martedì 16 dicembre 2008

Voglia di conferenze?

Mettetemi a tavola con due sconosciuti e mi vedrete in difficoltà. Mettetemi a parlare davanti a cento persone e sarò a mio agio. Mi piace fare conferenze, mi piace lo scambio di informazioni, sensazioni, idee che si può avere in questo momenti. Mi piace il feedback e quello che mi porto via di nuovo, ogni volta che parlo con "un pubblico" bimbi o adulti che siano.
Tutto ciò per dirvi che Fondazione Cetacea, nella persona del sottoscritto, è disponibile per conferenze e incontri. Avete un club o un'associazione e volete organizzare un bella serata parlando di mare, delfini, tartarughe, squali, conservazione? Date un'occhiata alle proposte di Fondazione Cetacea!

venerdì 12 dicembre 2008

Sono un giapponese anch'io?

Sul blog Shifting Baselines c'è una bella discussione che nasce dal post scritto da Jennifer Jacquet dal titolo "What Can We Learn from Cockroaches of the Sea?" Il titolo nasce dalla definizione che un personaggio pubblico giapponese ha dato delle balenottere minori, definendole appunto "scarafaggi" (cockroaches) del mare. Ma l'argomento è un altro.
Jennifer ha mostrato ai suoi studenti questo grafico:
Dal grafico si deduce il drastico declino delle balenottere azzurre, la linea blu, che sono ormai ridotte al 5% rispetto a quale, si stima, fosse la popolazione iniziale (le barre viola sono invece le catture dovute alla baleneria).
Poi ha mostrato un secondo grafico, relativo questa volta alla balenottere minori, quelle cioè che tutt'oggi vengono continuamente cacciate dalle navi baleniere, soprattutto giapponesi.
Dal grafico si vede che le balenottere minori se la passano decisamente meglio. A questo punto la domanda rivolta agli studenti è stata: perchè, pur guardando questo grafico, noi non vogliamo che le balenottere minori vengano cacciate e uccise?
Dopo diverse risposte date facendo riferimento proprio al grafico, qualcuno ha infine risposto: perchè pensiamo che sia sbagliato farlo. Risposta esatta, dice la Jacquet. E aggiunge che anche se i dati non sostengono una battaglia per la protezione delle balenottere comune (la popolazione è relativamente sana) l'etica invece sì.
Discorso delicato e abbastanza ostico direi. E, in generale, non sono troppo d'accordo. La questione etica, soprattutto riguardo agli animali, impone subito delle distinzioni, delle linee di demarcazione. E infatti la discussione che si accende nei commenti rotola subito qua. Perchè non è etico o è immorale uccidere balenottere minori e non lo è pescare pesci, o macellare maiali e polli? Ovvio che se si prende questa direzione, si va verso un mondo di vegetariani (almeno finchè qualcuno non metterà in dubbio se sia etico uccidere organismi viventi, anche vegetali...).
Infine ecco che si arriva a dire che è la "provata" intelligenza di balene e delfini, e la loro, sebbene poco definita, coscienzà di sè, a fare da spartiacque.
Insomma, animali intelligenti hanno dei diritti, gli altri meno.
Ma non sarà forse che usiamo un metro di giudizio troppo "umano"? Siccome siamo animali intelligenti, ecco che l'intelligenza è l'elemento che determina la questione. Mah...
E se vedessimo l'intelligenza dell'uomo, e degli altri animali che ne siano eventualmente in possesso, come un carattere adattativo come il collo delle giraffe, il senso elettromagnetico degli squali, il guscio delle tartarughe? Non concederemmo allora a tutti gli animali certi diritti, come per esempio il diritto a non essere depredati oltre al loro limite di sopravvivenza?
Insomma, sono dalle parte dei giapponesi? Oddio...

giovedì 11 dicembre 2008

Blackout

Sarà l'avvicinarsi delle feste, sarà il periodo di lavoro intenso ma poco "creativo", sarà il freddo. Sta di fatto che ultimamente apro il blog, guardo la pagina bianca, mi spavento e quasi sempre scappo via. Abbiate pazienza. Abbiate pietà.
So che venite qua (e grazie per la fedeltà con cui lo fate), vi trovate un post di una settimana fa, e ve ne andate sconsolati. Che devo fare? Va così. E dire che fra pochi giorni il blog compie tre anni...
In ogni caso, se volete, approfittate di questo blackout mentale. Riempitelo voi il buco creativo. Suggerite argomenti per un post. Suscitate una discussione. Basta un niente, una scintilla, per far ripartire un cervello in sciopero. Attaccatemi 'sta spina!

