venerdì 6 gennaio 2012

Il tonno da (oltre) mezzo milione di euro

Ieri, 5 gennaio, un tonno da 269 kg è stato venduto all'asta al mercato del pesce di Tokyo, alla cifra esorbitante di 580.000 euro. Più di mezzo milione di euro, avete letto bene, pagati dal signor Kiyoshi Kimura, proprietario di una catena di ristoranti di sushi. Fa quasi 2.000 euro al chilogrammo, nuovo record raggiunto dal mercato ittico in questione.
Il record precedente era di un anno fa, sempre un tonno, questa volta da 342 kg, venduto a 320.000 euro.
La prima asta dell'anno al mercato di Tokyo ha sempre una parte importante nei festeggiamenti per il nuovo anno, e in genere prezzi altissimi vengono toccati in questa occasione.
Il Giappone è il maggior consumatore di pesce del mondo, e "divora" circa l'80% del tonno rosso dell'Atlantico e del Pacifico.
La preoccupazione per questa specie a causa dell'overfishing è altissima.

domenica 1 gennaio 2012

10 parole per il 2012

Oggi gli amici di Sottobosco.info hanno lanciato uno giochino, poi pubblicato in questo articolo: scrivere in 10 parole un pensiero per il nuovo anno.
Io l'ho preso alle lettera, e ho cercato una frase che fosse davvero di 10 parole o meno. E ho scritto “La cultura economica ha fallito, proviamo con quella ecologica”. E' quello che penso spesso in questi giorni di profonda crisi.
La società umana di gran parte del mondo si basa su un modello che ruota attorno all'economia. Poteva andare diversamente? Non lo so, penso di sì. Man mano che l'uomo è cresciuto nell'"occupazione" del pianeta, le società si sono modellate, hanno plasmato degli schemi. Quello economico-consumistico ha prevalso. Questo almeno dal mio punto di vista di totale ignorante di economia. 
Ma il modello economico si fonda sulla crescita, e la crescita sta in piedi su fondamenta che sono fasulle: le risorse del pianeta non sono infinite, dunque neanche la crescita può esserlo. Eppure è la parola d'ordine resta crescita. Tutto il sistema culturale occidentale scricchiola in maniera paurosa, eppure appena tappato un buco (tipo la manovra Monti), ecco che l'imperativo diventa tornare a crescere. Mi sembra che si voglia solo spostare il problema più in là.
Perché invece non approfittare di questa crisi di sistema, per ripensare il sistema stesso? Perché non rivedere il tutto su una base ecologica? Uno sviluppo equilibrato, rispettoso, sostenibile, eco-logico. Un sistema che tenga conto del nostro posto nel pianeta: noi e le altre specie, noi e gli ambienti e gli ecosistemi, noi e le risorse che non sono infinite e sopratutto che non sono solo nostre. Ricostruiamo la scala dei valori e diamo al denaro il posto che merita, molto più in basso di quello che ha adesso. Ripensiamo alle nostra vita, alle nostre esistenze, secondo punti di vista che non avevamo considerato. Altri modelli (per esempio la decrescita o la decrescita felice) sono pronti per essere messi alla prova. Quale momento migliore di questo? Quando se non all'inizio di un nuovo anno, e nel pieno di una crisi (crisi deriva dal greco e significa discernere, giudicare, valutare, scegliere)?
Buon anno!

giovedì 29 dicembre 2011

2011: l'anno degli squali?

Forse è troppo dire che il 2011 è stato l'anno degli squali. Questi animali sono ancora costantemente sotto attacco in tutto il mondo, e il loro sterminio continua. Ma possiamo dire che il 2011 è stato un anno con ottime iniziative per la conservazione degli squali. 
A segnare in maniera indelebile questi sviluppi, la nascita di alcuni Santuari dove le pesca agli squali è proibita. Queste aree coprono ora un territorio di oltre 4,7 milioni di chilometri quadrati, più del doppio della superficie della Groenlandia.
Al di là dell'effettivo valore di queste iniziative, decisamente positivo, ci sono anche alcune perplessità: ad esempio come fare rispettare i divieti di pesca, in aree marine così ampie che sono praticamente impossibili da controllare. Ma tant'è, meglio un'iniziativa con qualche oggettiva difficoltà, che niente.
Vediamo dunque questi santuari nati nell'anno che sta per finire:
- giugno: la Micronesia inizia il processo per la creazione di santuario regionale di protezione per gli squali
- giugno: il Presidente dell'Honduras dichiara le acque nazionali della nazione, Santuario degli squali dove la pesca è proibita (si tratta di un territorio pari a due volte il Regno Unito)
- settembre: Tokelau, un piccolo territorio che comprende tre atolli al largo della Nuova Zelanda, dichiara il proprio territorio Santuario per squali, cetacei e tartarughe
- ottobre: come abbiamo già visto, le Isole Marshall dichiarano la nascita del più grande Santuario al mondo, per la protezione degli squali

In tutto questo va riconosciuto il ruolo fondamentale che ha avuto il Pew Environment Group.
Sono, in definitiva, poche iniziative rispetto al tanto che si dovrebbe fare, ma vogliamo interpretarli come segnali di un cambiamento.

Buon anno nuovo! 

martedì 27 dicembre 2011

Il Santuario degli squali

La notizia non è nuovissima, ma mi pare ci stia benissimo in questo clima di festa: il 2 ottobre scorso, il presidente delle Isole Marshall Jurelang Zedkaia, ha proclamato la nascita del Santuario degli squali delle Isole Marshall.
In pratica, il parlamento di questa repubblica presidenziale - diventata indipendente nel 1979 dopo essere stata una colonia degli Stati Uniti - ha vietato la pesca commerciale degli squali in un territorio di ben 2 milioni di chilometri quadrati, attorno alle isole stesse (vedi cartina).
La nascita del santuario non ha solamente un valore simbolico. Il territorio protetto è molto ampio, e il divieto totale di pesca commerciale di squali è una delle misure più forti che siano state adottate da uno stato, a livello mondiale.

