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venerdì 17 gennaio 2014

A Cattolica "Il mare delle sorprese"

Domenica alle 17 sarò a Cattolica, al Museo della Regina, con la mia conferenza "Il mare che non ti aspetti", per l'occasione ribattezzata "Il Mare delle sorprese".

Ecco quello che scrive il Museo:
Domenica 19 gennaio prosegue la seconda serie di conferenze riunite sotto il titolo generale Il Museo studia; all'interno del breve ciclo Il mare che non ti aspetti, si colloca la conferenza di Marco Affronte, naturalista e divulgatore, il cui protagonista sarà il mare Adriatico, la sua originalità, la sua vita e biodiversità.
Il nostro è infatti un mare particolare. Stretto fra coste densamente popolate, poco profondo, gli viene attribuita essenzialmente una "vocazione" turistica, economica (è uno dei mari più pescati al mondo), commerciale, come via di ingresso per le merci che arrivano dal Mediterraneo. 
Ma l'Adriatico è una culla di biodiversità, un bacino ricco di vita che dà rifugio anche a specie simbolo della conservazione: delfini, squali, tartarughe marine. Una ricchezza che richiede protezione e tutela, e che è decisamente poco conosciuta.
Il racconto di Marco Affronte si snoderà principalmente attraverso delle storie: storie fuori dal comune, aneddoti, testimonianze di prima mano, situazioni vissute in prima persona da un naturalista che si occupa di Adriatico da oltre 15 anni. Seguiremo, attraverso le immagini e i racconti, le cronache di eventi eccezionali: la prima megattera mai avvistata in Adriatico, l’invasione degli enormi squali elefante nelle acque romagnole del 2001, delfini che lottano per la vita fra le mani dei loro soccorritori, il capodoglio spiaggiato a Rimini nel gennaio 2005, le decine di tartarughe marine ricoverate presso un Ospedale a loro dedicato e poi rilasciate in mare, giganteschi pesci luna che vengono a morire sulla spiaggia, i due delfini, madre e figlia, trovati nel porto di Ancona a giugno 2005, la storia di Andrea, il delfino che cercava la compagnia degli esseri umani.
Storie e racconti di un mare che sorprende, testimonianze di un Adriatico diverso e poco conosciuto, accompagnati da riflessioni su quanto dovremmo e potremmo fare per proteggere una ricchezza che appartiene a tutti noi.


venerdì 15 novembre 2013

A scuola di spiaggiamenti, a Padova

Segnalo con piacere il corso gratuito che si terrà a Padova il 6 dicembre e dedicato ad operatori non sanitari in merito al rilascio di cetacei e tartarughe spiaggiati vivi o in difficoltà.

Il corso si terrà nell'AULA 1, Edificio Seconda Stecca - Agripolis, Viale dell’Università 16, Legnaro, (PD)

Per maggiori informazioni potete mandarmi una mail, vi invierò l'infopack e vi girerò le mail degli organizzatori del corso.


venerdì 14 giugno 2013

Il mare a disegni

Vi posto alcuni dei lavori che i bambini delle scuole di Porto S. Giorgio hanno realizzato ispirandosi al mio racconto "La cattura", di cui ho parlato qui.

Io li trovo splendidi. Sono tutti di ragazzi di prima media, tranne uno (lo riconoscete, no?) che è di una scuola dell'infanzia.

Grazie al Centro di Educazione Ambientale "La Marina Ecoidee" per lo straordinario lavoro nelle scuole.






domenica 12 maggio 2013

Veterinari a scuola di spiaggiamenti

Inizia domani, a Padova, un corso rivolto ai veterinari e relativo alle gestione e alla conservazione di Cetacei e Tartarughe in Adriatico.
Il corso, che durerà fino a venerdì, è una delle tante attività previste dal progetto internazionale Netcet. Questi incontri rispondo all'obbiettivo di "migliorare e standardizzare le cure veterinarie, l'approccio chirurgico, i protocolli necroscopici e la gestione degli spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine".
E' dunque un corso molto tecnico, e non è escluso che io sia l'unico naturalista nel programma.

Farò due interventi, uno in apertura, domattina, intitolato "Biology, ecology and ethology of cetaceans living in the Adriatic " (Biologia, ecologia ed etologia dei cetacei che vivono nel mare Adriatico), e l'altro mercoledì, e sarà "Volunteers, field organization and communication during stranding events" (Volontari, l'organizzazione di campo e comunicazione durante gli spiaggiamenti).

