giovedì 8 maggio 2014

Assente giustificato

Lo so, stavate già pensando che il blog fosse defunto. Non scrivo da tempo.
E' che mi sono buttato in una nuova avventura, molto molto impegnativa, anche se appagante e che dà molte soddisfazioni. Sono infatti candidato alle elezioni del Parlamento Europeo.
Ho pensato che avrei potuto provare a portare le mie battaglie per l'ambiente e la conservazione anche là dentro. O almeno ci provo. E dunque eccomi qua, a dedicare tutto il mio tempo a questa "impresa", lasciando le briciole al resto.
Tornerò da voi, potete contarci, dopo il 25 maggio. Nel frattempo, se abitate in Emilia-Romagna, Veneto, Trentino o Friuli, potete anche votarmi, volendo (se lo fate, ricordate di scrivere il mio cognome sulla scheda, barrando il simbolo del Movimento 5 Stelle).

A presto!




mercoledì 16 aprile 2014

La comunicazione nei casi di emergenza in ambiente marino

Vi segnalo un corso di formazione che terrò insieme a Elisabetta Mutto Accordi, un'esperta di comunicazione.
Il titolo è "La tutela dell’ambiente marino nei casi di emergenza: la comunicazione come strumento di intervento, garanzia per la pubblica sicurezza e sensibilizzazione" e si terrà il 16 maggio a Porto San Giorgio (sarà ripetuto anche il 13 giugno a Cesenatico).
Il corso è stato studiato ed ideato per fornire gli strumenti necessari a gestire in modo efficace la comunicazione nei casi di emergenza in ambiente marino. È rivolto dunque a tutte le figure professionali potenzialmente coinvolte nelle procedure di intervento. Lo scopo è quello di favorire la buona riuscita delle operazioni, la tutela degli ecosistemi, la sicurezza pubblica e la sensibilizzazione dei cittadini.
Il corso è realizzato in collaborazione con il CEA "La Marina Ecoidee".



venerdì 11 aprile 2014

A spasso nella marineria

Questa mattina, nell'ambito del progetto Rimini Soul Mare, ho accompagnato 43 bambini di terza elementare, a conoscere il porto e la marineria di Rimini. E' stata un po' una scommessa, perché sono tematiche che amo molto ma delle quali non sono propriamente un esperto. Ho dovuto studiare un bel po' (però con grande soddisfazione) e costruire un percorso che comprendesse storia e presente, notizie, curiosità e informazioni che pochi conoscono davvero, e figuriamoci i bambini.
Siamo partiti dai cantieri navali (non siamo entrati però), poi alla darsena a visitare la barca storica "Amarcord", grazie all'Associazione "Vele al Terzo", poi di nuovo sul lungo porto e via verso il mercato ittico, che abbiamo potuto visitare grazie al direttore, sig. Capello. 
Poi lunga passeggiata alla scoperta dei pescherecci (strascico, volanti, turbosoffianti, eccetera), pausa al ponte della Resistenza, e poi giù fino al Faro, con cenni di storia del porto di Rimini, una storia lunghissima e varia, e interessantissima per il rapporto "contrastato" e problematico con il fiume Marecchia.
I bambini, della scuola il Cammino, sono stati grandiosi. Hanno camminato per tre ore, e per più di 2 km, sempre attenti e curiosi. Credo si siano divertiti e di certo hanno scoperto e imparato un sacco di cose che hanno sotto agli occhi da sempre, ma che non conoscevano.
Io ho vinto la mia scommessa: raccontare il porto e la marineria ai bambini si può fare ed è molto divertente.

giovedì 27 marzo 2014

A lezione di Squali e Cetacei

Venerdì 6 e sabato 7 giugno, terrò due seminari, uno sulla biologia dei Cetacei e uno sulla biologia degli squali, a Porto S. Giorgio, in collaborazione con il Centro di Educazione Ambientale "La Marina Ecoidee".




sabato 8 marzo 2014

Orche: fine dello spettacolo?

Credo che pochi, onestamente, avrebbero potuto prevedere gli effetti che il film-documentario "Blackfish" sta avendo sulla questione della cattività delle orche. Ne ho scritto anche qua. 
Il mio pensiero, forse più una piccola speranza, è che "Blackfish" ha trovato un terreno favorevole. Cioè è arrivato al momento giusto. Un momento in cui ormai molte persone si chiedono che senso abbia continuare a tenere Cetacei in cattività, e orche in particolare. Dove sia la tanto sbandierata utilità dal punto di vista educativo e scientifico, e quanto sia invece decisamente poco etico e morale, rispetto a standard morali che non sono decisamente più quelli di 30 anni fa.

Un ulteriore effetto del film, non da poco, e di cui si parla molto in queste ore, è una proposta di legge della California, dichiaratamente ispirata al documentario, che di fatto vieterebbe la cattività delle orche in quello stato. Qui potete leggere il documento completo. Qui la notizia riportata dalla CNN.