giovedì 4 dicembre 2008

Il ciclone

Ho conosciuto Christina credo uno o due anni fa. Lei se lo ricorda bene, io me lo dimentico sempre e ogni tanto le chiedo di ricordarmi come avvenne. Mi aveva telefonato per un articolo che doveva o voleva scrivere per un quotidiano locale, non ricordo bene su cosa ma immagino ci fossero di mezzo dei delfini, e le serviva una mano. Gliel'ho data volentieri. La sentivo titubante, quasi timorosa, ma sinceramente appassionata e coinvolta in quello che stava facendo.
Da allora Christina è entrata a far parte dell'orbita di Fondazione Cetacea. E' uno dei nostri satelliti, non l'unico, ma uno di loro. Persone che si danno da fare per noi, senza chiedere niente in cambio, ma mettendoci cuore e volontà. Mi ricordo le prime chiacchierate con lei. Confusa, temeva di commettere errori per inesperienza e incompetenza. A volte mi sembrava di leggerle la mente e vedere in trasparenza il suo cervello che esplodeva di input nuovi e di una passione di cui al momento non aveva compreso appieno la portata. Ma era arrivata come una onda di piena e portato con sè nel bene, e forse anche nel male, i suoi figli, la sua famiglia., prima legnetti fragili in balia della corrente e ora credo alleati e coivolti. Christina sembrava fragile e dovendo avere a che fare con amministrazioni e amministratori locali, non ero sicuro di quanto avrebbe resistito.
Ma l'ha fatto. Eccome. Ricordo di averla incontrata una volta, dopo tanto che ci si sentiva solo per telefono o per email, di persona, in una trattoria ad Ancona. Sono rimasto sorpreso, e gliel'ho detto. Sicura, determinata, con in testa una strada da percorrere. Aveva anche cambiato look, o forse è stata solo una mia impressione. Forse traspariva fuori quello che era avvenuto dentro. Io dentro di me ho sorriso per tutto il tempo ("Ce l'ha fatta, si è messa alle spalle le insicurezze, o ha imparato a nasconderle bene. Adesso abbiamo un'alleata forte").
E' persino entrata in politica, candidata nella sua città, Porto San Giorgio, in una lista civica. Ogni tanto dice che molla tutto, che è troppo vecchia per queste cose (è più giovane di me, sia chiaro). Io le dico che la comprendo, che viva tranquilla la sua vita. Ma la aspetto. Ed eccola che ritorna, con una battaglia nuova. Le botte in faccia non si contano più, ma fanno crescere. Adesso ce l'ha con chi vuole tagliare dei pini per una linea ferroviaria, e intanto organizza letture di Gomorra, di magistrati di mani pulite, e anche del suo vecchio amico biologo con il suo mare che non ti aspetti.
Vai Chri, ricordo di averti scritto una volta che la passione è un cavallo selvaggio, lo puoi rinchiudere o imbrigliare per un po', ma prima o poi ritornerà a galoppare. Avevo ragione?
Se volete, potete andare a trovare Christina sul suo blog.