Netcet (qui il sito internet e qui la pagina Facebook) è un progetto importante e con obbiettivi ampi e ambiziosi. In Italia, la sua approvazione, fa il pari con la spinta in avanti a cui si è assistito negli ultimi anni, nella gestione degli spiaggiamenti di Tartarughe marine e Cetacei sulle nostre coste.
I ministeri (Ambiente e Salute), a più riprese stimolati, hanno compiuto passi importanti: le reti regionali e le linee guida per i Centri di Recupero, nel caso delle tartarughe marine, sono arrivati prima e pian piano vanno più o meno a regime.
Per i Cetacei, gli interventi sono stati diversi, ricordo qui solo la nascita della banca dati nazionale degli spiaggiamenti, la creazione del CERT, il gruppo di intervento che si occupa di spiaggiamenti di cetacei vivi, o di spiaggiamenti eccezionali (di massa o di animali di grandi dimensioni). Poi la riorganizzazione della rete nazionale, tuttora in corso, con la responsabilità che passa agli istituti zooprofilattici, e altro ancora in arrivo, speriamo presto, comprese le linee guida per gli interventi sui cetacei spiaggiati vivi.
Dagli interventi più o meno pionieristici  quando ho iniziato io, nel 1997, ad una organizzazione che prende sempre più forma, meglio tardi che mai, con l'intento di lavorare sempre meglio, in questi eventi così particolari, ma di certo non così rari sulle nostre coste.

Tornando a Netcet, dalla pagina Facebook del progetto (della quale in parte mi occuperò io) potete tenervi aggiornati su attività e notizie. E' un progetto che prevede una vasta serie di azioni, dunque non ci sarà da annoiarsi. Vi aspetto là.



martedì 23 aprile 2013

La cattura

Non ho mai scritto, né iniziato, un romanzo in vita mia. E neppure racconti. Non so nemmeno se sono capace di cimentarmi con la scrittura creativa.
Qualche anno fa però volevo provare a raccontare, pensando a dei lettori ragazzi o bambini, cosa può voler dire, per una tartaruga marina, essere catturata in una rete. E l'ho fatto appunto in forma di racconto, e dal punto di vista della tartaruga stessa.
Il racconto, breve, si chiama "La cattura", e potete leggerlo qui.

Nelle settimane scorse il racconto è stato letto, grazie alla collaborazione con il CEA "La Marina Ecoidee", in una scuola dell'infanzia e in una prima elementare di Porto San Giorgio. I bambini hanno fatto poi molti disegni ispirati alla mia storia. Il che mi ha reso molto più orgoglioso che non se avessi vinto un premio letterario.
La loro insegnante, insieme ad altre colleghe, ne ha infine ricavato un video, che potete vedere qui sotto.
Io non posso che ringraziarli di questo grande onore che mi hanno concesso e lo farò presto con una lettera.




lunedì 26 novembre 2012

Il mio grosso grasso weekend svizzero

Ecco il mio intenso, gustoso, frenetico weekend svizzero:

Sabato:
13:53 - Partenza da Rimini (in treno)
18:15 - arrivo a Lugano
18:30 - corsa in albergo, preparazione della sala
20:00 - cena lampo
20:30 - conferenza (iniziata puntuale, son svizzeri!) "Jack il delfino e altre storie di mare"
22:30 - drink e quattro chiacchiere con alcuni partecipanti
01:00 - nanna
01:30 - telefonata al portiere di notte perché due stanze dopo la mia sembrava di essere al Cocoricò

Domenica:
09:00 - colazione
10:00 - in auto verso la RSI, radio nazionale della Svizzera italiana
11:00 - due interviste alla radio, una sulle tartarughe e una sui delfini
12:30 - corsa in auto verso Ascona
13:30 - pranzo lampo in riva al lago (pizza Margherita da 12,50 euro!! son svizzeri...)
14:00 - preparazione della sala
14:30 - conferenza (iniziata con 5 minuti di ritardo, son svizzeri) "Il mare che non ti aspetti"
16:45 - corsa in auto verso Lugano
17:50 - partenza in treno
22:35 - arrivo a Rimini

venerdì 23 novembre 2012

Sempre più... Svizzera!

Questo è l'articolo sul Corriere del Ticino di ieri. Sta a vedere che è molto più facile (e gratificante)  parlare di mare in Svizzera che in Italia!


giovedì 22 novembre 2012

Nuotare con... le tartarughe?

