Ecco cosa stiamo preparando:
sabato 28 marzo 2009
giovedì 19 marzo 2009
Ma te ne vuoi andare?
Ne abbiamo parlato pochi giorni fa, ma vale la pena tornarci sopra, non solo per l’eccezionalità dell’evento, ma anche perché ci sono delle novità. Sto parlando della megattera (Megaptera novaeangliae) che da ormai più di un mese staziona nelle acque del golfo di Trieste.
Ricapitoliamo brevemente. Questa specie di balenottera, è frequente in tutti gli oceani ma non vive in Mediterraneo, e dunque neanche in Adriatico, a maggior ragione. E’ solo il secondo esemplare avvistato nelle nostre acque, il primo fu fotografato e filmato al largo di Senigallia nell’agosto del 2002 dalla Fondazione Cetacea.
L’esemplare di questi giorni è stato avvistato per la prima volta il 16 di febbraio. Alcuni ricercatori sloveni lo seguirono per due giorni, documentando con abbondante materiale fotografico il loro lavoro. Nei giorni successivi ai primi avvistamenti, nonostante gli appelli lanciati su entrambe le coste dalle due istituzioni, l’animale sembrava sparito, poi dopo pochi giorni, ricominciarono gli avvistamenti, proseguiti per quasi due settimane.
La situazione per il povero animale stava diventando pesante. Frotte di curiosi andavano a vederlo ogni giorno, a volte letteralmente circondando il cetaceo con le barche. Il governo sloveno aveva posto il divieto di avvicinarsi oltre i 100 m, ma pochi lo rispettavano..
Poi la situazione sembrava cambiata martedì 3 marzo, quando c’è stato l’ultimo avvistamento in acque slovene, e l’animale fu visto dirigersi decisamente verso sud, in acque croate. La speranza era che finalmente avesse ritrovato la strada per uscire dall’Adriatico, dove di certo non ci sono le condizioni nè trofiche nè oceanografiche per un animale del genere.
Non è così purtroppo. Infatti da pochi giorni sono ricominciati i frequenti avvistamenti, ma non è affatto andata verso sud. Ora infatti si trova nelle acque di Grado, quindi più a nord e a ovest rispetto alla precedente area di segnalazione, nei pressi di Pirano.
Ma come sta dunque questo animale? Non bene a mio parere. Per quanto, almeno nei primi avvistamenti, sembrasse in buona salute, non magro, e capace di buone immersioni in apnea, la lunga durata della sua permanenza in nord Adriatico rappresenta come minimo un segnale non buono sul suo stato di salute. O forse, a lungo andare, la causa stessa dei suoi problemi. Questo non è il suo mare, non ci sono le profondità e nemmeno il suo cibo abituale. Per non parlare del continuo disturbo causato dai natanti dei curiosi.
Nonostante le segnalazioni di questi giorni, numerose anche a una semplice ricerca su internet, facciano riferimento a un animale che “sta bene”, nutro forti dubbi. Tra l’altro, pare addirittura che nella notte fra il 15 e il 16 marzo si sia non solo avvicinata moltissimo alla costa, ma che addirittura la Guardia Costiera sia intervenuta per “evitarne lo spiaggiamento”.
Il suo insistere nel puntare verso nord è un altro segnale davvero difficile da interpretare, ma di sicuro non rassicurante. Per la verità, essendo l’Adriatico esteso da sud-est a nord-ovest, il suo asse longitudinale “punta” geograficamente proprio verso il nord Atlantico. E se fosse proprio là che la megattera volesse andare? Le migrazioni di megattere in Atlantico sono un fenomeno noto e accertato, e questi animali si spostano alternativamente da sud a nord e viceversa. Perché allora non pensare che, una volta infilatasi per errore, o magari per curiosità, nello stretto di Gibilterra, e avere esplorato un po’ il Mediterraneo, non stia ora cercando di andare verso quell’oceano lontano, ma dalla via sbagliata? Non potrebbe essere che quello che sembrava un corridoio rivolto verso la direzione giusta si sia invece rivelato nient'altro che lo stretto cul de sac del nord Adriatico?
Chissà, tutto è possibile, ma una cosa è abbastanza certa, più tempo questo animale resta lassù, meno probabilità ha di uscire con le proprie forze. Non che si possa fare molto per aiutarla, comunque. Auguriamole buona fortuna.