mercoledì 26 novembre 2008

I (poveri) delfini delle Solomon

Le Isole Solomon sono state un protettorato della Gran Betagna per oltre un secolo, fino al 1976 quando sono diventate una nazione indipendente. La popolazione ha da sempre fatto affidamento sulle risorse del mare per il proprio sostentamento. Compresi i delfini che abitano quelle acque. Alcune tribù hanno una tradizione di caccia al delfino. Li cercano e li seguono con le loro barche e poi facendo rumore li spingono verso riva, dove vengono poi tenuti forzatamente sott'acqua fino a che annegano, oppure semplicemente accoltellati. Ne mangiano la carne e ne prelevano i denti, che usano come merce di scambio, come moneta cioè, o come doni nuziali.
Stranamente però non hanno mai cacciato i tursiopi, di cui reputano di poco valore sia la carne che i denti.
Questo fino al 2003, quando un canadese di nome Christopher Porter offrì parecchi soldi ai pescatori locali, perchè gli pescassero tursiopi da vendere ai delfinari messicani.
Parentesi: visto i lunghi anni passati a contatto con i delfinari, conosco molti addestratori di delfini, e non sarà mica un caso che molti di loro adesso lavorano nel florido mercato dei delfinari messicani, no? Chiusa parentesi.
Come risultato dell'offerta di Porter, 28 delfini furono spediti dalle Solomon al Messico. Allora, le isole Solomon non erano parte della Cites (la convenzione di Washington che regola o vieta il commercio di specie protette). Anche a seguito di questo fatto però si arrivò presto al divieto di esportazione di delfini dalle Solomon, e allo stesso divieto di import-export di delfini per e dal Messico.
Ma nel 2005 il buon Porter non si perse d'animo e mise in piedi un'altra cattura di delfini per un acquario delle Bahamas. La cattura venne effettuata ma l'uragano Katrina ci mise lo zampino, prima che gli animali potessero essere spediti. L'Atlantis Aquarium delle Bahamas colse al volo l'occasione di ottenere delfini gratis facendo anche bella figura, e si offrì di ospitare i delfini dell'acquario di Gulfport che erano rimasti senza casa proprio a causa dell'uragano. Quelli catturati ma mai spediti rimasero senza compratore e non si seppe mai che fine fecero.
Porter, uomo dalle mille risorse, era comunque ancora in gioco, e appena seppe che, dopo un cambio di governo, il divieto di export dalle Solomon era caduto, ed eccolo di nuovo là a catturare (anzi a fare catturare) altri 28 delfini, presto spediti a un delfinario degli Emirati Arabi Uniti.
Nel giugno del 2007, l'anno scorso mica tanto tempo fa, proprio nell'anno in cui le Solomon entravano nella Cites, e proprio durante una riunione della Cites, ecco la notizia che si stavano catturando altri delfini, ancora da spedire agli Emirati Arabi. Se fai parte della Cites non puoi esportare delfini senza il consenso dell'Autorità Scientifica che deve valutare se questo "prelievo" dalla natura è sostenibile dalle popolazione di delfini da cui sono prelevati. Ma lo stato delle popolazioni di cetacei delle Solomon è sconosciuto, così ecco altri 28 delfini (perchè sempre 28? Mah...) partire per Dubai.
Dopo ciò, i paesi membri della Cites hanno sollevato il problema e si sono fatti sentire, ma il processo è lungo. Così, il governo delle Solomon visto che la Cites aveva lasciato passare l'ultimo carico verso Dubai senza obiettare, decise che non era una cosa poi così cattiva, e ha stabilito che ogni anno si possono catturare e esportare 100 delfini.
Fiutato l'affare, diversi gruppi di cattura sono sbucati dal nulla, e a quanto pare ci sono già accordi per spedizioni ad acquari a Taiwan, Panama, Thailandia e Singapore.
Lo scorso agosto è stato organizzato un workshop di scienziati ed esperti che prendessero in esame la situazione della popolazione di delfini dell'Indo-Pacifico e la conclusione è stata che per sopportare un prelievo di 100 delfini all'anno, la popolazione delle Solomon dovrebbe contare almeno 5000 animali. Ma i dati sono scarsi e comunque si stima che siano molti di meno. I partecipanti al workshop si sono raccomandati di bloccare le catture fino a che non si sarà studiata meglio la situazione. Ma il governo delle Solomon ha scelto di ignorare le conclusioni degli esperti, e prosegue per la sua strada.