Questa mi mancava. Mentre sono arci-noti, in diverse parti del mondo, i programmi per nuotare con i delfini (swimming with dolphins), sia in mare aperto che in cattività (o semi-cattività), non sapevo ci fosse anche una proposta di swimming with turtles.
Mi arriva invece, attraverso una lista di discussione mondiale sulle tartarughe, la notizia di questo particolare progetto. Si svolge alle Isole Samoa, e il giornalista australiano che lo segnala, scrive "Recentemente ho visitato una riserva per tartarughe marine, a Samoa. E' più una attrazione turistica che altro, ma i proprietari davvero amano le tartarughe e si impegnano nella conservazione. Pagano i pescatori che accidentalmente catturano tartarughe verdi [Chelonia mydas], e che altrimenti invece le mangerebbero, per portarle alla riserva. Qui le allevano e consentono al Dipartimento della Pesca del paese, di marcarle per poi rilasciarle."

Il giornalista solleva anche dei dubbi se questo sia o meno una forma di sfruttamento degli animali (dice che alcuni visitatori occidentali lo considerano così). Aggiunge anche che l'acqua non sembra pulitissima, e su TripAdvisor ci sono commenti negativi proprio legati alla scarsa pulizia dell'acqua.
In realtà, aggiungo io, un'acqua torbida o verde di alghe non necessariamente è "sporca" (e comunque non sembra così sporca nel video che metto più sotto).
I commenti relativi all'esperienza di nuotare con le tartarughe sembrano invece davvero entusiasti.

Io sono molto perplesso. I soldi che i visitatori pagano (poco: 5 $ gli adulti e 3 i bambini) servono poi per programmi di conservazione? Sì, e quali?

In questo blog si legge che la famiglia proprietaria di questo "laghetto" non sembra saperne molto di tartarughe, non dà nessun tipo di informazioni sugli animali, e anzi vende banane e papaya da gettare alle tartarughe, che le mangiano avidamente: le tartarughe verdi sono prevalentemente erbivore, ma magari banane e papaya non fanno esattamente parte della loro dieta!

In definitiva, mi sembra un'esperienza non troppo edificante, sotto diversi punti di vista, anche etici (è comunque sfruttamento di animali a fini commerciali), e se non siete convinti guardatevi questo album di foto e vedrete a cosa sono sottoposte quelle tartarughe.
Per fortuna resta, per quel che ne so, un caso isolato.


giovedì 8 novembre 2012

Sabato, a Bari

Sabato mattina sarò a Bari, per partecipare alla quinta "tappa" della Biennale Habitat 2012, del cui Comitato Scientifico faccio parte.

Qui potete scoprire cos'è e cosa fa la Biennale Habitat.

Qui sotto il programma della mattinata (l'incontro prosegue nel pomeriggio ma con altri temi, che potete comunque leggere qua) che si svolgerà presso il Centro Universitario Sportivo di Bari:

ore 9,30 - Apertura dei lavori
Annika Patregnani - Presidente Biennale Habitat
Prof. Franco Palmirotta - Direttore CEA SOLINIO

Saluti delle Autorità
Prof. Corrado Petrocelli - Rettore dell'Università degli studi "Aldo Moro" di Bari
Dott. Renato Laforgia - Presidente CUS Bari
Dott. Raffaele Sannicandro - Presidente CONI - Assessore Urbanistica Comune di Bari
Dott. Alfredo Malcarne - Presidente Assonautica Regionale di Puglia

ore 10,00 - 
FORUM
 "Formazione e Nuove Professioni"
- Saluti Dirigente Istituto Nautico di Bari e presentazione dell'Offerta Formativa a cura del Prof. De Gigli - con la partecipazione e il coinvolgimento delle scuole medie
- “La formazione velica nel Corso di Laurea SAMS dell'Università di Bari con il coinvolg IV e V delle scuole superiori
"
Prof. Fischetti Univ. degli Studi di Bari - Scienze Motorie
- "La Formazione e le Nuove Professioni della Blue Economy"
Lucio Petrone - Senior Editor di “Nautica”, Nautica Editrice
- "Presentazione libro 'Jack il delfino e altre storie di mare'

Marco Affronte
- "Mediterraneo, un mare di plastica"
Prof. Nicolò Carnimeo - Professore di Diritto della Navigazione e dei Trasporti all'Università Moro
- Esibizione canora "Mare’"
Scuola Elementare "Gabelli" di Foggia

ore 12,00
- "Video Presentazione del Centro Tartarughe di Molfetta"
- "Il problema delle catture accidentali di tartarughe marine in Adriatico: dati e possibili soluzioni"
Marco Affronte
- "Video Presentazione documentario 'I Delfini di TARAS' (Taranto)
a cura di Jonian Dolphin Conservation

martedì 30 ottobre 2012

Appuntamenti di novembre

Questo novembre sarà ricco di incontri.
Ecco dove, se volete, ci possiamo incontrare:

