio (a pagamento!) le immagini che in agosto aveva girato San Marino RTV al nostro Ospedale, almeno anche la Rai potrà mostrare l'emergenza nel momento che avveniva...
Ieri mattina lascio i figli a scuola e alle 8,30 sono già in viaggio. La Romea è la solita stradaccia, camion e lavori ovunque, ma gran bei paesaggi in certi punti. Pinete e aree umide.
Arrivo a destinazione alle 10. Mi fermo sul portocanale per chiedere informazioni sul punto in cui abbiamo l'appuntamento, e proprio davanti alla macchina attracca una vedetta della Capitaneria, con a bordo la troupe. Pura coincidenza. Mi faccio riconoscere e mi dicono ok, aspetta che adesso partiamo con le macchine e andiamo dove si gira. Passa un'ora. Donatella Bianchi è al telefono che urla con qualcuno, gli altri (10-12 persone) caricano le macchine e le attrezzature, ma senza fretta.
Finalmente partiamo e... facciamo meno di un chilometro. In pratica attraversiamo il porto canale e ci fermiamo vicino ad un approdo turistico, nei pressi di un ristorante-enoteca. Si scarica l'attrezzatura e fra una cosa e un'altra passa un'altra ora. Io posso incavolarmi a bestia o prenderla con filosofia. Scelgo la seconda, e passeggio lungo i moli, si sta bene e cammino volentieri.
Mi fermo a vedere un pescatore che tira su dei pesciolini con una bilancina. Quelli grandini li tiene, quelli piccolini li ributta in acqua, mentre i granchi li sbatte a terra e li schiaccia con la scarpa. Aaaagh...
Finalmente iniziano le riprese ma prima di me ci sono le interviste con quelli del ristorante, che parlano di vino e anguille. Viene ripresa la preparazione delle anguille. Sbattute vive su un tavolo di legno, gli piantano un coltello in testa, poi gli inchiodano la coda al legno (perchè si muovono ancora) e infine le tagliano lungo il corpo, fino a ottenere il lungo filetto. Poi via sulla brace.
Si passa poi a un altro servizio, non so bene su cosa, perchè mi sono allontanato a fare ancora due passi. Finalmente alle 13,30 tocca a me, tre ore e mezza dopo l'orario stabilito...
Facciamo l'intervista sull'estremità di un pontile. Donatella finalmente mi stringe la mano e forse si ricorda di avermi già intervistato almeno altre due o tre volte, negli anni. O forse no... Mi fa togliere il giubbotto così si vede bene la felpa di Cetacea.
Come al solito è molto preparata (ha studiato il dossier che lo ho mandato), non deve chiedermi spiegazioni prima, nè concordare niente, e sa bene quali domande fare.
Un paio di minuti ed è già fatta. Così è la tv, tanto lavoro per pochi attimi di realizzazione vera. A chi piace...
Il tempo di una piadina con la porchetta e sono in strada. Penso che sarebbe stato meglio parlare di questa cosa in piena estate, non adesso a bocce ferme. Peccato, ma va bene lo stesso, almeno se ne parla.
La puntata dovrebbe andare in onda il 14 novembre, ma attendo conferma. E vi farò sapere.

venerdì 23 ottobre 2009

Pensieri sparsi...

...in un piovoso venerdì sera.

Le mareggiate di questi giorni stanno portando a riva un sacco di animali morti. Oltre dieci tartarughe e un delfino, in pochi giorni. Tutti animali abbastanza grossi – il delfino era oltre tre metri! – e in avanzata decomposizione. Il mare fa le pulizie.

Abbiamo, ricoverate all’Ospedale delle Tartarughe, ancora una ventina di tartarughe di quelle piccole di quest’estate, più la mascotte Sole, il gobbo Quasimodo, il povero Monocolo con la testa spaccata da un elica, e Nevio a cui manca una natatoia anteriore. Prima che il mare diventi proprio freddo freddo, ci libereremo di altre 8-9 piccoline, ma poi per l’inverno le altre rimarranno qua. Dunque, sarà un lungo e duro inverno.