Tratto da AWI Quarterly, Fall 2008, Volume 57, Number 4

mercoledì 19 novembre 2008

Tropico del Mediterraneo

Riscaldamento globale, cambiamenti climatici. Termini che sono diventati di uso comune, conseguenze, forse un giorno devastanti, dell’effetto dell’attività dell’uomo sull’”ecosistema Terra”. Dietro a queste espressioni, altre ne seguono, conseguenze o effetti collaterali di questi grandi cambianti apparentemente in (rapido) corso. In mare, dove gli effetti sono comunque se non meno ampi, forse meno evidenti o leggibili, si parla per esempio di tropicalizzazione e meridionalizzazione.
Il primo termine indica l’ingresso nel Mare Mediterraneo di organismi provenienti da mari più caldi, tropicali o sub-tropicali, appunto. Ma il Mediterraneo, lo si legge su ogni libro di geografia, è un mare semi-chiuso. Da dove arrivano dunque questi nuovi ospiti? Due sole sono le strade: lo stretto di Gibilterra, apertura naturale del bacino verso l’Atlantico, e il canale di Suez. Questa volta un’entrata “secondaria” aperta però proprio dall’uomo e che collega il nostro mare con il Mar Rosso.
Siamo chiari: ingressi di specie alloctone (cioè non appartenenti a quel dato ambiente) in Mediterraneo, soprattutto da Gibilterra ci sono sempre state. In mare non ci sono muri o cancelli. La novità è data dal fatto che ora alcune di queste specie possono trovare anche qui un ambiente non ostile, soprattutto meno freddo, e dunque viverci e proliferare.
Cosa si intende invece per meridionalizzazione? Qualcosa forse di più semplice. E’ ovvio che anche in un mare relativamente piccolo (in confronto agli oceani) come il Mediterraneo, ci sia una anche evidente differenza di temperature – medie, massime e minime – fra le aree più a nord e quelle più meridionali. Queste differenze di temperature incidono sulle specie presenti nelle diverse zone, ed è evidente che animali che prediligono acque più fredde si trovino nei bacini settentrionali, e viceversa. Con l’aumento delle temperature, non solo la differenza tra le due aree tende a diminuire, ma soprattutto le acque tendono a scaldarsi e ad assomigliare così a quelle del sud. Dunque le specie meridionali non sono più impedite dal freddo e possono ora colonizzare anche bacini settentrionali.
Questa la teoria. Nella pratica, la capacità di molte specie di migrare e di spostarsi a piacimento magari in cerca di cibo, rende il tutto meno netto e definito.
In Adriatico per esempio, si osservano sì cambiamenti di questo tipo, ma non dobbiamo pensare alla comparsa assoluta di nuove specie, quanto semmai alla maggiore frequenza con cui specie prima del tutto occasionali, ora diventano più o meno regolarmente pescate o avvistate. Così ad esempio Attilio Rinaldi della Dafne fa notare “la presenza massiva e superiore alla norma” nelle nostre acque “di specie termofile”, cioè che prediligono acque più calde. “Tra queste l'Alaccia (Sardinella aurita), la Lampuga (Coryphaena hippurus), la Ricciola (Seriola dumerili), la Leccia (Lichia amia), la Palamita (Sarda sarda) e il Barracuda boccagialla (Sphyraena viridensis). Mentre la Donzella pavonina (Thalassoma pavo) viene segnalata come abbondante nell’Adriatico centrale”.
Attenzione però, mentre le specie di derivazione più meridionale possono, con l’innalzarsi delle temperature spostarsi o semplicemente espandere il proprio areale a nord, quelle invece che ricercano temperature più basse, non trovano scampo, nel vicolo cieco dell’alto Adriatico, non potendo in effetti spostarsi più nord. Queste sono dunque a rischio di scomparsa. Un esempio pare essere quello dello Spratto (Sprattus sprattus), che ha già fatto registrare una significativa riduzione in termini di biomassa.
E’ importante ricordare che l’ingresso di nuove specie in un determinato ambiente è un fenomeno da non trascurare. Non si tratta di stilare elenchi di specie quasi come curiosità, tutt’al più per subacquei e appassionati. Ambienti ed ecosistemi sono delicati equilibri, che devono riorganizzarsi ogni volta che si provoca un notevole cambiamento, e l’ingresso di nuove specie lo è eccome, si pensi alle catene alimentari. Dunque la meridionalizzazione va tenuta almeno sotto stretta osservazione e di certo non sottovalutata.

