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giovedì 8 maggio 2014

Assente giustificato

Lo so, stavate già pensando che il blog fosse defunto. Non scrivo da tempo.
E' che mi sono buttato in una nuova avventura, molto molto impegnativa, anche se appagante e che dà molte soddisfazioni. Sono infatti candidato alle elezioni del Parlamento Europeo.
Ho pensato che avrei potuto provare a portare le mie battaglie per l'ambiente e la conservazione anche là dentro. O almeno ci provo. E dunque eccomi qua, a dedicare tutto il mio tempo a questa "impresa", lasciando le briciole al resto.
Tornerò da voi, potete contarci, dopo il 25 maggio. Nel frattempo, se abitate in Emilia-Romagna, Veneto, Trentino o Friuli, potete anche votarmi, volendo (se lo fate, ricordate di scrivere il mio cognome sulla scheda, barrando il simbolo del Movimento 5 Stelle).

A presto!




lunedì 30 dicembre 2013

Sperimentazione animale, etica, e mal di pancia.

Ho assistito, era quasi impossibile non farlo, al polverone suscitato dalla studentessa Caterina Simonsen, e alla discussione decisamente troppo isterica e spesso male informata che ne è seguita. Ho letto e sentito persone parlare della sperimentazione animale (spesso definita vivisezione, anche quando non lo è), da una parte e dall'altra, con una sicurezza che richiede competenze e conoscenze che pochi hanno. Io non ne ho: né di certezze, né di competenze. Leggo, e tendo a fidarmi, di scienziati che dichiarano che la sperimentazione sugli animali, attualmente, non può essere sostituita da altre forme di sperimentazione. Ma leggo anche altrettanti fonti, anche autorevoli, che le prove sugli animale non sarebbero predittive per la nostra specie, e che ogni specie può essere modello soltanto di se stessa.
Io non lo so. Non sono un medico, e nemmeno un biologo che studia questi campi. Spesso ho avuto l'impressione che questi esperimenti fossero strettamente necessari solo per una percentuale di quelli effettivamente praticati. A volte la penso come una soluzione di comodo: perchè studiare metodi alternativi quando abbiamo già questi, consolidati e disponibili? Mi rendo conto però della mia ignoranza in materia. Inoltre ho una visione molto (estremamente) laica e vedo l'uomo solo come specie tra le specie. Dunque ho davvero forti mal di pancia, rispetto alla sperimentazione animale.

Vorrei però dire una cosa, e mi scuserete se risulterà disturbante, e se uso un ragionamento per assurdo, che può infastidire.
Siamo tutti contrari a una sperimentazione fatta su esseri umani non consenzienti, per esempio su disabili mentali. E' così, non dobbiamo nemmeno pensarci. E' una questione di etica e di morale.
Se qualcuno ci dicesse che si potrebbero salvare molte vite, facendo sperimentazione su persone disabili mentali, noi diremmo: no, non se ne parla nemmeno. E nessuno ci direbbe: "ma come? non pensi alle persone malate che si potrebbero curare con le medicine ottenute da quelle sperimentazioni? non sacrificheresti la vita di chi non ha nemmeno coscienza di sé, per salvare quella di persone che hanno famiglia, affetti, sentimenti?" 
No, e poi ancora no. E le persone che soffrono di quelle malattie? Devono rassegnarsi. Se quello è, al momento, l'unico modo di trovare una cura, allora significa che non c'è cura. La scienza avanzerà, pian piano ci arriverà, ma al momento non c'è nulla da fare. Si devono rassegnare, e farsene una ragione, come già adesso fanno tutte quelle persone sfortunate che si trovano a combattere con malattie con cui puoi solo venire a tremendi patti.
Ecco forse, fra gli animalisti (nel mio caso, molto meglio anti-specisti), in mezzo ai molti fanatici, c'è anche chi intravede che magari, laggiù, un po' più avanti nel tempo, ci può essere una nuova etica, una nuova morale, che un giorno ci impedirà di sperimentare su altri esseri viventi. Anche se può servire a salvare la vita di un altro essere vivente, e anche se quest'ultimo è un umano. Un'etica che ci spingerà a dare il massimo e a moltiplicare gli sforzi per trovare nuove forme di sperimentazione, o a potenziare quelle già esistenti, perché sperimentare sugli animali non sarà più un'opzione. Non sarà più accettabile, punto e basta.
Non sto auspicando niente. Sto solo dicendo che si può pensare a una concezione etica di questo tipo, senza che questo debba suscitare reazioni isteriche: si tratta di concezioni e "visioni" diverse. Non per tutti l'uomo è al centro dell'universo.

Tutto il resto, le urla, gli strepiti, le accuse, e i media che si svegliano perché fiutano il caso e banalizzano tutto, è solo un inutile contorno.
Qualcuno ci dovrebbe chiarire quanto e se serve la sperimentazione animale*. Ne abbiamo bisogno tutti.
Qualcun altro dovrebbe capire che si possono avere concezioni diverse della vita, di cosa è etico, e del ruolo dell'uomo nel mondo, anche diverse. Anche molto diverse. Non inferiori, non superiori, non scandalose. Diverse.