L’esemplare di questi giorni è stato avvistato per la prima volta il 16 di febbraio. Alcuni ricercatori sloveni lo seguirono per due giorni, documentando con abbondante materiale fotografico il loro lavoro. Nei giorni successivi ai primi avvistamenti, nonostante gli appelli lanciati su entrambe le coste dalle due istituzioni, l’animale sembrava sparito, poi dopo pochi giorni, ricominciarono gli avvistamenti, proseguiti per quasi due settimane.
La situazione per il povero animale stava diventando pesante. Frotte di curiosi andavano a vederlo ogni giorno, a volte letteralmente circondando il cetaceo con le barche. Il governo sloveno aveva posto il divieto di avvicinarsi oltre i 100 m, ma pochi lo rispettavano..
Poi la situazione sembrava cambiata martedì 3 marzo, quando c’è stato l’ultimo avvistamento in acque slovene, e l’animale fu visto dirigersi decisamente verso sud, in acque croate. La speranza era che finalmente avesse ritrovato la strada per uscire dall’Adriatico, dove di certo non ci sono le condizioni nè trofiche nè oceanografiche per un animale del genere.
Non è così purtroppo. Infatti da pochi giorni sono ricominciati i frequenti avvistamenti, ma non è affatto andata verso sud. Ora infatti si trova nelle acque di Grado, quindi più a nord e a ovest rispetto alla precedente area di segnalazione, nei pressi di Pirano.
Ma come sta dunque questo animale? Non bene a mio parere. Per quanto, almeno nei primi avvistamenti, sembrasse in buona salute, non magro, e capace di buone immersioni in apnea, la lunga durata della sua permanenza in nord Adriatico rappresenta come minimo un segnale non buono sul suo stato di salute. O forse, a lungo andare, la causa stessa dei suoi problemi. Questo non è il suo mare, non ci sono le profondità e nemmeno il suo cibo abituale. Per non parlare del continuo disturbo causato dai natanti dei curiosi.
Nonostante le segnalazioni di questi giorni, numerose anche a una semplice ricerca su internet, facciano riferimento a un animale che “sta bene”, nutro forti dubbi. Tra l’altro, pare addirittura che nella notte fra il 15 e il 16 marzo si sia non solo avvicinata moltissimo alla costa, ma che addirittura la Guardia Costiera sia intervenuta per “evitarne lo spiaggiamento”.
Il suo insistere nel puntare verso nord è un altro segnale davvero difficile da interpretare, ma di sicuro non rassicurante. Per la verità, essendo l’Adriatico esteso da sud-est a nord-ovest, il suo asse longitudinale “punta” geograficamente proprio verso il nord Atlantico. E se fosse proprio là che la megattera volesse andare? Le migrazioni di megattere in Atlantico sono un fenomeno noto e accertato, e questi animali si spostano alternativamente da sud a nord e viceversa. Perché allora non pensare che, una volta infilatasi per errore, o magari per curiosità, nello stretto di Gibilterra, e avere esplorato un po’ il Mediterraneo, non stia ora cercando di andare verso quell’oceano lontano, ma dalla via sbagliata? Non potrebbe essere che quello che sembrava un corridoio rivolto verso la direzione giusta si sia invece rivelato nient'altro che lo stretto cul de sac del nord Adriatico?
Chissà, tutto è possibile, ma una cosa è abbastanza certa, più tempo questo animale resta lassù, meno probabilità ha di uscire con le proprie forze. Non che si possa fare molto per aiutarla, comunque. Auguriamole buona fortuna.
lunedì 16 marzo 2009
Ho letto un libro...
Ho finito da poco di leggere un bel libro. Si chiama "Piano B 3.0" ed è di Lester Brown. Da Wikipedia "Lester Russell Brown è uno scrittore ed economista statunitense. Ha scritto oltre venti libri sui problemi ambientali globali. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre 40 lingue. È stato il fondatore del Worldwatch Institute nonché fondatore e presidente del Earth Policy Institute, organizzazione di ricerca no profit di Washington, D.C.".Il libro è un piano alternativo per salvare la civiltà, come dice il sottotitolo. Cioè, la nostra società si basa sul mercato e sull'economia. E' il nostro piano A, e sta fallendo. Ci vuole un Piano B. Il libro è stato tradotto in tantissime lingue (in italiano da uno dei gruppi di Beppe Grillo), ed è giudicato talmente importante che molte persone dopo averlo letto ne hanno comprato decine di copie da regalare agli amici e ai politici. Non solo, la sua diffusione è fondamentale al punto che lo si può leggere tranquillamente gratis su internet, a questo indirizzo: http://www.indipendenzaenergetica.it/grilliromani/
Che dire? Difficile riassumere qui cosa c'è lì dentro. E' il condensato di talmente tante pubblicazioni e documenti che ogni pagina ha dentro tante informazioni e riflessioni, impossibili da spiegare in breve.