venerdì 14 novembre 2008

Magari fosse una bufala

Nelle ultime settimane ho ricevuto diverse volte una email che denuncia la strage di globicefali che ogni anno si compie sulle coste delle isole Faroe, in Danimarca. Non avevo mai sentito di un fatto del genere in Danimarca e, vista anche la "forma" dell'email e i forti contenuti delle immagini, ammetto di avere pensato subito a una email falsa, una "bufala" insomma. Pensavo che le foto si riferissero a vecchie "mattanze", magari raccolte qua e là. Insomma, forse ingenuamente, avevo preferito non crederci.
Poi me ne sono dimenticato, anche se ogni tanto il messaggio arrivava di nuovo.
Proprio oggi qualcuno mi ha telefonato dicendo che aveva ricevuto la mail e prima di farla girare voleva capire se fosse una notizia confermata. Così mi sono preso cinque minuti in più e ora posso dire che purtroppo la notizia è vera. Se ne trovano diverse fonti online.
Il fatto viene citato anche fra la minacce (threats) che colpiscono questa specie, nella scheda relativa, sul sito dell'Office of Protected Resources della NOAA, ente governativo americano, così come viene denunciato fortemente su questa pagina della Sea Sheperd Conservation Society.
Qui trovate la notizia ben riportata, in italiano.
Brutte notizie dunque, e vere.

Stop the whales massacre!

domenica 9 novembre 2008

SE... fosse una notizia

Questa settimana sono stato a casa, in ferie. Per cui sono venuto a conoscenza di un comunicato stampa che l'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha rilasciato il 6 novembre, solo quando venerdì mattina ho comperato il giornale. Il comunicato lo leggete qua.
Non sono mai stato un animalista, pur lavorando per la tutela di specie animali da quasi dodici anni. L'ENPA sostiene alcune campagne sacrosante ma forse a volte si lascia un po' prendere la mano dalle proprie tesi e convinzioni.
Oggi ho letto la risposta del parco Oltremare che non devo difendere io, perchè Cetacea non ha avuto niente a che fare con i recenti parti ma anche e soprattutto perchè il caso non esiste e dunque non c'è nulla da difendere. Ma rimango comunque sorpreso e scoraggiato dal comunicato dell'ENPA.
Ma come si può partire da una cosa del tipo "Quanto alle supposte cause di morte - prosegue Guadagna - se Oltremare avesse realmente riunito nella stessa vasca il delfino Cleo ed il suo cucciolo insieme a un grampo, allora non si potrebbe escludere un’ aggressione”.
Cos'è questa? Un'ipotesi o un fatto? Dal momento che la frase inizia con un se, direi un'ipotesi del tutto arbitraria di ENPA. E allora se si ha un'ipotesi la si verifica, non la si pubblica con un comunicato stampa. Non in questo modo, comunque.
E poi va avanti "Il grampo è una specie di delfino differente da quella cui appartengono Cloe e il suo cucciolo. “Le due specie – ha aggiunto Guadagna – comunicano in modo profondamente diverso: non si capiscono. Da tale incomunicabilità possono derivare problemi comportamentali tra cui si annoverano anche episodi di aggressione. Ok, corretto. Ma dal momento che l'IPOTESI che siano stati messi insieme è e resta un'iIPOTESI, questa precisazione è del tutto inutile.
E invece è stata messa lì per creare la notizia. Che così sui giornali diventa, come ho letto io, "I due cuccioli sono stati uccisi da Mary G.?"
Il che è davvero una cretinata. Pechè chi gestisce un delfinario, anche se fosse un essere bieco e amorale, conosce bene come garantire al meglio la salute dei propri animali, non fosse altro per ragioni di mero profitto. Non a caso le strutture moderne hanno vasche separate per i parti e per i primi periodi di vita dei neonati.
Auguro a ENPA di coronare con successo tutte le loro battaglie, anche quella contro i delfinari (ma chiudiamoli subito non è una soluzione...) ma se questo è il modo in cui le conducono, la vedo dura...