Nel mese scorso ho lavorato tanto a un grosso progetto che partecipa a un bando europeo, capitanato dal Comune di Venezia, e con dentro tanti partner, anche sloveni, croati e albanesi. E’ un progetto dal budget pesante, che riguarda tartarughe e delfini adriatici e che tanto bene farebbe al nostro Ospedale e al nostro lavoro. Scadenza bando settimana prossima, poi c’è da tenere le dita incrociate…

Alla conferenza del 16 ottobre a Roma, sugli squali, pubblico scarsissimo. Roma offre mille possibilità e avere visibilità è durissima. Peccato per c’era una bella location, dei bravi relatori (ehm…) e una causa, quella degli squali, davvero importante. Per me è stata anche l’occasione di rivedere due amiche, volontarie della Fondazione nel 2000 o 2001 che non si sono dimenticate di quella esperienza, e scambiare quattro chiacchiere davanti a un’ottima pizza (alta, per favore!). Un bacio Federica e Viviana.

Dialogo con Tommaso, mio figlio di due anni e mezzo.
T: papà dove vai?
Io: a lavorare
T. Ancora?
Io: eh sì, ancora…
T: vai dalle tattaughe?
Io: sì vado dalle tartarughe
T: perchè ‘tanno male?
Io: sì, hanno la bua
T: hanno tanta bua?
Io: sì
T: guadda papà (mi mostra una caviglia scorticata), anche io ho la bua…
Chiaro il messaggio, no? Se esci sempre per andare dalle tartarughe con la bua, perchè allora non stai con me, che ho la bua anch’io? Sono uscito lo stesso, ma un po’ più triste…

Ho quasi finito il mio nuovo libro. O meglio, quello che potrebbe diventare il mio nuovo libro, SE e QUANDO troverò un editore, che peraltro non ho ancora cominciato a cercare, perchè devo finire di correggerlo. Per il momento un risultato l’ho già ottenuto: mi sono divertito molto a scriverlo. Non è mica poco, anche percè l'ho scritto a orari... insoliti: la mattina molto presto o la sera molto tardi, per non rubare tempo alla famiglia. Di cosa parla? Non so… non ricordo… ve lo dirò più avanti eh?

giovedì 15 ottobre 2009

Squali, proviamoci ancora

Questa è la settimana europea degli squali. Domani sarò a Roma (se siete in zona non mancate) per l'evento"Squali: predatori predati", qui potete scaricare il programma.
Nell'ambito della stessa iniziativa, domenica 18 ottobre, qui al centro Adria, a Riccione, ci sarà una iniziativa collegata, ecco il volantino.
Sono quasi tredici anni che mi occupo di squali, soprattutto dal punto di vista della conservazione, attraverso la divulgazione e la sensibilizzazione. Ho fatto mostre, campagne, conferenze, di tutto. La cosa preoccupante è che nel 1997 dicevo più o meno le stesse cose che si dicono oggi. Non sembra cambiato niente.
O forse sì? Vediamo... In effetti di squali si parla di più, ci sono iniziative importanti come la Shark Alliance, o il film Sharkwater, molto bello e d'impatto. Qualcosa a livello politico/normativo si muove ma troppo poco. Gli squali protetti si contano ancora su una mano, sigh, e le regole come quelle sul finning vengono bellamente aggirate.
Nel 1997 parlavo già di finning come di una spaventosa piaga. E oggi? Beh è diverso: la piaga è ancora più diffusa e spaventosa...
Poi mi battevo contro la pesca sportiva nella preziosa nursery area dell'Adriatico. Lì cosa è successo? Che effettivamente i pescatori sportivi (alcuni... dai, non esageriamo) sono più responsabili e autoregolati. Purtroppo sembra tardi. Perchè di verdesche e squali volpe, le loro prede più ambite, non se ne prendono quasi più. Il declino è stato rapido e drastico.
Insomma, poco tempo fa, parlando a tavola con la collega Simona Clò che si occupa di squali da prima di me, ci dicevamo che forse tutto ciò non serve. Che noi facciamo piccoli passi in avanti, ma la strage corre molto più veloce di noi.
Forse davvero ormai stiamo perdendo una gran parte (cioè tantissime specie) di una delle creature più utili, affascinanti e "simboliche" dei mari.
Comunque sia, firmate la petizione.