Molto brevemente vi dirò che la prima parte del libro analizza la situazione in cui si trova la civilità umana. E ti fa venire voglia di piangere, prendere a testate un muro, o fare gesti inconsulti. Si parla di cambiamenti climatici, energia, emergenza idrica, malattie, desertificazione, deforestazione, distruzione degli ecosistemi, profughi ambientali, etc. Un quadro da paura.
La seconda è il Piano B, cioè le soluzioni. Alcune sono semplici, altre complicate ma illustrate (forse con una certa faciloneria), come se fossero semplici. Molti sono gli esempi davvero confortanti di tante cose che comunque si stanno già facendo.
Su tutto, un'unica costante. Bisogna fare presto!
Bisogna agire subito, bisogna cambiare il nostro modo di vivere e pensare. Magari cominciando dal leggere il libro.
Che dire? Difficile riassumere qui cosa c'è lì dentro. E' il condensato di talmente tante pubblicazioni e documenti che ogni pagina ha dentro tante informazioni e riflessioni, impossibili da spiegare in breve.
Molto brevemente vi dirò che la prima parte del libro analizza la situazione in cui si trova la civilità umana. E ti fa venire voglia di piangere, prendere a testate un muro, o fare gesti inconsulti. Si parla di cambiamenti climatici, energia, emergenza idrica, malattie, desertificazione, deforestazione, distruzione degli ecosistemi, profughi ambientali, etc. Un quadro da paura.
La seconda è il Piano B, cioè le soluzioni. Alcune sono semplici, altre complicate ma illustrate (forse con una certa faciloneria), come se fossero semplici. Molti sono gli esempi davvero confortanti di tante cose che comunque si stanno già facendo.
Su tutto, un'unica costante. Bisogna fare presto!
Bisogna agire subito, bisogna cambiare il nostro modo di vivere e pensare. Magari cominciando dal leggere il libro.
lunedì 9 marzo 2009
Non sono sparito
No, non sono sparito. Nè sono partito per la Slovenia alla ricerca della fantomatica megattera. Sto "semplicemente" lavorando a un progettone per un bando europeo che scade venerdì prossimo, il 13.E' un progetto da 1.800.000 euro, con 4 partner italiani, 2 greci, 3 spagnoli e 1 sloveno. Io sono il poveretto che, oltre ad avere elaborato il progetto, ora coordina tutto. Un incubo. Un mostro che da tre settimane ha divorato tutto il mio tempo lavorativo e in parte anche quello "privato".
E tutto ciò senza nessuna garanzia di successo, ovvio!
A presto dunque, con post più frequenti e meno stringati di questi. Dopo venerdì, ovviamente.
Aggiunta dell'ultima ora: la megattera a quanto pare, ormai da qualche giorno è partita verso sud, in acque croate dunque, e speriamo continui senza fermarsi, fino all'"uscita" dall'Adriatico.
martedì 3 marzo 2009
E' ancora là...
La megattera è ormai là da quindici giorni, e a questo punto è ovvio che C'E' UN PROBLEMA. Dice Darja che l'animale sembra volere andare a nord, ma "non c'è più nord dove andare".
Deve essere disorientata e stressata, e la pressione della barche che la "braccano" di certo non aiuta. Ovviamente la risposta più ovvia, spingerla a sud, non è così facilmente praticabile, in mare aperto.
Comincio ad avere una certa voglia di andare a fare un salto...
Deve essere disorientata e stressata, e la pressione della barche che la "braccano" di certo non aiuta. Ovviamente la risposta più ovvia, spingerla a sud, non è così facilmente praticabile, in mare aperto.