giovedì 6 novembre 2008

Argonauta

Due settimane fa, sul quotidiano La Voce è stata riportata la notizia che all'interno della darsena di Rimini era stato ritrovato un organismo marino che poteva essere un Argonauta.
Difficile dalla foto stabilire cosa fosse, ma la notizia ha comunque portato all'attenzione uno degli organismi più particolari che vivono nei mari temperati, compreso l'Adriatico, l'Argonauta appunto. Il nome scientifico completo è Argonauta argo, ed è quasi un animale mitologico. Innanzitutto va detto che questo Mollusco gasteropode (cioè parente stretto di polpi e seppie) è famoso fra le altre cose per la sua meravigliosa conchiglia. Solo che non è una conchiglia...
Andiamo per ordine. In questa specie c'è un forte dimorfismo sessuale, cioè una notevole differenza fra le caratteristiche della femmina e quelle del maschio. Quest'ultimo infatti è circa venti volte più piccola della femmina, infatti possono raggiungere rispettivamente 1 centimetro di lunghezza lui e 20 centimetri lei.
L'altra differenza fondamentale è che la femmina è in grado, tramite un secreto che esce da alcune ghiandole poste sul primo paio di braccia o tentacoli, di costruire una conchiglia appunto, che è fatta di materiale calcareo ed è più o meno trasparente. Questa meraviglia, per trovarne una in spiaggia da noi bisogna essere molto ma molto fortunati, non serve a proteggere il corpo dell'animale, ma viene usata invece per contenere e dare a riparo alle uova. Ecco perchè non si può definire conchiglia ma tecnicamente viene detta “ooteca”, cioè contenitore di uova.
Il maschio non ha l'ooteca, in quanto ovviamente le uova sono prodotte dalla femmina. Esso inoltre, come detto, è piccolissimo e assomiglia a un polpo in miniatura, ma con un braccio lunghissimo (ectocotile) che serve durante l'accoppiamento per portare lo sperma dentro la cavità del mantello della femmina. Ma le stranezze non finiscono qui, perchè a questo punto il braccio si stacca e può sopravvivere per diversi giorni dentro la femmina. In effetti in passato fu molto spesso confuso con un parassita. Per i motivi suddetti, per secoli si sono conosciuti esclusivamente esemplari femmine, dei maschi non si sapeva niente.
Questi animali vivono un po' in tutto il Mediterraneo anche se non sono così comuni. Conducono una vita pelagica, cioè si lasciano galleggiare in balìa delle correnti, in genere sotto costa. A volte possono dare aggregazioni e pare che nell'Adriatico settentrionale ce ne sia stata una vera invasione, nel 1936.
Si cibano principalmente di piccoli pesci e di plancton, ma anche di crostacei e piccoli molluschi.
Nell'antichità incontrare un argonauta era ritenuto il più favorevole degli auspici, perché orientava la rotta e assicurava un viaggio sicuro, essendo riconosciuto come la conchiglia degli dei. Il poeta greco Oppiano ne parla così: "O creatura marina giustamente cara ai naviganti, la tua presenza annuncia i venti dolci e amici; tu riconduci la calma del mare e ne sei il segno".
Infine, il nome Argonauta venne dato a questa specie da Carlo Linneo che per primo lo descrisse nel 1758: era il nome che nella mitologia greca era attribuito ai 50 eroi guidati da Giasone sulla nave Argo alla ricerca del Vello d'Oro.

lunedì 27 ottobre 2008

Spazi vuoti

Lo stanzone vuoto che vedete nelle foto non vi dirà molto. Ma è uno spazio in divenire, racchiude un progetto che ancora non potete conoscere.
Lì dentro ci sarà una parte del nostro nuovissimo Ospedale delle Tartarughe. Sarà la sala aperta al pubblico, quella con due vasche enormi, enormi credetemi, che ospiteranno le tartarughe ormai guarite e pronte al rilascio. Qui riprenderanno confidenza con il nuoto e il movimento in ampi spazi, e nello stesso tempo si faranno ammirare da tutti quelli che, gratuitamente, vorranno venire a vederle.
Il locale dà sulla spiaggia e da lì immaginiamo arrivare curiosi, famiglie, bimbi, a visitare il nostro centro, e scoprire qualcosa su questi rettili.
Non è l'unica novità o sorpresa del nuovo Ospedale, ma è l'unica che sono disposto a rivelarvi ora...
Sono segnali di Fondazione Cetacea che pur nel momento davvero complesso e duro che stiamo affrontando, non molla la presa e continua nelle sue attività, in quello in cui abbiamo sempre creduto. Con umiltà e determinazione, con passione e impegno.