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* Aggiornamento: qui un bell'articolo che riassume la situazione della sperimentazione animale in Italia

domenica 10 novembre 2013

Rimini si è ritrovata, per parlare del suo mare

Venerdì 8 ho presentato, in una sala del palazzo della Provincia di Rimini, il progetto Rimini Soul Mare. C'era abbastanza gente, non che me ne aspettassi moltissima. Era pur sempre un venerdì, ed era una serata di cui si sapeva poco o nulla. Avevo fatto un comunicato stampa, ripeso da un paio di giornali, due interviste in tv, e un po' di pubblicità su Facebook. 
In tutto ciò, volutamente, non era molto chiaro di cosa avrei parlato, tranne che l'argomento sarebbe stato la cultura del mare a Rimini. Nei comunicati e negli annunci non c'erano loghi, affiliazioni o altro. C'era solo il mio nome, in fondo, e l'idea che si sarebbe parlato di mare e cultura. Questa cosa ha incuriosito e, forse, è stata pure apprezzata.

La serata è andata molto bene, e il pubblico era, se così si può dire, selezionato. Qualche cittadino curioso, e poi tanti, oggi si dice così, portatori di interesse. Erano rappresentati il WWF Rimini, il Circolo Nautico, un paio di circoli velici, il Museo della Marineria di Cesenatico, la sub Rimini Gian Neri, altri sub, la Legapesca, l'Associazione Vele al Terzo, la Excalibur Sailing. C'era un dirigente della Provincia di Rimini e presidente del GAC (Gruppo Azione Costiera), un consigliere comunale (presidente della Commissione Cultura); c'era Fabio Fiori di Mare Gratis, e il presidente dell'Associazione dei pubblici esercizi di spiaggia. C'era il presidente dei bagnini di salvataggio, c'era Bianca di Adria Watchers, e c'era Antonietta Righetti di Arte Amore e Fantasia (è lei che ha realizzato il logo di Rimini Soul Mare). E c'erano altri che sicuramente, purtroppo, dimentico.
Insomma la prima sorpresa e soddisfazione è stata quella di essere riuscito ad attirare tutta quella parte di città che davvero ci tiene alla cultura del mare. E in effetti, dopo la mia presentazione del progetto, la parte più interessante è stata la lunga discussione finale, in cui è emerso davvero un arcipelago di interessi e di volontà di fare qualcosa per il mare, a Rimini, al di là e parallelamente al discorso del turismo balneare. Pare che fra questi progetti e iniziative manchi un collante e un punto di riferimento, e c'è chi espressamente ha visto la mia iniziativa come qualcosa di questo tipo, o mi ha chiesto di farlo.
Insomma stimoli e feedback molti forti e generalmente positivi, un tesoro da valorizzare e fare fruttare, vedremo con quali modalità.

Ma cos'è, Rimini Soul Mare, visto che qui non ne ho mai parlato?
Nella mia città si dice che Rimini è una città sul mare, ma non una città di mare. Come se Rimini non avesse una cultura marinara, o se la fosse semplicemente dimenticata. La storia marinara di Rimini esiste eccome, ma questo, oggi, è decisamente poco percepito. Difficilmente a Rimini si parla di mare, al di fuori del contesto balneare, che ha la sua fondamentale importanza, e che può essere, non certo sostituito, ma sicuramente affiancato da offerte che integrano e che aggiungono opportunità e percorsi culturali e turistici diversi. Il turismo balneare è il pilastro su cui si basa l'economia turistica a Rimini; un modello che va forse rivisto e rimodernato, ma anche e soprattutto integrato con altre offerte. Il turismo culturale è un settore che diventa sempre più forte e affermato e che Rimini ha "inseguito" solo sporadicamente, e che potrebbe, si torna a ribadire, non sostituire, ma di certo affiancare la nostra offerta turistica più tradizionale che è quella balneare.
Rimini Soul Mare ha due obiettivi. Il primo è individuare i punti, i luoghi, le storie, già presenti nella nostra città, di un ideale percorso che ha come oggetto la cultura del mare, e come risultato l'ideazione dei percorsi didattici, educativi, turistici che consentano di andare alla scoperta dell'anima marinara di Rimini. Il secondo obiettivo è quello di formulare ulteriori proposte (eventi, idee, progetti e laboratori) che vadano a integrare e ad accrescere l'offerta di contenuti, sempre con il mare come protagonista. Fra le proposte comprese nel "contenitore" del progetto: l'organizzazione di un Festival del Mare, la proposta di percorsi didattici e laboratori per i bambini e le scuole, la definizione di percorsi turistici legati alla storia marinara di Rimini, la valorizzazione e la riscoperta dei luoghi storici della marineria, la proposta di istituzione di un'area marina protetta nelle nostre acque, e altro ancora...
Dopo questa serata posso traquillamente aggiungere un terzo obiettivo, e cioè mettere insieme, coordinare e "fare parlare" tra loro tutti le figure e le entità che sono emerse e che hanno espresso questa voglia di fare.

Venerdì ho voluto compiere un primo passo. Partire dalla città stessa. Sentire cosa ne pensa, se c'è voglia e necessità di fare qualcosa di più per il nostro mare e la sua cultura. Condivisione di un'idea e partecipazione attiva. La risposta è stata più che positiva. Andiamo avanti.


sabato 29 giugno 2013

Ciao Margherita

Non ho mai incontrato Margherita Hack. Avrei voluto, ma non è mai successo.
Per quanto la sola idea di mettermi al suo livello sia ridicola, devo dire che poche volte mi è capitato di condividere, così tanto, idee, pensieri e convinzioni, con una persona che non ho mai conosciuto.
Poche volte mi è capitato di sentire qualcuno che, sebbene lo abbia fatto molto meglio di come avrei mai potuto farlo io, ha espresso pensieri riguardo alla "vita", all'uomo, alla morale, al rispetto di tutti i viventi, cosi simili al mio sentire.
La sua visione del tutto, così laica, così semplice, così piana e meravigliosa di per sé, senza bisogno di qualcosa di altro, di "superiore". Il tutto condito dall'ironia e dal suo irresistibile accento toscano.