Comincio ad avere una certa voglia di andare a fare un salto...
giovedì 26 febbraio 2009
Una (altra) megattera in Adriatico
La notizia è arrivata come una bomba, lunedì 17 febbraio, dapprima sulle liste di discussione via internet, a cui partecipano ricercatori e biologi che si occupano di mammiferi marini, e poi anche sulle agenzie di stampa. Un ente sloveno che si occupa proprio dello studio dei mammiferi marini nelle acque del nord Adriatico, segnalava l’avvistamento, confermato da foto e video, di una megattera nel golfo di Trieste. La cosa eccezionale sta nel fatto che la megattera è una specie che non solo non vive in Adriatico, ma nemmeno in Mediterraneo. Dunque qualunque esemplare si avvisti nelle nostre acque, proviene quanto meno dall’oceano Atlantico.
I ricercatori di Morigenos hanno seguito per diverse ore l’esemplare, sia lunedì 16 che martedì 17, constatando che la balenottera sembra in discrete condizioni, e che nuota e si immerge regolarmente.
Mi sono messo subito in contatto con Tilen Genov, che conosco bene, di Morigenos. Ricordo che la prima megattera mai avvistata in Adriatico fu proprio seguita e fotografata da Cetacea, al largo di Senigallia, nell’agosto del 2002. Quella che nuota nelle acque slovene è dunque la seconda megattera mai avvistata in Adriatico.
Nei giorni successivi ai primi avvistamenti, nonostante gli appelli lanciati su entrambe le coste dalle due istituzioni, l’animale sembrava sparito. C’è da dire però che le condizioni meteo erano in qui giorni quasi proibitive.
Poi nel fine settimana, il nuovo avvistamento. E, da sabato scorso, gli avvistamenti sono regolari, tanto che martedì, una troupe del TG1 è arrivata a Pirano, e ha potuto filmare il grande cetaceo. L'inviato Massimo Magnanelli, non conoscendo l'inglese mi ha chisto di fargli da tramite con Genov. La situazione è stata un po' paradossale con le telefonate che andavano e venivano, fra Roma, Ricicone e la slovenia, ma alla fine è andata bene.
Dalle stesse immagini viste in televisione si nota quale sia ora il maggiore motivo di preoccupazione per lo splendido esemplare: trovandosi più o meno sempre nella stessa zona, da più di una settimana ormai, sempre più barche di curiosi si recano sul posto per vederlo. Il fastidio provocato dall’insistente, e ravvicinata, presenza dei natanti, può creare forte stress in un animale che già trovandosi molto fuori dal suo habitat, di certo non avrebbe bisogno di ulteriore disturbo.
Difficile in questi casi intervenire per fare qualcosa. Le uniche attività possibili sono un continuo monitoraggio dell’animale, e la diffusione del messaggio di allerta, in modo che futuri avvistamenti possano dare informazioni sul comportamento dell’animale, e sulle sue intenzioni. Ovviamente, al di là dell’eccezionalità dell’evento, a questo punto ci si augura che possa presto lasciare il golfo di Trieste e dirigersi verso sud, in cerco di luoghi più consoni a una megattera.
Inutile anche ovviamente cercare le cause di questo avvistamento. Essendo solo la seconda megattera che viene a visitare l’Adriatico, è ovvio che stiamo parlando di pura casualità, ogni ipotesi come il riscaldamento globale o il cambiamento della biodiversità, in questo caso è solo azzardata e senza nessuna fondamento.
In ogni caso, se andate per mare e avvistate la balenottera, segnalata prontamente alle Capitanerie di Porto, e… ritenetevi molto fortunati.
La foto è tratta dal sito di Morigenos, dove ce ne sono molte altre, tutte molto belle.
I ricercatori di Morigenos hanno seguito per diverse ore l’esemplare, sia lunedì 16 che martedì 17, constatando che la balenottera sembra in discrete condizioni, e che nuota e si immerge regolarmente.
Mi sono messo subito in contatto con Tilen Genov, che conosco bene, di Morigenos. Ricordo che la prima megattera mai avvistata in Adriatico fu proprio seguita e fotografata da Cetacea, al largo di Senigallia, nell’agosto del 2002. Quella che nuota nelle acque slovene è dunque la seconda megattera mai avvistata in Adriatico.
Nei giorni successivi ai primi avvistamenti, nonostante gli appelli lanciati su entrambe le coste dalle due istituzioni, l’animale sembrava sparito. C’è da dire però che le condizioni meteo erano in qui giorni quasi proibitive.
Poi nel fine settimana, il nuovo avvistamento. E, da sabato scorso, gli avvistamenti sono regolari, tanto che martedì, una troupe del TG1 è arrivata a Pirano, e ha potuto filmare il grande cetaceo. L'inviato Massimo Magnanelli, non conoscendo l'inglese mi ha chisto di fargli da tramite con Genov. La situazione è stata un po' paradossale con le telefonate che andavano e venivano, fra Roma, Ricicone e la slovenia, ma alla fine è andata bene.