lunedì 20 ottobre 2008

A pesca di ossa

Forse alcuni di voi ricorderanno lo spiaggiamento della balenottera del novembre scorso, al Conero. Chi non lo ricorda può leggere questo post e i seguenti. Comunque ecco un breve riassunto.
Verso la metà di novembre del 2007 la Capitaneria di Porto di Ancona allerta Fondazione Cetacea della presenza di un grosso cetaceo, galleggiante nelle acque presso gli scogli delle Due Sorelle, al promontorio del Conero. Il recupero in mare pare impossibile e così si attende un eventuale spiaggiamento della carcassa. In effetti ciò avviene il 20 novembre, ma l’esemplare non arriva in spiaggia ma si va ad incastrare fra gli scogli, sotto una parete a strapiombo. Il posto è raggiungibile solo via mare ed è all’interno del Comune di Sirolo.
Ad un primo sopralluogo il cetaceo si rivela essere una balenottera comune (Balaenoptera physalus), morta da già da diverso tempo. E’ una femmina e misura la bellezza di 17,5 metri. Le segnalazioni di balenottera comune in Adriatico (mare in cui di solito non vive) si contano sulle dita delle mani. Il valore dell’esemplare, sia scientifico che in qualche modo “storico” è elevato. Si può e si deve tentare un recupero dello scheletro intero, a scopi espositivi e di studio.
Qui entrano in gioco gelosie e strani comportamenti possessivi, che di fatto bloccano però ogni possibilità di intervento, finchè l’animale viene ripreso dal mare per essere poi risbattuto, giorni dopo, su una spiaggia poco distante. L’esemplare è stato bistrattato dalle mareggiate, ed è in condizioni pietose. Il cranio è completamente perso, sfilato dalla carne e inghiottito dal mare, da qualche parte. Il recupero dello scheletro ora non ha più senso.
Resta il problema della carcassa, che dopo alcuni giorni di “esposizione” sulla spiaggia alla fine si decide, con un intervento che a noi parve discutibile, di ancorare in mare, a poche miglia dalla costa. Fine della storia? Non proprio.

A Numana si trova un distaccamento operativo di Fondazione Cetacea, che ha lì una proficua collaborazione con la locale Protezione Civile. E proprio a questo ente già dalla primavera successiva cominciano ad arrivare delle segnalazioni che lungo la costa rocciosa fra Numana e Sirolo si trovano sul fondo le ossa sparse del grande cetaceo. Appassionati di snorkeling riportano per esempio avvistamenti di lunghe e bianche costole incastrate fra gli scogli. Una simpatica coppia di signori ogni tanto si presenta con qualche prezioso ritrovamento: una vertebra, una costola, altri pezzi “che non sappiamo cosa siano”. Il mare e soprattutto gli organismi che lo popolano hanno lavorato bene, le ossa sono perfettamente ripulite e ben conservate. Peccato siano sparse ovunque. Alla fine i due signori ci portano anche una vertebra che avevano in un primo momento messo in giardino come esotico ornamento. La detenzione di questi reperti da parte di privati è reato ed è punibile con ammende anche pesanti, eppure siamo sicuri che molti avranno ora in casa il loro souvenir della grande balenottera.
Ma la caccia alle ossa continua e noi stessi in agosto organizziamo una spedizione di snorkeling insieme al Centro Sub Monte Conero: in un solo pomeriggio il bottino è rappresentato da tre costole e dalla parte occipitale dell’enorme cranio.
Al momento abbiamo raccolto una dozzina di costole, una parte del cranio, tre vertebre. Non arriveremo mai a ricostruire lo scheletro intero, ma anche queste parti hanno il loro valore e si sta ora progettando di esporre questi reperti, in un adeguato spazio didattico, all’interno del Parco del Conero.