La proposta di legge, decisamente di difficile applicazione, non gira troppo intorno al problema. Al primo punto leggiamo infatti:
"E' illegale per chiunque mettere in atto una delle seguenti operazioni:
(1) Tenere in cattività, o usare, un'orca catturata in natura o nata in cattività, a scopo di intrattenimento;
(2) La cattura nelle acque dello Stato, o l'importazione da un altro Stato, di qualunque orca destinata a essere utilizzato per scopi di intrattenimento.
(3) Fare riprodurre o fecondare un'orca in cattività.
(4) Esportare o importare da un altro Stato sperma, altri gameti o embrioni di orche in cattività, per fini di fecondazione artificiale."

La proposta scrive anche che le orche attualmente in cattività dovrebbe essere riabilitate per il loro ritorno in mare. Quando questo non è scientificamente possibile (non lo è praticamente mai), andrebbero trasportate in appositi recinti in mare, aperti al pubblico, ma senza effettuare spettacoli. Finché tali recinti non saranno stati approntati, le orche già in cattività possono stare dove sono già adesso, ovviamente stanti i punti di cui sopra (no riproduzione, no spettacoli, ecc.).

Non è chiaro, e credo che sia uno dei punti debolissimi della legge, chi dovrebbe costruire questi recinti, chi dovrebbe farsi carico del mantenimento delle orche nei recinti, e tutto ciò con quali soldi.
Per questo, e credo non solo per questo, dubito che un atto del genere possa essere approvato ma, almeno da punto di vista mediatico, è un altro potente pugno nello stomaco per il SeaWorld e per l'impresa dei delfini in cattività.

Altri due stati americani, in passato avevano legiferato contro la cattività delle orche, South Carolina e New York, ma erano gesti simbolici, visto che in quegli stati non ci sono orche. In California invece c'è il SeaWorld, con le sue dieci orche. La battaglia continua, dunque.

mercoledì 26 febbraio 2014

Quando ai delfini davamo la caccia

Stavo cercando, per un amico, il Decreto che vedete sotto, e l'ho trovato. Che effetto vi fa leggere oggi, quello che allora era addirittura sancito dalla legge?
Quanto è cambiata, in qualche decennio, la nostra sensibilità?
Adesso inorridiamo per le stragi in Giappone, alle Faroe, o per la baleneria. Ed è giusto così! Ma insomma, non è che 60-70 anni fa noi fossimo molto diversi, giusto?
Per fortuna il mondo cambia, e con esso anche l'etica e la morale. Cose lecite il secolo scorso, oggi sono inammissibili (purtroppo non vale per tutti gli animali, e nemmeno per tutti gli esseri umani, ahimè). Convinzioni e ideologie possono cambiare e trasformarsi, con la conoscenza, lo studio e la corretta divulgazione delle informazioni. 

N.B.: i grassetti qui sotto li ho messi io.


DECRETO MINISTERIALE 1 GENNAIO 1939-XVII

Oggetto:
ISTITUZIONE DI UN PREMIO IN DANARO A FAVORE DEI PESCATORI ITALIANI
CHE CATTURINO E UCCIDONO DELFINI
Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 1939, n. 38

IL MINISTRO PER L'AGRICOLTURA E LE FORESTE
Visto il testo unico delle leggi sulla pesca approvato con Regio decreto 8 ottobre 1931, numero 1604;
Ritenuta la necessità di incoraggiare ed intensificare la lotta contro i delfini, per attenuare i danni che essi sogliono produrre ai pescatori durante le operazioni di pesca;

DECRETA:
Art. 1 - E' istituito un premio di lire 50 a favore di qualsiasi cittadino italiano che, entro il 31 uccida, portandolo poi a terra, un delfino.
Il premio è elevato a lire 100, quando si tratti di femmina, durante il periodo di riproduzione.
La spesa relativa sarà posta a carico del capitolo 75 del bilancio del Ministero dell'agricoltura e foreste, per l'esercizio 1938-39 sul quale è all'uopo impegnato la somma di lire 40.000 (lire quarantamila).
Art. 2 - I premi saranno pagati dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste in base a verbale dell'autorità marittima locale, che accerti l'uccisione e la distruzione della testa e della pinna codale del cetaceo.
I verbali saranno trasmessi al Ministero della Regia capitaneria di porto competente, con la indicazione, da parte di quest'ultima, della persona alla quale dovrà essere corrisposto il premio. Il presente decreto sarà inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.
Roma, addì 1 gennaio 1939-XVII.