Mi mancherai moltissimo, Margherita.

"Nella nostra galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle, e nell'universo ci sono più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere unici è molto improbabile."

"Credo che uccidere qualsiasi creatura vivente, sia un po' come uccidere noi stessi e non vedo differenze tra il dolore di un animale e quello di un essere umano."

"La spiritualità, per uno come me che non crede a Dio, all’anima, all’aldilà, sta nella capacità di amare e comprendere gli altri − uomini e animali − “di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te."

"Nell'antichità l'uomo, ingannato dai propri sensi, riteneva che la Terra fosse il centro dell'universo. Poi ha capito che la Terra e i pianeti ruotavano attorno al Sole, posto al centro del sistema solare. In seguito ha compreso che il Sole è una stella come miliardi di altre, mentre l'inganno dei sensi aveva ancora fatto ritenere che il Sole si trovasse al centro della Via Lattea, e che questa abbracciasse tutto l'universo. Nel tempo, ha scoperto che il Sole occupa una posizione periferica nella Via Lattea, che questa è una galassia fra miliardi di altre, e che tutte insieme costituiscono il nostro universo. E ora ci domandiamo: ma questo è veramente tutto ciò che esiste, o è solo un universo fra infiniti altri?"

"Credo che scienza e fede operino su due piani completamente diversi: la scienza si basa sull'esperimento, sull'osservazione e sull'interpretazione dei fatti tramite le conoscenze della fisica, quindi si basa sulla ragione. La fede è invece, per l'appunto, un atto di fede: la fede uno ce l'ha o non ce l'ha."


lunedì 17 giugno 2013

Il futuro è un disastro

Forse dovremmo arrenderci. Forse sarebbe ora che ci dicessimo che la battaglia per la salvaguardia dell'ambiente, gli ecosistemi, la biodiversità, è persa. Non poteva essere vinta. Perché significa combattere contro noi stessi, contro la natura dell'uomo. Intesa proprio come esigenze naturali dell'uomo. Di risorse, di spazio, di materie prime.
Ogni organismo vivente, occupa, usa e modifica per i suoi fini e le sue esigenze, l'ambiente in cui vive. Spesso e se possibile, a discapito di altre specie, o dell'ambiente stesso. Tutte le specie lo fanno. L'uomo lo fa, ma a livello planetario. Lo fa tremendamente bene ed efficacemente, grazie alla capacità di creare, costruire, adattarsi, trasmette la propria cultura. Grazie agli strumenti che la selezione naturale gli ha dato: l'intelligenza, il pollice opponibile, e tutto quello che ne consegue: il linguaggio, l'inventiva, la trasmissione culturale, le conoscenze condivise.
Non importa che abbiate, come me, una visione laica dell'uomo – specie tra le specie – o religiosa o antropocentrica – il mondo a servizio dell'uomo – non importa. Questo è quello che accade. Ci sono già state estinzioni di massa nella storia del pianeta, e sono avvenute per cause naturali. Se l'uomo è parte della natura allora anche le conseguenze che il suo sviluppo provoca sul pianeta, lo sono. L'unica differenza è che noi abbiamo il raziocinio, la consapevolezza e, magari non per tutti, il senso di colpa. Dunque, mentre continuiamo a consumare il pianeta, da un'altra parte, e con risorse molto minori, cerchiamo di salvarlo da noi stessi. Senza troppo successo.

Queste cose è importante dirsele, perché se ne siamo consapevoli, se siamo consapevoli che la battaglia "per l'ambiente" è persa, allora come dice Jorgen Randers nel libro "2052. Scenari globali per i prossimi quarant'anni" allora possiamo indirizzare i nostri sforzi in maniera differente. E cioè "Prepararsi a vivere nel futuro probabile e insieme lavorare duro per evitarlo". Lui sa che non riusciremo ad evitarlo, lavorare duro non è servito a molto finora. I disastri ambientali e sociali annunciati arriveranno, stanno già in parte avvenendo. quindi concentriamoci sulla prima parte della frase: prepararsi a vivere nel futuro probabile.
Fa male dirlo, ma a questo punto, concentriamoci su noi stessi. Impariamo a come vivere meglio in un mondo impoverito e stravolto da noi stessi. Facciamocene una ragione, e prepariamoci a un difficile futuro.
Il pianeta, l'ambiente, gli ecosistemi si riprenderanno. Dopo. Dopo di noi. Lo hanno sempre fatto, dopo ogni catastrofe planetaria. 