Dalle stesse immagini viste in televisione si nota quale sia ora il maggiore motivo di preoccupazione per lo splendido esemplare: trovandosi più o meno sempre nella stessa zona, da più di una settimana ormai, sempre più barche di curiosi si recano sul posto per vederlo. Il fastidio provocato dall’insistente, e ravvicinata, presenza dei natanti, può creare forte stress in un animale che già trovandosi molto fuori dal suo habitat, di certo non avrebbe bisogno di ulteriore disturbo.
Difficile in questi casi intervenire per fare qualcosa. Le uniche attività possibili sono un continuo monitoraggio dell’animale, e la diffusione del messaggio di allerta, in modo che futuri avvistamenti possano dare informazioni sul comportamento dell’animale, e sulle sue intenzioni. Ovviamente, al di là dell’eccezionalità dell’evento, a questo punto ci si augura che possa presto lasciare il golfo di Trieste e dirigersi verso sud, in cerco di luoghi più consoni a una megattera.
Inutile anche ovviamente cercare le cause di questo avvistamento. Essendo solo la seconda megattera che viene a visitare l’Adriatico, è ovvio che stiamo parlando di pura casualità, ogni ipotesi come il riscaldamento globale o il cambiamento della biodiversità, in questo caso è solo azzardata e senza nessuna fondamento.
In ogni caso, se andate per mare e avvistate la balenottera, segnalata prontamente alle Capitanerie di Porto, e… ritenetevi molto fortunati.
La foto è tratta dal sito di Morigenos, dove ce ne sono molte altre, tutte molto belle.
giovedì 19 febbraio 2009
Spiaggiamenti tartarughe nel 2008
Abbiamo visto, la settimana scorsa, come è andato l’anno appena trascorso per quanto riguarda gli spiaggiamenti dei Cetacei sulle nostre coste. E abbiamo notato come, dopo un anno da record quale è stato il 2007, i numeri siano poi tornati alla normalità nell’anno scorso. Possiamo riprendere esattamente lo stesso discorso anche per le tartarughe marine. Anche se qui i numeri sono ben diversi.Ricordo che per gli spiaggiamenti di Caretta caretta, l’unica specie presente in Adriatico, Fondazione Cetacea copre un territorio che a nord inizia in corrispondenza della foce del fiume Reno, escludendo quindi la provincia di Ferrara, e a sud arriva nelle Marche. I numeri, si diceva: nel 2007 le tartarughe ritrovate sulle nostre spiagge, vive o morte, erano state ben 147. Davvero tante e oltre la media annuale.
Nel 2008 gli esemplari recuperati da Fondazione Cetacea sono stati invece 87. Diciamo che pure essendo valori importanti, quando si sta sotto le 90-100 unità lo consideriamo un’annata buona. La distribuzione lungo la costa non è stata troppo uniforme, con ben 64 esemplari trovati sulla costa emiliano-romagnola, significa in pratica tre su quattro; gli altri (19) erano in territorio marchigiano, con due segnalazioni anche dal Molise e due dall’Abruzzo. Questa alta concentrazione in Romagna si spiega soprattutto, ed è una questione di correnti, con i numerosissimi arrivi nel ravennate. Sono state 44 infatti le tartarughe arrivate da quelle parti, in pratica la metà del totale.
Davvero interessante la distribuzione dei ritrovamenti durante l’anno. E’ vero infatti che il picco resta in estate, con 18 spiaggiamenti a luglio, ma si conferma quello che è ormai è un andamento consolidato da diversi anni, e cioè un sempre maggior numero di tartarughe che restano in Adriatico fino alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno. Fra ottobre, novembre e dicembre infatti sono ben 29 le tartarughe ritrovate, pari a un terzo esatto del totale. E’ ormai evidente che la stagione delle tartarughe in Adriatico si è allungata di qualche mese rispetto al passato: effetto del riscaldamento?
Le dimensioni di questi esemplari sono molto variabili, anche se la maggiore concentrazione si registra attorno a individui di 50-60 centimetri di carapace, cioè i cosiddetti sub-adulti (le tartarughe di questa specie diventano adulte oltre i 70 centimetri di lunghezza del carapace). Non mancano nel conto totale piccoli individui di 20-30 centimetri, così come bestioni di 90-100 centimetri.