Il Ministro ROSSONI

martedì 18 febbraio 2014

Come ti uccido (male) la balena

È stato pubblicato davvero pochi giorni fa, un articolo molto interessante di Michael J. Moore, che lavora per la Woods Hole Oceanographic Institution, negli Stati Uniti.
L'articolo affronta un argomento noto, la caccia alle balene, ma da un punto di vista molto particolare. Lo si capisce già dal titolo "Cibo per la mente. Come tutti noi uccidiamo le balene".
Sentiamo, leggiamo e discutiamo spesso di come alcune nazioni, in particolare Giappone, Islanda e Norvegia, continuino a cacciare le balene. Le critichiamo ferocemente, e giustamente, ed esprimiamo giudizi negativi su questa pratica che riteniamo barbara, ed è condannata dal "tutto il mondo".
Cosa ci fa così indignare, della baleneria? Intanto, che incide su popolazioni di animali, appunto i grandi misticeti, che sappiamo essere stati portati sull'orlo dell'estinzione anche a causa di questa caccia indiscriminata, ma non solo da questa.
Inoltre ne facciamo anche una questione di etica e di benessere animale: la baleneria, molto più in passato, ma anche oggi, usa tecniche che recano sofferenze agli animali che vengono colpiti dagli arpioni. E che possono impiegare diverso tempo per morire, anche quando non sono catturati, ma fuggono portandosi l'arpione in corpo per giorni .

Abbiamo dunque una questione di conservazione e una legata alla morale. Ebbene l'autore ci dice chiaramente che dovremmo avere lo stesso tipo di preoccupazioni anche per altre attività che incidono allo stesso modo sulle grandi balene. Lui ne nomina diverse - collisioni con le imbarcazioni, inquinamento acustico, inquinamento chimico, eccetera - ma ne porta alla nostra attenzione una in particolare. Parla delle reti fisse, cioè quelle reti lasciate in mare distese a pescare, anche per giorni, e poi salpate periodicamente da grandi imbarcazioni. Noi sappiamo che queste reti, se piazzate in aree frequentate alle balene, hanno una certa probabilità (un'alta probabilità, in certe zone) di catturare le balene stesse, portandole spesso alla morte e comunque con effetti molto pesanti anche sul loro benessere.
I numeri che raccontano questo problema sono scioccanti e, per quanto mi riguarda, anche del tutto inaspettati. La mortalità di cetacei causata dalla cattura accidentale in strumenti da pesca ammonta probabilmente a centinaia di migliaia di individui all'anno. È in questo conto quasi sicuramente sono sottostimati i numeri relativi ai grandi cetacei, balene e balenottere; questi animali infatti spesso sono abbastanza forti e grandi da riuscire a liberarsi dalla rete, ma solo per allontanarsi con ampi lembi della stessa fermamente impigliati e attorcigliati a parti del loro corpo. Noi non troviamo queste balene impigliate nelle reti, ma molte di queste probabilmente vanno a morire da un'altra parte. Conoscere quante balene muoiono per questo è quasi impossibile: spesso le grandi balene vanno a fondo o muoiono al largo, in ogni caso lontano dai nostri occhi.

In uno studio condotto sulle coste orientali del Nord America su 323 individui di otto specie di grandi cetacei, la causa di morte più comune è risultata proprio l'intrappolamento nelle reti. In un lavoro pubblicato nel 2012 su documenti fotografici raccolti in Nord Atlantico dal 1980 al 2009 sulle balene franche, si è visto come l'incontro con le reti è praticamente una certezza nella vita di ogni balena. Su 626 individui ben 519 erano stati almeno una volta rimasti impigliati in una rete, ne portavano i segni, e di questi addirittura 306, due o più volte. L'incidenza del fenomeno colpisce più i giovani degli adulti.

Come si vede, per quello che riguarda il discorso della conservazione, i numeri sono più che preoccupanti.
E per quanto riguarda il benessere animale la situazione non è più allegra. Una balena impigliata in una rete e che se ne va trascinandosi dietro la rete stessa o parte di questa, può metterci fino a sei mesi a morire. Una balena cacciata o colpita da una nave muore in tempi molto più rapidi. Gli animali con pezzi di rete addosso possono provocarsi ferite profonde, ampie incisioni che non si chiudono mai ma anzi che con il tempo peggiorano, con le lenze e cordame che continuano a scavare pelle, grasso e muscoli. Inoltre, la balena consuma molta più energia dovendosi trascinare dietro questo peso ulteriore, e per di più con ferite e lesioni debilitanti; vedrà diminuire la sua forza e la sua energia lentamente, con il passare dei giorni, fino alla morte certa ma decisamente lenta.

Il merito di questo articolo, di questo "cibo per la mente", di Moore, è quello di farci aprire gli occhi su questioni che hanno impatti devastanti uguali se non peggiori a quelli causati dalla baleneria, ma che quasi mai saltano agli onori della cronaca, nè vengono messi in discussione da nazioni che non praticano questi tipi di pesca, e che non giudicano come invece facciamo noi rispetto alle nazioni baleniere.
Moore conclude che ogni tipo di caccia alle balene, e non solo la baleneria vera e propria, deve essere attentamente valutata e tenuta sotto controllo. È praticamente impossibile dargli torto.


ResearchBlogging.orgMichael J. Moore (2014). Food for Thought. How we all kill whales ICES Journal of Marine Science DOI: 10.1093/icesjms/fsu008