sabato 6 aprile 2013

Tre balene al cinema

Pochi giorni fa sono riuscito finalmente a vedere il film "Qualcosa di straordinario", basato sulla storia delle tre balene grigie intrappolate nel ghiaccio, a nord dell'Alaska, nel 1988. E' una storia che conosco bene, dal momento che le ho dedicato il capitolo 10 del mio "Jack il delfino e altre storie di mare". Proprio per questo motivo ero un po' titubante al pensiero di vederlo, visto che spesso gli adattamenti per il cinema richiedono, o inducono, particolari... stravolgimenti della storia originale.
Qui qualche forzatura e una certa spinta a romanzare la storia c'è, ma per fortuna neanche tanto. Una vera storpiatura però è la scena in cui la protagonista, l'attivista di Greenpeace, scende sott'acqua con le balene. Una sciocchezza, non solo perché nella realtà a nessuno è mai venuto in mente di fare una cosa del genere: l'acqua era decisamente troppo fredda... così come l'aria che ti aspettava alla risalita. Inoltre, tutta questa scena ha, in definitiva, l'unica finalità di infilarci dentro l'invenzione che la balena più piccola avesse una rete attorno alla coda. Si vede l'ambientalista (nel film interpretata da Drew Barrymore) osservare le balene "eyes to eyes" e poi accorgersi della rete attorno alla coda della cucciola e, con estrema facilità, tagliarla via.
Niente di tutto ciò è mai avvenuto. Come mai allora? A cosa serve questo particolare, del tutto inventato? Forse perché la cause del tutto naturali della situazione – tre balene colte di sorpresa dal ghiaccio in formazione, e costrette per giorni a respirare da un buco nel ghiaccio stesso, tenuto aperto dalle loro enormi teste, che emergono a intervalli – forse queste cause, questo puro caso della natura, non bastavano a giustificare tutta la macchina umana che si è messa in moto per queste balene?
Forse chi ha scritto l'adattamento cinematografico si è chiesto, come ho fatto io scrivendo la storia (ma anche tante altre volte), perché mai l'uomo è "dovuto" intervenire contro la spietatezza di madre natura? Nel film, a un certo punto, il giornalista chiede alla ragazza di Greenpeace "Mi dici perché ci importa così tanto di queste balene? Insomma, se fossero... cervi, o lucertole...". Eh già se fossero stati cervi o lucertole? Quante volte mi sono fatto la stessa domanda. Mi sono chiesto anche "Se Mary fosse stata un tonno?"
Insomma, se non avete visto il film, guardatelo. Non aspettatevi granché, ma se amate i Cetacei e le storie vere non sprecherete due ore. Poi, però andate a leggervi la vera storia.

mercoledì 27 febbraio 2013

Il mare e le stelle

Non ho mai parlato di politica in questo blog. Immagino questa sarà la prima e ultima volta. Ma devo anche giustificare, in qualche modo, la mia quasi sparizione dell'ultimo mese.
Ho accennato un paio di volte, qua e là, che alle ultime elezioni, quelle di due giorni fa, ero candidato al Senato con il Movimento 5 Stelle. Ero nella circoscrizione dell'Emilia-Romagna, ovviamente, dove alla fine sono stati eletti 4 senatori. Io ero il 5° in lista, dunque c'è mancato poco.

Ho sempre seguito Beppe Grillo, da comico. Parlava di ambiente, energie sostenibili, decrescita, qualità della vita. Lo faceva in modo efficace. Uscivo dai suoi spettacoli molto divertito ma anche frustrato. Le sue denunce, le sue tesi, colpivano nel segno, ma cosa diavolo avrei potuto fare, io?
Poi ho assistito con curiosità alla nascita del Movimento. Io non mi ero mai occupato di politica in vita mia. Ma mi piace impegnarmi nelle cose in cui credo. Credo nella tutela e nella difesa dell'ambiente, e vi ho dedicato la mia vita professionale.
Poi ho scoperto che si poteva fare di più. E che c'erano già molti cittadini, anche nella mia città, che avevano iniziato a darsi da fare, attivamente, in prima persona. Così, nell'aprile del 2010, sono andato a un incontro del Movimento 5 Stelle, a Rimini. C'erano delle sedie in cerchio, e persone che parlavano dei problemi della mia città. Nessuno mi chiese niente. Non c'erano (e non ci sono) tessere da fare, non c'erano (e non ci sono) sottoscrizioni di intenti da compilare. Non c'era un comitato direttivo, una gerarchia, un'organizzazione (e non ci sono neanche ora, tranne una minima organizzazione, essenzialmente in Gruppi di Lavoro tematici).

La cosa mi ha catturato e, dopo un periodo iniziale di "studio" (nessuno mi ha fatto fretta), ho cominciato a darmi da fare. L'ho fatto come ho sempre fatto con le cose della mia vita: ci ho messo impegno, passione, dedizione.
Quello che abbiamo fatto, da semplici cittadini prestati alla politica, lo avete visto in questi giorni, ed è straordinario. La campagna elettorale è stata impegnativa ma bellissima ed emozionante. Ho visto tanta gente, ho parlato, ascoltato, condiviso. Ci sono stati momenti divertenti, difficili, emozionanti.
Non ce l'ho fatta, ma mi porterò dietro dei ricordi e delle emozioni che resteranno dentro di me.
I miei figli hanno guardato con perplessità e divertimento questa fase della mia vita, ma credo abbiano capito il messaggio: se vuoi che qualcosa sia fatta, e che sia fatta bene, non delegare e non aspettare che sia qualcun altro a farla per te. Mettiti in gioco.


giovedì 17 gennaio 2013

La Voce del Mare


A marzo del 2011 nasceva la rivista on-line Scienze-Naturali.it. Era, ed è, un'iniziativa di un gruppo di giovani, diversi dei quali ancora studenti. Io lessi una loro richiesta di ricerca di collaboratori e decisi di dare una mano scrivendo diversi articoli (allora, e tuttora, a titolo gratuito).