- Sabato 10 novembre, a Bari, alla quarta tappa della Biennale Habitat.
Farò due interventi, entrambi al mattino:
* nel primo presenterò "Jack il delfino e altre storie di mare" a un gruppo di ragazzi delle scuole medie
* nel secondo parlerò del problema, e delle possibili soluzioni, delle catture accidentali di tartarughe marine, in Adriatico

- Venerdì 16 novembre, a Miramare di Rimini
Alle ore 21,00, presso l'Hotel Giorg (Viale Principe di Piemonte, 39):
* conferenza sull'Adriatico "Il mare che non ti aspetti". Organizzata dal Blue Abyss Diving, aperta a tutti, ingresso libero

- Sabato 24 e domenica 25, in Svizzera
due incontri organizzati dalla Swiss Whale Society
* il 24, alle 20,30, presentazione del libro "Jack il delfino e altre storie di mare", presso l'albergo Pestalozzi, a Lugano
* il 25, nel pomeriggio, conferenza, presso la sala di Casa Serodine, ad Ascona.

venerdì 19 ottobre 2012

Un libro e un appuntamento

Il 30 ottobre, alle 17, presso il Museo della Marineria di Cesenatico, il libro "Where to go and what to eat", pubblicato in questi giorni dalla Aracne.
Il libro, come mi scrive uno dei due editor, Annalisa Zaccaroni (l'altro è Dino Scaravelli, e sono entrambi amici e colleghi che conosco bene) "nasce come presentazione dei contributi presentati al meeting svoltosi a Cesenatico il 22 Maggio 2010 ed organizzato dal Corso di Laurea in Acquacoltura ed Igiene delle Produzioni Ittiche dell’Università di Bologna, nell'ambito delle iniziative del Gruppo di Ricerca sui Grandi Vertebrati Pelagici. L’idea è quella di riunire in un unico testo alcuni spunti su quelli che sono i principali fattori ecologici che condizionano le scelte evolutive dei mega-vertebrati marini, focalizzando l’attenzione sulle catene trofiche e sulle migrazioni, analizzate in diversi modelli animali marini (elasmobranchi, tartarughe marine e cetacei)".

Il libro, che essendo una pubblicazione prettamente scientifica, è in inglese, è appunto un compendio di interventi di vari autori, che toccato tematiche diverse: dalle conseguenze per la catena alimentare a seguito della perdita di predatori al top, come gli squali, al caso dei capodogli spiaggiati nel 2009 al Gargano; dall'identificazione dei rischi per delfini e tartarughe dell'Adriatico, a uno studio sullo squalo bianco in Sudafrica; dai Cetacei del Golfo di Trieste alle stenelle del Tirreno. E così via.

I lavori sono sicuramente interessanti ed è un bene che siano stati pubblicati gli atti di quel convegno, dal momento che non è che l'Italia sia ricca di iniziative come questa.

Se venite a Cesenatico, tra l'altro, prendete i proverbiali due piccioni con una fava, visto che al Museo della Marineria, dal 20 ottobre al 18 novembre, c'è una mostra da vedere, dedicata alla baleneria. Attraverso immagini d’epoca quali stampe, dipinti, fotografie, la mostra ripercorre la storia secolare della caccia alla balena: un'attività umana oggi per fortuna quasi scomparsa, che ha tuttavia scritto pagine memorabili della marineria. Le immagini provengono dall'archivio di Giancarlo Costa, giornalista e fotografo che ha curato la mostra, realizzata in collaborazione con l’Acquario Civico di Milano.

Ci vediamo a Cesenatico.


giovedì 12 gennaio 2012

Sportine biodegradabili e non. E se le mangiano le tartarughe?

La plastica ha molti pregi: versatilità, leggerezza, robustezza e lunga durata. Proprio quest'ultima caratteristica però, come sappiamo, è anche un suo grande difetto, dal momento che i rifiuti plastici possono permanere nell'ambiente per tempi lunghissimi, anche dopo il loro utilizzo, e cioè come rifiuti.
Dal 60 all'80% dei rifiuti in mare sono fatti di plastica. "Ricordi" abbandonati che galleggeranno per decenni... Ogni anno le imbarcazioni che solcano i mari, li riempiono anche con 4-6,5 tonnellate di rifiuti plastici (è una stima, ma sconcerta ugualmente). Il totale della plastica scaricata ogni anno in mare, compresa quindi quella che proviene da terra (l'80% del totale) si aggira, secondo l'Unep, in 20 milioni di tonnellate.
La plastica galleggiante è un rischio per molte specie marine, in particolare uccelli, mammiferi marini e soprattutto tartarughe. Queste ultime infatti, oltre confondere i rifiuti galleggianti come possibili prede, hanno anche l'esofago ricoperto di spine cornee rivolte verso l'interno, che servono a trattenere il cibo, mentre dalla bocca eliminano l'acqua in eccesso. Significa che se una sportina di plastica entra nella gola di una tartaruga, non ne esce più. In una elevatissima percentuale di tartarughe esaminate, in molti studi, si trova della plastica a vari livelli del tratto gastro-intestinale, che a volte non riesce neppure a essere eliminata.