mercoledì 7 ottobre 2009

Al lavoro per le tartarughine

Ecco il risultato di una riunione organizzata ieri da Fondazione Cetacea:

– COMUNICATO STAMPA -

Nasce un Gruppo di Lavoro sull’emergenza tartarughe marine dell’estate 2009

L’estate del 2009 verrà ricordata, almeno sulle coste italiane del nord Adriatico, come l’estate della grande emergenza tartarughe marine. Nei due mesi di luglio e agosto, con una coda che è proseguita anche a settembre e in qualche caso ai primi di ottobre, una marea di piccole tartarughe della specie Caretta caretta ha invaso le spiagge e le acque basse. Erano tartarughe seriamente in difficoltà, profondamente debilitate, di giovanissima età (2-4 anni) e tutte spaventosamente coperte da un piccolo crostaceo, detto comunemente “dente di cane” o “balano”. I balani ne ricoprivano completamente il carapace, la pelle delle zampe, del collo, della testa, ed erano presenti anche sugli occhi, sui contorni della bocca e nel suo interno.. A volte formavano una “armatura” (i balani hanno un guscio calcareo) tale da impedire alla tartaruga ogni movimento.
I numeri sono impressionanti, parliamo di circa 180 esemplari, che da Ancona a Trieste, sono stati trovati spiaggiati o in difficoltà in poca acqua, e consegnati ai centri di recupero. Un fenomeno senza precedenti non solo in Adriatico ma addirittura a livello mondiale.
Fronteggiata l’emergenza con ogni mezzo disponibile, per gli enti che hanno fronteggiato questa situazione drammatica è ora il tempo delle domande, dei tentativi di spiegazione del fenomeno, anche per essere pronti nell’eventualità, remota e terrificante, che lo stesso possa verificarsi di nuovo la prossima estate.
Il primo importantissimo passo è stato compiuto proprio il 6 ottobre. Organizzato e ospitato da Fondazione Cetacea, a Riccione, si è svolto infatti un incontro fra i vari enti coinvolti nel fenomeno, e si è subito raggiunto l’accordo per formare un Gruppo di Lavoro che studierà questo inedito fenomeno. Ne fanno parte:
– Associazione Archè - Research and Educational Activities for Chelonian Conservation
– Associazione Benessere Animale
– ARPA Daphne
– Centro Ricerche Marine Cesenatico
– Fondazione Cetacea
– Museo di Jesolo
– Museo di Venezia
– Università di Bologna, Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici
– Università di Padova, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie

Durante la riunione, durata oltre due ore, si sono stilati piani di lavoro, sollevate domande scientifiche a cui si cercherà di dare risposta, puntualizzato e condiviso alcuni aspetti del fenomeno. Ecco alcuni punti che vale la pena di sottolineare.