Ho visto crescere quella rivista a poco a poco fino a diventare quello che è oggi: un magazine con migliaia di lettori e con oltre 23.000 appassionati che la seguono su Facebook. 

Era da tempo che pensavo di realizzare una rivista on-line dedicata al mare, e la collaborazione con questi ragazzi, la loro passione e voglia di fare, mi hanno dato finalmente la possibilità di concretizzare questa idea. In realtà il grosso del lavoro è loro, io faccio più o meno da... chioccia (acquatica naturalmente), e ovviamente da redattore.

Ecco dunque Mare Mag. La Voce del Mare. L'inaugurazione è prevista per domenica 20 gennaio all'indirizzo www.maremag.it. Parleremo di biodiversità, oceanografia, conservazione, news, approfondimenti, ricerche, scoperte, letture e curiosità.

MareMag nasce come magazine indipendente. Non chiederemo finanziamenti pubblici (anche se prima o poi probabilmente la registreremo al Tribunale) e non ospiteremo nemmeno pubblicità. Le persone che collaboreranno lo faranno in maniera volontaria. Puntiamo a contenuti di qualità, e Mare Mag sarà anche un luogo di formazione in cui i redattori si metteranno in gioco e alla prova, ottenendo in cambio visibilità, e possibilità di esprimersi.

Anche voi, che state leggendo, se e quando vorrete aiutarci con contributi e articoli, le porte sono sempre aperte. Ci darete passione e contenuti, e noi visibilità e lettori appassionati. Scrivete a direzionemm[at]gmail.com se volete proporvi. Mettetevi in gioco!

In ogni caso, speriamo di avervi tra i nostri lettori.

A presto, su Mare Mag.

lunedì 7 gennaio 2013

... sta per nascere Mare Mag


Ecco un'idea che coltivavo da tempo, e che finalmente ha trovato le persone giuste, il tempo, e insomma, il suo momento, per svilupparsi e... nascere.
Realizzata insieme agli amici di Scienze-Naturali.it, una nuova rivista online, tutta dedicata al Pianeta Blu. Parleremo di mare, mare e ancora mare: biodiversità, oceanografia, conservazione, news, approfondimenti, ricerche, scoperte, letture e curiosità.
Siete pronti a tuffarvi?
Fra pochi giorni l'inaugurazione. E se volete collaborare, scrivete a: info[at]scienze-naturali.it


sabato 5 gennaio 2013

La finta marcia indietro sui cambiamenti climatici

Il prossimo report dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), cioè il gruppo di esperti internazionali che studiano e ci informano su tutto quanto è correlato ai cambiamenti climatici, è previsto per settembre 2013. L'ultimo era stato pubblicato nel 2007, e dunque l'attesa è comprensibilmente alta.
Ci saranno novità, rispetto a quanto previsto quasi 6 anni prima? E, visto che sarà quasi sicuramente così (la scienza è in continua evoluzione, quella che studia i fattori climatici ancora di più), saranno buone o cattive?

L'attesa dei risultati è, come dicevo, talmente alta che qualcosa, in rete, ovviamente, è già trapelato. E' stato infatti pubblicato online, il 13 dicembre scorso, senza autorizzazione, una prima bozza di lavoro del report. Il "colpevole" è Alec Rawls, un blogger americano. L'IPCC non l'ha presa bene, e invita a prendere con cautela le conclusioni di quella bozza, perché appunto si tratta di un work in progress.

La pubblicazione di quel draft ha scosso l'ambiente scientifico e ha fatto il giro del mondo. Perchè? Perchè conterrebbe alcuni "passi indietro" dell'IPCC riguardo a i cambiamenti climatici, che hanno ovviamente dato forza e vigore a tutti gli scettici che non credono nel riscaldamento globale, o almeno non credono che questo sia causato dall'uomo.
Quali sarebbero questi punti? Li leggo su New Scientist del 22 dicembre:
- la relazione tra le attività del Sole e i cambiamenti climatici sulla Terra sarebbero maggiori di quanto precedentemente considerato;
- nel 2007 si diceva che il fatto che il pianeta sarebbe stato colpito da più intensi fenomeni di siccità, era "probabile". Ora invece si afferma che i dati e le statistiche per "misurare" le siccità sono inaffidabili, e si citano lavori recenti che mostrano una diminuzione della durata e dell'intensità delle siccità;
- nel 2007 si parlava anche dei cicloni tropicali, affermando come fosse "probabile" un loro trend in aumento, dal 1970 a oggi. Il nuovo report dice invece che, sebbene l'intensità media dei cicloni tropicali sia destinata ad aumentare nei prossimi anni, i dati che mostravano il trend in aumento non sono poi così sicuri, e dunque non è detto che questo stia effettivamente avvenendo;
- è molto improbabile che la circolazione globale degli oceani e la corrente del Golfo collassino nei prossimi secoli. Nel 2007 si diceva che è "troppo presto per saperlo".

Insomma, tiriamo un sospiro di sollievo? E' tutto a posto col clima? Gli scettici avevano ragione? In realtà  e direi ovviamente, assolutamente no. Tutto ciò dimostra quanto chi si occupa di scienza sa già bene, e cioè che la risposte della scienza non sono mai definitive, ma le migliori possibili in base agli studi condotti e ai dati disponibili. Le conoscenze cambiano e si evolvono, si raffinano.