E nel caso di materiali biodegradabili? Tre ricercatori appartenenti a istituti di ricerca tedeschi e australiani, hanno voluto indagare per capire cosa succede alle borsine biodegradabili ingerite dalle tartarughe. Hanno dunque eseguito test su tartarughe verdi (Chelonia mydas) e tartarughe comuni (Caretta caretta), rispetto a:
- classiche sportine da supermercato, non biodegradabili
- sportine degradabili. Contengono sostanze come l'amido che favoriscono la degradazione. In genere si frammentano in tanti piccoli pezzi, ma non si degradano del tutto
- sportine BIOdegradabili. Vengono degradate da batteri, funghi, alghe o altri microorganismi

In pratica i ricercatori hanno prelevato i liquidi gastrici da tre tratti diversi dell'apparato gastro-intestinale di due tartarughe, una verde e una comune, trovate morte da poco tempo, e dunque in buono stato di conservazione. E vi hanno immerso dentro, per 49 giorni, pezzi delle borsine. Altri pezzi sono stati lasciati in semplice acqua salata e dolce. Ecco alcuni risultati interessanti:
1. le sportine non degradabili e quelle degradabili (non BIOdegradabili), non si sono per nulla ridotte in tutto il periodo dell'esperimento
2. quelle BIOdegradabili invece, hanno perso peso, in misura maggiore per la tartaruga verde rispetto alla tartaruga comune. Questo si può spiegare col fatto che la tartaruga verde è erbivora, e dunque il suo intestino è specializzato nella digestione della cellulosa, componente importante delle sportine biodegradabili, essendo a base vegetale.
3. la biodegradazione è comunque ridotta: circa il 9% (al massimo) nella tartaruga verde, e 5% in quella comune, sempre in 49 giorni
4. La BioBag®, una grossa ditta statunitense, produttrice di materiali biodegradabili, afferma che le sue borsine si degradano completamente, al 100% dunque, in 49 giorni (ecco perchè la ricerca si è svolta proprio su 49 giorni). Lo studio svela invece che dopo 49 giorni in acqua salata, la degradazione è pari al 4,5%. A questo ritmo una sportina si degrada completamente in 3 anni... Meglio così che le migliaia di anni necessarie per una borsa di plastica, ma resta comunque un pericolo nel breve-medio termine per le tartarughe e per tutti gli animali che possono ingerire questi rifiuti.

giovedì 6 ottobre 2011

Tartarughe in prima pagina

Oggi, per merito della infaticabile Beatrice Jann, che ormai non so più come ringraziare, si parla di tartarughe marine sulla prima pagina del Corriere del Ticino (Svizzera) e all'interno c'è una mia intervista. Cliccate sull'articolo per poterlo leggere.

Un "riassunto" dell'articolo lo trovate qui.


mercoledì 5 ottobre 2011

Tartarughe: minacce a colori

Tutte e sette le specie di tartarughe marine esistenti sono protette. Si trovano tutte elencate nell'Appendice I, la più restrittiva, della Convenzione di Washington (Cites). E' un po' la filosofia del "non saper nè leggere nè scrivere". Non sappiamo esattamente in che condizioni siano tutte le popolazioni di tartarughe marine mondiali, alcune male o malissimo, altre meglio, ma per star nel sicuro, proteggiamole tutte. Bene così, le poche volte che questo succede, non c'è da lamentarsi.
Ma il fatto che le tartarughe abbiano una vita molto lunga, che si muovano molto e che occupino areali molto ampi, rende effettivamente difficile stabilire lo stato di conservazione, e di conseguenza pianificare le strategie adeguate, per le differenti popolazioni.
Così, un folto gruppo di ricercatori ha deciso di studiare un metodo per valutare dal punto di vista biologico e spaziale le distinte popolazioni di tartarughe, così da evidenziare meglio, perché su scala più piccola, le minacce, lo stato di salute e eventualmente la mancanza di dati scientifici.
Hanno così individuato 58 distinti gruppi, chiamati RMU (Regional Management Unit) in tutto il pianeta. Undici di questi gruppi sono stati poi identificati come quelli maggiormente a rischio - 5 nell'Oceano Indiano, 4 nel Pacifico e 2 nell'Atlantico (Mediterraneo compreso).
Interessante allora andare a vedere la situazione delle tre specie che regolarmente frequentano il Mediterraneo. Vediamo.

Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)
Il Mediterraneo è colorato di verde, che corrisponde a Low Risk-Low Threats che significa un'area dove questa specie è abbondante, è stabile (Low risk) e si trova sotto minacce basse o moderate (Low threats). 

Tartaruga verde (Chelonia mydas)
High risk-High Treaths. Qui le cose vanno decisamente peggio: non ci sono molte tartarughe verdi in questo bacino (sono concentrate tutte a oriente come si vede nella cartina) e queste sono sottoposte a elevate minacce.

Tartaruga comune (Caretta caretta)
Il blu indica Low Risk-High Threats, quindi popolazione ampia e stabile, sebbene sotto consistenti minacce. In effetti la popolazione mediterranea di Caretta caretta è (ancora) abbondante. E le minacce... beh,  sappiamo che ne vengono pescate, accidentalmente, 132.000 all'anno!

venerdì 30 settembre 2011

Buon Viaggio Adriatico!

L'ebook "Viaggio Adriatico. Delfini, squali, tartarughe e altre storie: vita di un mare molto particolare." è finalmente pronto!
Lo trovate già in vendita a 7,99€ sul sito dedicato, dove potete anche leggere l'indice del libro e l'Introduzione. Fra qualche giorno sarà in vendita anche nelle librerie on-line, a 9,99€.

Viaggio Adriatico è la versione ebook del libro che uscirà a settembre 2012? 
No, quello di settembre prossimo è un altro libro, in versione cartacea, il cui titolo, ancora provvisorio è: "Cosa non farei per te. Storie vere di delfini, uomini e balene"

Perché un ebook?
Questo ebook nasce come una raccolta di scritti, che ho prodotto negli ultimi anni, adeguatamente rivisti e aggiornati, a quali ho voluto dare una veste più consona, un contesto più maturo. L'ebook, che lo si voglia o no, è l'editoria del futuro. Pubblicarlo in ebook mi ha consentito di farlo in tempi brevi (ci tenevo che uscisse prima del libro nuovo) e di renderlo disponibile a un prezzo decisamente accessibile.

Come si legge un ebook?
Viaggio Adriatico è disponibile in due formati: pdf e epub. Un file PDF lo puoi leggere direttamente dal tuo pc, scaricando il programma gratuito Adobe Reader. Un file EPUB lo puoi leggere con praticamente con tutti i lettori elettronici (eReader) in commercio, oppure direttamente dal tuo pc, scaricando il programma gratuito Adobe Digital Editions.

Di cosa parla Viaggio Adriatico?
Per molti l'Adriatico è un mare minore: acque troppo basse, spesso torbide, fondali limacciosi. Un mare per turisti che ne amano soprattutto le spiagge e le rive che degradano dolcemente. Pochi ne apprezzano la biologia e la varietà di vita; pochissimi lo conoscono per davvero. Questo è un libro sull’altro Adriatico, quello “sotto”, quello vivo e a volte dimenticato. Appunti, notizie, storie, raccontano di delfini, balene, tartarughe, pesci luna, squali, tonni, pesci, molluschi e crostacei che lo popolano così come riempiono le oltre 160 pagine di questo libro. Un mare che è come una culla. Le acque basse sono un rifugio, e se poi sono anche ricche di cibo ecco che diventano un ambiente accogliente e florido. Ma anche un mare fragile e delicato, messo in pericolo ogni giorno dagli scarichi di mille città, da una pesca intensiva, dalla maleducazione o l’incuria di chi non sa, per ignoranza o per pigrizia, apprezzarne le qualità oltre alle belle coste e ai porti accessibili. Buon Viaggio Adriatico.

venerdì 16 settembre 2011

Strage di tartarughe in Mediterraneo

Mentre da una parte leggo pessime notizie per le tartarughe marine in Mediterraneo (Casale P. "Sea turtle by-catch in the Mediterranean"), da un'altra parte mi fa piacere che i dati e i numeri siano molto più incoraggianti.
Nell'articolo di Paolo Casale si legge che ogni anno in Mediterraneo vengono catturate accidentalmente, dagli attrezzi da pesca, oltre 132.000 tartarughe marine. Un numero spaventoso, aggravato dalla stima che 44.000 di esse muoiono a seguito della cattura. Una strage.
L'altro articolo invece, pubblicato su Biological Conservation ci informa che nelle acque degli Stati Uniti, circa 20 anni fa, le tartarughe catturate erano qualcosa come 300.000, e 70.000 di queste trovavano la morte. Ripeto, venti anni fa. Eh sì, perché oggi invece le tartarughe che muoiono ogni anno a causa della pesca nelle acque statunitensi sono diventate "solo" 4.600, mentre le catture totali si sono ridotte del 60%.
Riassumendo, se ne catturano molte meno, e di queste una bassa percentuale trova la morte.
Come sono arrivati a questo? Con l'introduzione di diverse misure, ad esempio:
- l'utilizzo di ami circolari e del kit per slamare la tartaruga, per le barche che pescano con il palamito (lunga lenza con migliaia di ami);
- l'uso dei TED (Turtle Excluder Device) nelle reti che pescano gamberetti. I TED sono griglie metalliche che applicate alla rete consentono alla tartaruga catturata di fuggire via;
- la chiusura della pesca per certi periodi e in certe aree in cui è più frequente che vi si trovino le tartarughe.