– tartarughe di questa classe età non sono affatto frequenti in Adriatico, dove di solito si trovano individui sub-adulti. Perchè sono comparse quest’anno e in numero così elevato?
– le tartarughe erano coperte praticamente da alcune specie di balani che è da valutare se siano proprio la causa della loro debilitazione, e non una conseguenza. Quando, e per quali condizioni ambientali, i balani possono avere “assalito” le piccole tartarughe? E perché solo su di loro così infestanti mentre sugli adulti giunti nella stessa area questo balano rimaneva su livelli fisiologici? Ricerche sulla diffusione e sul ciclo biologico di queste specie di crostaceo, sono in corso.
– in molti casi le tartarughe avevano l’intestino pieno, ai limiti dell’occlusione, di una fanerogama marina dalle lunghe foglie nastriformi (Zostera marina). Questa pianta non è comune lungo il litorale romagnolo, ma è comunque frequente ad esempio negli ambienti lagunari. Perchè questa “abbuffata” di piante marine, e come si collega questo con l’età e il ciclo biologico delle tartarughe? E con la invasione dei balani?
– altri elementi ambientali da considerare: quest’anno l’Adriatico ha raggiunto temperature delle acque superficiali con un valore medio di 27,8 °C e con valori massimi di 29,2 °C. C’è stata anche una inusuale fioritura di larve di granchio (anche essi crostacei come i balani) che hanno causato anche problemi alla balneazione a causa delle numerose punture provocate ai bagnanti.
– i veterinari sono in sintonia su quanto hanno trovato nelle piccole tartarughe: un quadro clinico allarmante. Profonda debilitazione, forte anemia, carenza di calcificazione, fegato in cattivo stato e diffusi batteri secondari. Pur con ancora le poche informazioni in loro possesso, i veterinari stanno valutando le ipotesi della possibile infezione virale o batterica come probabile causa del fenomeno anche se al momento i risultati ottenuti sembrano protendere maggiormente per una causa di tipo ambientale, unitamente all’invasione dei balani, che potrebbe aver portato le piccole tartarughe a condizioni cliniche così gravi.
– in diversi centri ci sono ancora decine di tartarughe ricoverate, e non è detto che tutte potranno tornare in mare prima dell’arrivo del freddo, costringendole così al ricovero forzato per molti mesi.
– tutte le tartarughe già rilasciate da Fondazione Cetacea portavano un microchip sotto la pelle, in modo da potere essere identificate in caso di successivi ritrovamenti. Seguirà anche una lettera a tutte le Capitanerie di Porto, dal Friuli alle Marche, affinchè non si abbassi l’attenzione sul fenomeno. Sarebbe importante infatti conoscere il “futuro” degli esemplari ritornati al mare. Per questa finalità il gruppo di lavoro si sta anche adoperando per la ricerca di fondi necessari all’applicazione di impianti satellitari per il monitoraggio post-rilascio degli esemplari in cura: sarebbe uno studio unico nel suo genere e preziosissimo vista la giovane età degli animali.
In ogni caso, l’Università di Padova studierà durante l’inverno il decorso delle degenti sul lungo termine.
– molte analisi sono in corso o in programma: ricerca di biotossine algali, di inquinanti, di virus. Analisi ematiche e istologiche. Il peso economico di queste analisi è notevole, ed è stato in toto preso in carico dagli enti in questione.

La formazione di questo Gruppo di Lavoro è un momento fondamentale per la maggiore comprensione di un fenomeno che riguarda il nostro mare, e che può essere indice di condizioni ambientali quanto meno da valutare con attenzione.
Le volontà degli enti coinvolti di continuare a lavorare per la salute delle tartarughe marine dell’Adriatico, in maniera coordinata e sinergica, è lodevole e porterà ben presto a un secondo incontro e a una produzione di documenti scientifici e a iniziative di sensibilizzazione verso il grande pubblico, per altro già messe in atto diverse volte questa estate, sempre su spontanea iniziativa e impegno degli enti stessi.

giovedì 24 settembre 2009

Vado lento

Guardo la data del mio ultimo post e leggo 1 settembre. Poi guardo quella sul calendario: 24 settembre. Sono più di tre settimane che non scrivo sul blog, non credo fosse mai successo. E' stato un insieme di lavoro frenetico, stanchezza e qualche problema di salute, che mi ha tenuto lontano dalle Storie di Mare, e mi dispiace.
L'estate appena finita è stata strana, e difficile. Tanto, tanto lavoro e poco altro. Ma, per coincidenza o "destino" ho incontrato dei libri che sembravano fatti apposta per il periodo che stavo passando. "Un altro giro di giostra" di Tiziano Terzani è un lbro che fa bene all'anima, e a me ne ha fatto davvero. Poi ancora Terzani con "La fine è il mio inizio".
Adesso sto leggendo "Decrescita felice" di Maurizio Pallante. Mi ha già catturato. Cos'è la decrescita? "La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento [...]"
Potete andare avanti a leggere qua: http://www.decrescitafelice.it/
Presto tornerò a scrivere regolarmente sul blog. Per ora vado lento... e me la godo un po'.