E infatti, e purtroppo, il report dell'IPCC, o almeno questa bozza troppo preventivamente "filtrata", non contiene solo più o meno deboli marce indietro. L'IPCC dice anche che gli ultimi 30, sono stati gli anni più caldi degli ultimi 800. Scopre che l'effetto "raffreddante", dovuto alla schermature che le sostanze inquinanti e le polveri che buttiamo in atmosfera, è meno efficace (del 40%!) di quanto si pensasse. Ci avvisa ancora che "una grande parte dei cambiamenti climatici è ormai irreversibile, sulla scala temporale umana".
E infine, mostra tutta la sua preoccupazione per gli scioglimento dei ghiacci artici. Come avrete letto (per esempio qui), l'estate del 2012 ha rappresentato il record assoluto. Domenica 16 settembre 2012 il ghiaccio sul mare del circolo glaciale artico, copriva solo il 24% della superficie totale dell'Oceano Artico (qui l'immagine dal satellite). Il precedente record era del 2007, con un valore del 29%. Secondo l'IPCC, nel 2100 ci sarà la prima estate di scioglimento totale dei ghiacci dell'Artico. Alcuni climatologi, più pessimisti, ritengono che questo avverrà addirittura nel 2050. Walt Meier, del National Snow and Ice Data Center, dice che "L'Artico è il condizionatore della Terra. Non si tratta solo dell'estinzione degli orsi polari o delle popolazioni di nativi che dovranno adattarsi a condizioni di vita molto differenti (cosa che stanno già iniziando a fare). Ci saranno effetti sul clima molto grandi".

Letture:
- Michael Marshall and Fred Pearce. Sceptics misuse leaked IPCC report. New Scientist, 22.12.12. Vol. 216 (2986/2987), pag. 8
- Blue Alert. New Scientist, 22.12.12. Vol. 216 (2986/2987), pag. 20

lunedì 22 ottobre 2012

L'occhio misterioso

Ne avrete sicuramente letto: la notizia è che su una spiaggia della Florida è stato trovato un grosso occhio, e nessuno sa cosa sia. Vedi, ed è solo un esempio, l'articolo su Corriere della Sera.

Una bella analisi sulle varie possibilità, comprese alcune... semi-serie, è stata compiuta da Lisa Signorile, sul blog del CICAP.

L'ente incaricato delle indagini, il Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, a cui è stato consegnato il reperto, dice che le analisi genetiche sono ancora in corso, ma secondo loro si tratta dell'occhio di un grosso pesce spada.

Può darsi, ma io, in attesa della prova del DNA, resto della mia idea. Secondo me è l'occhio di un pesce luna (Mola mola).

Qui sotto vedete la foto dell'occhio misterioso, e quella scattata a Riccione su un esemplare  di pesce luna spiaggiato, vivo, nel 2002 (era poco più di 2 metri di "diametro"). Ne ho parlato ne "Il mare che non ti aspetti".

Voi che ne dite?


Aggiornamento [23 ottobre 2012]:
e invece mi sbagliavo. Ho scritto alla Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, e mi hanno risposto che le indagini genetiche hanno confermato che è un pesce spada.
"Thank you for contacting the FWC's Fish and Wildlife Research Institute. We have received the genetic test results and both the gene sequences are matches to swordfish (Xiphias gladius). Thank you for your suggestion and the pictures!"


venerdì 12 ottobre 2012

Mare, delfini e balene, alla radio

Questa sera sarò ospite, per tutta la puntata, della trasmissione radiofonica "Backstreets", su RadioIcaro, che si può ascoltare a Rimini sui 92,0 MHz, e in tutta Italia tramite lo streaming (http://www.radioicaro.it).
La trasmissione inizia alle 18:20 (o, in replica, alle 00:20). Sarà una puntata tutta dedicata al mare, comprese le canzoni che ascolteremo tra una chiacchiera e l'altra.

Ci sentiamo!

P.S.: sono stato ospite delle Backstreets anche mercoledì 3 ottobre, ma in quel caso non ho parlato di mare, ma della mia passione per la musica blues (e non è l'unica). Qui potete ascoltare o scaricare il podcast.

mercoledì 12 settembre 2012

Presentazioni Jack il delfino

Fra qualche giorno, a Rimini, terrò le prime due presentazioni del nuovo libro. Se siete in zona avrei molto piacere di vedervi.

Il 23 settembre, alle ore 18,00, sarò alla "Lavanderia - Ricircolo di cervelli", in via Cavalieri 16

Il 25 settembre, alle ore 21,00, sarò al Circolo Velico Riminese, in via Destra del Porto 147

Se siete su Facebook, qui ci sono i due eventi:
https://www.facebook.com/events/439007266142583/
https://www.facebook.com/events/355884127833876/

L’EMOZIONANTE LEGAME TRA UOMINI E CETACEI
Leggenda della marineria da oltre un secolo, “timoniere” e “navigatore” espertissimo, il delfino Pelorus Jack fra otto e novecento guidava le navi nel pericoloso French Pass, lungo la frastagliata costa della Nuova Zelanda.
Parleremo di lui ma anche di Free Willy, del delfino Filippo, del "nostro" Andrea, della cucciola di balena J.J.
Storie vere in cui delfini, balene e orche diventano i protagonisti di vicende esaltanti e commoventi, che ci raccontano lo speciale, misterioso rapporto fra esseri umani e cetacei.