Fra tutte le tartarughe giunte quest’anno sulle nostre spiagge, solo otto erano ancora in vita. Una di queste trovata in maggio dentro al porto di Senigallia, è morta dopo poche ore, senza nemmeno avere la possibilità di ricevere le cure di urgenza. Le altre sette sono state tutte ricoverate all’Ospedale delle Tartarughe di Cetacea. Jack, esemplare trovato in condizioni pietose a Viserbella di Rimini in luglio, è morta dopo una notte, nonostante le cure. Un altro esemplare, altrettanto sfortunato, Hulk, era stato trovato a Lido di Volano (FE), sempre a luglio, ed è morto dopo cinque giorni in cui non aveva mostrato segnali di ripresa.
E’ andata meglio alle altre cinque, Lollo, Pami, Lella, Nicola e Francy che sono state curate e in diversi momenti riportate in mare per riprendere la loro vita selvatica.
Ora in questi momenti di relativa calma, tutti gli sforzi di Cetacea sono impegnati nella realizzazione del nuovo, grande e moderno Ospedale delle Tartarughe, che dovrà essere terminato per la prossima primavera, pronto ad accogliere nuove sfortunate tartarughe, con la speranza che possano trovare qua le cure e l’affetto necessari per tornare in salute e poi, definitivamente, in mare.
Nel 2008 gli esemplari recuperati da Fondazione Cetacea sono stati invece 87. Diciamo che pure essendo valori importanti, quando si sta sotto le 90-100 unità lo consideriamo un’annata buona. La distribuzione lungo la costa non è stata troppo uniforme, con ben 64 esemplari trovati sulla costa emiliano-romagnola, significa in pratica tre su quattro; gli altri (19) erano in territorio marchigiano, con due segnalazioni anche dal Molise e due dall’Abruzzo. Questa alta concentrazione in Romagna si spiega soprattutto, ed è una questione di correnti, con i numerosissimi arrivi nel ravennate. Sono state 44 infatti le tartarughe arrivate da quelle parti, in pratica la metà del totale.
Davvero interessante la distribuzione dei ritrovamenti durante l’anno. E’ vero infatti che il picco resta in estate, con 18 spiaggiamenti a luglio, ma si conferma quello che è ormai è un andamento consolidato da diversi anni, e cioè un sempre maggior numero di tartarughe che restano in Adriatico fino alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno. Fra ottobre, novembre e dicembre infatti sono ben 29 le tartarughe ritrovate, pari a un terzo esatto del totale. E’ ormai evidente che la stagione delle tartarughe in Adriatico si è allungata di qualche mese rispetto al passato: effetto del riscaldamento?
Le dimensioni di questi esemplari sono molto variabili, anche se la maggiore concentrazione si registra attorno a individui di 50-60 centimetri di carapace, cioè i cosiddetti sub-adulti (le tartarughe di questa specie diventano adulte oltre i 70 centimetri di lunghezza del carapace). Non mancano nel conto totale piccoli individui di 20-30 centimetri, così come bestioni di 90-100 centimetri.
Fra tutte le tartarughe giunte quest’anno sulle nostre spiagge, solo otto erano ancora in vita. Una di queste trovata in maggio dentro al porto di Senigallia, è morta dopo poche ore, senza nemmeno avere la possibilità di ricevere le cure di urgenza. Le altre sette sono state tutte ricoverate all’Ospedale delle Tartarughe di Cetacea. Jack, esemplare trovato in condizioni pietose a Viserbella di Rimini in luglio, è morta dopo una notte, nonostante le cure. Un altro esemplare, altrettanto sfortunato, Hulk, era stato trovato a Lido di Volano (FE), sempre a luglio, ed è morto dopo cinque giorni in cui non aveva mostrato segnali di ripresa.
E’ andata meglio alle altre cinque, Lollo, Pami, Lella, Nicola e Francy che sono state curate e in diversi momenti riportate in mare per riprendere la loro vita selvatica.
Ora in questi momenti di relativa calma, tutti gli sforzi di Cetacea sono impegnati nella realizzazione del nuovo, grande e moderno Ospedale delle Tartarughe, che dovrà essere terminato per la prossima primavera, pronto ad accogliere nuove sfortunate tartarughe, con la speranza che possano trovare qua le cure e l’affetto necessari per tornare in salute e poi, definitivamente, in mare.
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