Molto interessanti anche le motivazioni che stanno alla base di questa misura. Esse sono infatti un misto di interesse economico, legate alle caratteristiche ecologiche e biologiche dell'ambiente marino delle Marshall, unitamente a una dichiarazione implicita dell'importanza degli squali per gli ecosistemi marini.
Il ragionamento è questo. L'economia delle isole Marshall è basata prevalentemente sul turismo, sull'artigianato locale e sulla pesca. Gli squali, in cima alla catena alimentare, tengono sotto controllo il numero dei pesci che vivono attorno agli atolli. Senza gli squali, i pesci più grandi proliferano e riducono, predandoli attivamente, i pesci più piccoli. Ma questi ultimi sono essenziali per il mantenimento in salute della barriera corallina. Ad esempio senza i pesci che raschiano le alghe incrostanti, i coralli vengono soffocati dalle alghe stesse. Ancora, i pesci che mangiano plancton mantengono la catena alimentare in equilibrio, evitando esplosioni algali che metterebbero a rischio la vita dei coralli.
Infine, i pesci piccoli, che diminuirebbero senza il controllo che gli squali effettuano sui pesci più grandi, sono anche i preferiti... dai turisti nei ristoranti locali.

Insomma, la provata importanza degli squali per gli ecosistemi marini, si ripercuote anche sull'economia. Comprendere questo ruolo, e metterlo al riparo con norme adeguate, è un modo intelligente e lungimirante di amministrare il territorio e salvaguardare l'ambiente.

Le isole Marshall sono un punto nell'oceano. Applaudiamo all'iniziativa che hanno voluto intraprendere, senza dimenticare che nel resto del mondo, la strage continua.

giovedì 15 dicembre 2011

L'assassinio del mare

Ieri sera verso le 23,30 ho acceso la tv dopo una settimana in cui ho dimenticato di averla in casa. Mi trovo la faccia dello scrittore Mauro Corona che parla, stranamente, di vongole e cozze. Il personaggio mi piace e vedo di capire dove vuole andare a parare. La trasmissione si chiama Tracce e scopro che le parole di Corona sono solo il preambolo a un documentario del giornalista Roberto Pozzan, dal titolo "L'assassinio del mare".

Resto a guardare e capisco ben presto che il mare ucciso di cui si parla è proprio il "mio" Adriatico. Sono rimasto incollato allo schermo fino a quasi l'una, con lo stomaco sempre più stretto, e la tristezza e la rabbia che si alternavano facendo precipitare il mio umore sempre più nel nero.
Servizi e interviste da Venezia, Chioggia, Bellaria, San Benedetto del Tronto e poi anche Mazara del Vallo, in un altro mare. Testimonianze drammatiche di quello che so da anni, di quello che tutti, pescatori, politici, appassionati, biologi, sanno da anni. Il mare sventrato, svuotato, saccheggiato, in mille modi, legali e illegali. Un crescendo pauroso, di barche sempre più grandi, di motori sempre più potenti, di strumenti sempre più distruttivi. Il mare che muore sotto i colpi ciechi di una società costruita sui soldi, grassa, indifferente, brutta, insensibile.
Il mare che non ce la fa a riprendersi, perché viene violentato di continuo, mille volte al giorno, e che morendo si trascina dietro i suoi assassini, i pescatori. Che consumano sempre più la loro vita dietro a un mare che non dà più niente. Costretti a stare fuori sempre più ore, a volte giorni interi, per pescare una frazione di quello che una volta pescavano in un giorno. Pesci sempre meno vari, di taglia sempre più piccola, che non rende nulla. Vite devastate, che vivono alla giornata, che tirano avanti a stento, andando a raschiare il fondo di un barile svuotato da tempo. Costretti a pescare sempre più vicini a riva, dove non si potrebbe, scappando al largo solo all'alba, quando è possibile venire beccati da Finanza e Capitaneria.
Tutto sotto gli occhi compiacenti di burocrati e politici che hanno concesso licenze anche quando non si poteva; che sanno ma "non devono sapere". Che dicono al giornalista, testimone di un illecito: "almeno non me lo dica...".
L'Adriatico è moribondo, ma la follia non si fermerà, non illudiamoci. E, come dice il vecchio pescatore di Bellaria: "Cosa resterà dell'Adriatico? Solo l'acqua".

mercoledì 7 dicembre 2011

Altri quattro zifii morti

Alexandros Frantzis, del Pelagos Cetacean Research Institute, in Grecia, fa sapere che fra ieri e oggi sono stati trovati, nella stessa zona degli spiaggiamenti del 30 novembre, altri 4 zifii, stavolta tutti già morti. Lo stato di decomposizione indica che la morte è avvenuta praticamente in contemporanea con quelli dei precedenti animali spiaggiati.
Si tratta quindi dello stesso fenomeno, che ha coinvolto anche i due esemplari spiaggiati in Italia. Il piccolo, di questi due, non è più stato ritrovato, mentre sulla femmina adulta sono stati fatti alcuni campionamenti, sia da personale del posto, sia da membri della Task Force nazionale, che da Padova hanno raggiunto la Calabria, venerdì scorso.
Salgono così a 9 gli esemplari coinvolti.