Vi aspetto!



martedì 14 agosto 2012

Scusi, dov'è la spiaggia?

Oggi sono stato in spiaggia, ovviamente a Rimini, nella mia città. Ci vado poco perchè non amo la confusione, il caldo e la noia e in spiaggia ci sono tutt'e tre. Ho fatto il bagno in un minestrone di alghe, e  usciamo usciti quando mia moglie ha visto un escremento galleggiare (non è sempre così, pochi giorni fa l'acqua era pulita e con tanti piccoli cefali a riva).
Poi esco dall'acqua e mi guardo intorno. Ombrelloni, su ombrelloni, su ombrelloni. Molti vuoti. Ma ci sono comunque. Negli ultimi anni non li ho più visti tutti pieni, come succedeva anni fa, ma non li hanno diradati, nè tolti. Fitti, immobili, imperterriti, ti tolgono la visuale e fermano il vento.
Della zona a monte delgi ombrelloni non voglio parlare: in genere la attraverso a occhi chiusi. Cemento e cemento. Eppure, se cerchi scampo a riva per stenderti col tuo telo, ti mandano via e ti trattano da pezzente.
Dove diavolo è finita la spiaggia? Nella striscia del bagnasciuga? Mi viene in mente che il turismo a Rimini punta e ha sempre puntato tutto sulla spiaggia, mai sul mare. Il mare è acqua e basta, e per fortuna da noi è bassa, così le famiglie coi bambini stanno tranquille. Tutto qua. Hanno scritto di mare poeti, scrittori, registi, naturalisti, viaggiatori. Da noi il mare è la tinozza dell'acqua (spesso sporca). Quando mai si parla di mare, a Rimini? DEL mare DI Rimini? Del mare Adriatico, direi anche. Ci vivono oltre 7000 specie di piante e animali, molte di queste sono endemiche; ci sono 410 specie di pesci (7 endemiche), 64 delle quali sono in pericolo di estinzione. Qualcuno lo sa? I turisti no di certo, ma mi sa neanche i riminesi.

Ma torniamo alla spiaggia. Una volta si diceva "Rimini, una delle spiagge più ampie del mondo". E' ancora così, solo che non te ne accorgi, perché è sotto passerelle, cabine, palestre, idromassaggi, bar, ristoranti, parcheggi di bici, aree per i balli di gruppo, aree bambini, campi da beach-volley-tennis-football-basket.. E così, tornando a casa ho ripensato a quando sono stato a Miami, nel 2002. E l'ho trovata molto bella (vedi foto). Ma Miami è solo un esempio.
A Rimini dobbiamo fare lo stesso? Non possiamo e forse non dobbiamo, ma davvero una via di mezzo deve esserci. Per il momento mi accontenterei dei mesi "fuori stagione". Mi accontenterei della spiaggia "liberata" almeno d'inverno, visto che noi non siamo Miami. Mi accontenterei di un equilibrio tra una spiaggia commerciale e una spiaggia naturale".
Ovviamente in attesa che qualcuno si ricordi che la spiaggia non è una striscia di sabbia su cui appoggiare bagnanti e servizi per bagnanti, ma è, prima di tutto, un ambiente naturale. Un ambiente naturale, come un bosco, ad esempio. E mi piacerebbe che qualche pezzo di questo ambiente naturale si potesse godere nella sua interezza. Solo qualche pezzettino. Con la sua duna (chi ha spianato tutte le dune?), le sue piante, i suoi microambienti.
Mi rendo conto che a Rimini è chiedere troppo.

Buon Ferragosto.

Nelle foto: sopra, Rimini nel 1956. Sotto Rimini e Miami, oggi.



martedì 7 agosto 2012

Video shock: trainer quasi annegato da un'orca

Il video qui sotto è stato reso pubblico, e quindi pubblicato il 24 luglio su Youtube. Risale al 2006 e documenta l'incidente avvenuto al SeaWorld di San Diego, appunto sei anni fa. Un'orca, Kasatka, afferra per un piede un addestratore e lo tiene per lunghi periodi sott'acqua. Ken Peters, il trainer, rimane per quanto possibile, calmo, e dopo molto, riesce a liberarsi.
Il video è stato reso pubblico grazie al Freedom of Information Act (FOIA), "atto per la libertà di informazione", che è una legge sulla libertà di informazione, emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966 dal presidente Lyndon B. Johnson, che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque di sapere come opera il Governo federale, comprendendo l'accesso totale o parziale a documenti classificati.
Infatti, il video è stato utilizzato in un processo, nel caso SeaWorld contro Hilda Solis, Segretario del Lavoro dell'Amministrazione Obama.

Come si fa a non capire che tenere orche in cattività è, oltre che crudele, viste le loro dimensioni e le loro caratteristiche sociali e comportamentali, anche pericoloso e senza senso? Per quale scopo, poi? Profitto...


venerdì 27 luglio 2012

Intermezzo abruzzese

Niente mare oggi, su Storie di Mare.
In questi giorni sono in vacanza a Santo Stefano di Sessanio, sugli altipiani del Gran Sasso. Qua la natura e i paesaggi hanno una bellezza selvaggia, rude e senza fronzoli. La pace, il silenzio, l'aria pulita (siamo a 1250 m s.l.m.), sono quello che io e la mia famiglia cercavamo e abbiamo trovato.