Passare da 70.000 a 4.600 tartarughe morte all'anno io lo chiamo un successo. Ottenuto con misure e politiche della pesca che mettono insieme gli interessi della pesca con quelli della conservazione. Ancora molto si può fare, ma in Mediterraneo e in Italia in particolare mi accontenterei di un inizio simile.
Gli ami circolari (è più difficile che le tartarughe li ingoino, rispetto ai classici ami a forma di J) sono stati testati e distribuiti in Italia, durante il progetto Life "Tartanet": i risultati furono interessanti ma non so dire che diffusione abbiano attualmente questi ami.
Nello stesso progetto, su mia proposta, fu inserita le sperimentazione dei TED nelle reti a strascico dell'Adriatico. Ci lavorammo insieme a CTS per l'Ambiente e soprattutto al CNR-Ismar di Ancona e i risultati sono stati molto incoraggianti, ma incompleti. Purtroppo servirebbe un'ulteriore tranche di sperimentazioni, ma non si è mai più riusciti a trovare i fondi necessari.
I passi sarebbero: 1. finire la sperimentazione e, in caso di esiti positivi, 2. spingerne, a livello istituzionale, l'applicazione su tutte le reti a strascico. Sarebbe un passo strepitoso: in una mossa salveremmo più tartarughe marine di quante ne possano rimettere in mare in un anno tutti i centri di recupero di Italia messi insieme. Ma mancano i soldi (e la volontà?).

sabato 27 agosto 2011

Ci vediamo ad Ancona

Sabato prossimo, 3 settembre, si svolgerà ad Ancona, presso il Ridotto del Teatro delle Muse, il convegno: "Sulla scia della tartaruga marina... per conoscere la biodiversità dei nostri mari". Io sono fra i relatori, dunque mi farebbe piacere vedervi lì. Ecco il programma:


Il giorno dopo, per chi fosse interessato, liberazione di due tartarughe:



lunedì 25 luglio 2011

Aiutatemi a capire

Leggete questo post, e guardate bene anche le foto. E poi aiutatemi a capire. Perchè io non ci posso credere che sia stato un gesto crudele, una ingegnosa e tremenda tortura. Non posso pensare che qualcuno, per infliggere dolore, sofferenza e morte a un animale, si sia messo lì con il polistirolo, il nastro adesivo, il legno e abbia congegnato e lavorato e realizzato quella "cosa".
Deve essere qualcosa d'altro. Forse, come scrivono gli amici di Brancaleone, un rudimentale attrezzo da pesca? Non lo so. Aiutatemi a capire.

venerdì 11 marzo 2011

Perchè l'Ospedale delle Tartarughe è pieno?

Ipotesi sui motivi dell'inusuale serie di spiaggiamenti di tartarughe di questo inverno 2011

Nei primi due mesi del 2011, con una coda che prosegue ai primi giorni di marzo, abbiamo assistito a un elevato, quanto insolito, numero di spiaggiamenti di tartarughe ancora vive e in difficoltà. L'Ospedale delle Tartarughe si è riempito fino all'inverosimile, sia per il numero di ricoveri, oltre 20, sia perchè la gran parte di questi esemplari presenta dimensioni ragguardevoli, con punte di 70 cm di carapace.
Tutti questi animali, tranne qualche caso particolare (due ferite traumatiche, un amo in esofago), rientrano nel quadro di casi di tartarughe cosiddette cold-stunned, che in pratica significa, paralizzate dal freddo. Animali dunque che, in molti casi, si riprendono in tempi relativamente brevi, messe in acqua calda e nutrite a dovere, ammesso che non abbiano nel frattempo sviluppato problemi e patologie secondarie.
Si può trovare una relazione fra l'andamento delle temperature ambientali e gli spiaggiamenti di esemplari appartenenti a questa casistica?