Ingenuamente, mi sono reso conto solo arrivando, che queste sono zone dove il terremoto del 2009 ha colpito duramente. La visita al paese di Santo Stefano è stata davvero un'esperienza fuori dal comune. Il paesino è bellissimo, uno del borghi più belli d'Italia, recita il cartello all'ingresso della strada principale. Lo è ancora, ma il sisma ha lasciato ferite profonde. Il simbolo del paese, la splendida Torre medicea, che ancora troneggia, come simbolo, su negozi, case e cartoline, non esiste più. Si è salvata solo la base. Al suo posto un'impalcatura in metallo ricorda, nella forma e nelle dimensioni, la torre com'era prima. E' un ben triste spettacolo. Il paesino porta i segni della tragedia. Molte case sono puntellate da impalcature, molte sono vuote. Su molte finestre il cartello "Vendesi", e chissà se c'è chi vuole comprare.

Ma credo e intuisco che la gente che è rimasta, gente dura e sincera, abbia voglia comunque di ricominciare e lo stia facendo. I peasini qui intorno sono ricchi di eventi e iniziative, e non vediamo l'ora di assistere al concerto jazz di domenica sera, nella piccola piazza del paese. Il turismo qui è un toccasana. Porta vita e soldi e movimento. Ma non c'è tanta gente in giro, eppure le montagne sono straordinariamente belle. Incontriamo turisti francesi, olandesi e americani. Italiani pochi, ed è un peccato.

Leggo su un blog, a proposito di Santo Stefano: "Oggi, il borgo conta oltre 7.000 visite l’ anno. E si tratta perlopiu’ di un turismo estremamente selezionato, di nicchia, attento ai significati profondi della tradizione e delle manifestazioni popolari". Se amate la montagna, fateci un pensiero.

giovedì 5 luglio 2012

The Truman Show


Ieri sera ho rivisto il film "The Truman show". Sempre bello e sempre motivo di riflessione.

Mi ha fatto venire in mente quanti Truman Show ci sono, in tutto il mondo. Animali che nascono in cattività, senza altre alternative che restarci per sempre. Non conoscono altro mondo che quello che noi gli costruiamo intorno. Anzi, credono che quello sia il mondo. Nient'altro al di fuori della loro gabbia, del loro recinto, della loro vasca. Sempre gli stessi odori, sempre lo stesso spicchio di cielo. Incontrano animali che noi abbiamo scelto per loro, e mangiano il cibo che noi abbiamo deciso debbano mangiare.

Noi ci raccontiamo che "sono trattati benissimo", che "noi amiamo i nostri animali", che "non soffrono perché tanto sono nati lì, e non conoscono altro". Questo rende meno enorme la brutalità di quello che facciamo?

E per cosa poi? Per lo show. Perchè noi li si possa vedere. Per portare i nostri bambini a vedere com'è fatto un orso, un lupo, un delfino, una giraffa. E mostriamo loro degli esseri che ne hanno solo l'aspetto, ma non sono veri orsi, lupi, delfini, giraffe. Sono simulacri, pallide fotografie.
Che inetti e patetici educatori e ricercatori siamo, se abbiamo bisogno di questi luoghi per educare e tutelare. O forse abbiamo bisogno di scuse per coprire la nostra vergogna.

E non ci viene neanche in mente di chiederci: chi diavolo mai ci ha dato il diritto di fare una cosa del genere?

lunedì 25 giugno 2012

Una vita sul campo

Ho appena finito di leggere il libro di Maddalena Bearzi, che vedete qui a lato. Una lettura gradevole e interessante. Premetto che il libro non si trova (per ora?) in Italia e dunque è in inglese. In ogni caso, se ve la cavate un po' con la lingua suddetta, non avrete troppo problemi a leggerlo.
Maddalena è una ricercatrice italiana, una "biologa da campo", come dice il titolo, che dopo alcune esperienze in Italia e in Grecia, ha inseguito il suo sogno, appunto studiare gli animali nel loro ambiente, prima nella penisola dello Yucatan, in Messico, per poi trasferirsi definitivamente a Los Angeles. 
Nella città degli angeli ha scoperto ben presto che nessuno stava o aveva mai studiato i delfini presenti nell'area. Ha cominciato lei, con i mezzi e le risorse che è riuscita via via a trovare. Nel 1998 ha fondato infine la Ocean Conservation Society.

Maddalena ha sempre lavorato anche come giornalista scientifica e questo ovviamente si vede nel libro, che come detto è molto scorrevole e piacevole. 
A me è decisamente piaciuto, e in particolare sottolineo la "svolta" di cui Maddalena scrive a lungo, e cioè il momento in cui, dopo anni di ricerche, ci si rende conto che queste devono andare di pari passo con iniziative di educazione e conservazione. In effetti è triste constatare che più si fa ricerca, più ci si accorge che l'ambiente sta cambiando, in fretta e in peggio, e dunque serve un doppio impegno, su due fronti diversi.

Oltre a informazioni e aneddoti sui delfini e sugli altri animali che si è trovata a studiare, il libro è un percorso di vita, dove risalta quale forza, caparbietà e inventiva ci vogliano per proseguire nella ricerca indipendente. I successi e le difficoltà, le soddisfazioni e la lotta per trovare i fondi e mantenere in piedi i progetti. E', per questo, un libro da consigliare a tutti, ma in particolare agli studenti che ambiscono a una vita sul campo: il libro sarà per loro uno sprone a coltivare il proprio entusiasmo, ma anche un monito al più classico dei "non mollare mai".