Un caso molto simile a quello di quest'anno, ma in versione molto più ridotta, si era verificato anche l'anno scorso con un insolito picco di spiaggiamenti in marzo. In particolare erano state trovate 12 tartarughe in difficoltà, fra l'8 e il 12 marzo. Nell'analisi del fenomeno di questi spiaggiamenti invernali, sono partito proprio da lì.
Ho dunque raccolto le temperature massime e minime, dal 1 febbraio al 31 marzo 2010, e le ho messe su un grafico, a confronto con gli eventi di spiaggiamento (vedi figura qui sopra).
Ecco cosa si può notare:
- i primi 18 giorni di febbraio la temperatura massima non sale praticamente mai sopra i 10°C
- abbiamo poi valori altalenanti fino al 24, poi dal 25 febbraio al 2 marzo ecco una settimana cruciale: la temperatura sale e rimane sempre sopra i 12° C, con punte di 17
- a quel punto, secondo momento cruciale, ecco che torna il freddo, prima attorno ai 9-10° C, poi 7 °C il 7 marzo, 6° C l'8 marzo, 5° C sia il 9 che il 10 marzo, addirittura 2° C l'11 marzo
- proprio in quei cinque giorni, dall'8 al 12, dodici tartarughe arrivano in spiaggia, inebetite dal freddo
- dal 13 marzo in poi, le temperature risalgono costantemente, e in pratica arriva la primavera, senza più spiaggiamenti

Come si possono interpretare questi dati? Ecco la mia ipotesi. Non sappiamo come le tartarughe, animali a sangue freddo, possono sopportare le gelide acque adriatiche invernali, parliamo di temperature da 6 ai 10° C. E' possibile che le affrontino in maniera quasi, si potrebbe dire, vegetativa, muovendosi poco, mangiando poco, di sicuro rallentando al massimo il metabolismo, forse stazionando per lunghi periodi sul fondo. In ogni caso, a intervalli più o meno lunghi, devono venire in superficie a respirare. Quando ci sono periodi di diversi giorni in cui il rigido freddo invernale si spezza per lasciare spazio a temperature tiepide, 15-17° C, come abbiamo visto dal 25 febbraio al 2 marzo, quando le tartarughe escono a respirare "colgono" il cambiamento, se non altro riempiendosi i polmoni di aria decisamente più calda del solito. Non è detto infatti che l'acqua del mare si riscaldi di conseguenza, avendo questa una elevata capacità termica, e dunque reagisce lentamente al variare della temperatura esterna.
Quando dunque le tartarughe percipescono questo aumento di temperatura, continuamo con la nostra ipotesi, si riattivano, si muovono di più, soprattutto "riaccendono" il metabolismo. Se dopo un po' di giorni in questo stato, le temperature crollano di colpo (non gradualmente, il che consetirebbe alle tartarghe di rientrare forse nello stato di riposo "invernale"), trovano questi animali impreparati, che dunque intirizziti, semi-paralizzati e indeboliti dal freddo, si spiaggiano.

E' solo un'ipotesi e potrebbe essere integrata e migliorata, per esempio valutando anche le temperature dell'acqua del mare, negli stessi periodi, e lo farò. Eppure sembra che anche la grande emergenza di questo inizio inverno 2011 possa convalidare questo quadro.
Nelle temperature riportate nel secondo grafico notiamo, a dicembre 2010, valori in salita, partendo da temperature molto basse (da -2°C del 16 dicembre, ai 14° C del 24), poi il crollo e in soli quattro giorni siamo di nuovo a 4° C. Per tutto gennaio la temperatura resta su valori attorno ai 5° C di media, ed ecco che molte tartarughe si spiaggiano. I primi di febbraio i valori risalgono, fino ai 15° C del 15 febbraio e ai 14° C del 17. In tutto questo periodo non si spiaggiano tartarughe, salvo una, già morta.
Infine, ecco che le temperature scendono di nuovo, soprattutto le minime, e in maniera repentina. E ricominciano gli spiaggiamenti, a grappolo, tutti concentrati: ben 14 esemplari (11 ancora in vita) dal 24 febbraio al 4 marzo.

Che ci sia una stretta correlazione fra temperature ambientali e comportamenti e fisiologia delle tartarughe marine, è ovvio anche al di là di questi dati. Sono animali a sangue freddo e dunque le temperature hanno grandi influenze sulla loro vita. Questi dati mi sembrano confermare che, sebbene le tartarughe siano in grado di sopportare temperature che sembrerebbero proibitive per un Rettile, gli improvvisi sbalzi, soprattutto se dati da rialzi notevoli, seguiti da bruschi crolli possono avere dirette conseguenze sugli spiaggiamenti di esemplari che si presentano in condizioni descritte come cold-stunned.