Nelle foto la nostra Pamela con due costole e una vertebra

lunedì 13 ottobre 2008

L'editoriale

Come si legge nella breve descrizione qui di fianco, collaboro regolarmente con la rivista "Adriatico". Una pubblicazione molto bella, che ha più le caratteristiche di una missione (il che significa che chi ci scrive lo fa per passione e non per soldi, sigh!).
Per il numero dieci, in edicola proprio in questi giorni, oltre al mio solito articolo (questa volta sul delfino Andrea), con mia sorpresa mi è stato chiesto di scrivere anche l'editoriale.
Orgoglioso e intimidito ecco il mio editoriale per Adriatico:
"Nel mio ufficio c’è una grande cartina del Mar Mediterraneo. Ne rappresenta i fondali, come se all’improvviso tutta l’acqua fosse evaporata. Il mio sguardo corre spesso su quei fondali, guizza veloce, come fosse il tonno più rapido mai apparso in un mare, e esplora le fosse di 3-4000 metri, risale lungo le scarpate oceaniche, si infila in golfi e insenature, costeggia le linee di costa che ribollono di vita. Poi non posso fare a meno di andare in su, verso il canale di Otranto, nuoto nei 1200 metri di blu davanti alla Puglia, poi il muro dei sedimenti del Po mi costringe a risalire, e mi trovo sulla piana che da Pescara fino a Trieste non sarà mai più profonda di 100 metri. A casa, finalmente. Quante volte ho fatto questo percorso – anche se sempre e solo con la sguardo su una carta. Vado a cercare quelle acque basse e dai fondali limacciosi. Per molti questo è quello che penalizza l’Adriatico. Non vedono che invece sono proprio queste caratteristiche a farne una culla. Le acque basse sono un rifugio e un sicuro riparo. Se poi sono anche ricche di cibo, e grazie soprattutto al paterno Po, lo sono eccome, ecco che diventano un ambiente accogliente e florido. Qui banchi di pesce azzurro e di sgombri rendono queste acque palpitanti di vita, insieme a tante altre specie ittiche. Crostacei e molluschi dominano i fondali che brulicano di vita, sebbene di specie poco appariscenti ma altrettanto interessanti agli occhi meno superficiali di quelli di un occasionale sub in cerca di “pesci colorati”. In estate, purtroppo sempre meno, i tonni si aiutano con la corrente che sale lungo le coste orientali per raggiungere questo allettante banchetto. E così fanno, a migliaia, ogni primavera le tartarughe marine, timide e riservate testimonianze di un mare antico abitato da creature quasi mitologiche. Quassù la verdesca, lo squalo blu – ma bisogna vederlo dal vivo per capire quanto sia davvero blu – trova la sua nursery. Le femmine di questo squalo, gravide di pochi piccoli per volta, li lasciano in questo giardino con pochi pericoli e molte risorse, unica premura da parte di mamme che non conoscono altre cure parentali. E lo stesso fa l’elegante pesce volpe, squalo dai fianchi di mille riflessi colorati e dalla lunghissima coda. Anche per lui questo è il nido cui affidare la discendenza. Occasionalmente torna anche il re degli squali, il Grande Bianco, una volta davvero comune. Ora lo immaginiamo, regale e solitario, solcare le nostre acque ricordando i bei tempi in cui si cacciavano tonni enormi e il pesce azzurro quasi ti cascava in bocca. E i delfini, che allietano le traversate di chi queste acque le vive solo in superficie, magari aiutato dalla silenziosa spinta delle vele, spaziano in lungo e in largo dalle coste croate a quelle italiane, a volte visitati da qualche loro solitaria e enigmatica parente: una balenottera comune o magari un capodoglio. Questo è l’altro Adriatico, quello “sotto”, quello vivo e a volte dimenticato. Quello messo in pericolo ogni giorno dagli scarichi di mille città, da una pesca intensiva (o eccessiva), dalla maleducazione o l’incuria di chi non sa, per ignoranza o per pigrizia, apprezzarne le qualità oltre alle belle coste e ai porti accessibili. Quello fragile e delicato. La culla preziosa da difendere con tutte le nostre forze."

mercoledì 8 ottobre 2008

E non lavarti le orecchie!

Non è così semplice definire l'età di un cetaceo. Eppure questo è un fattore fondamentale per ogni studio ecologico o biologico di una specie animale. Poter correlare l'età allo stadio di crescita e maturazione, dividere una popolazione in classi di età, stabilire lo sviluppo di organi e tessuti in base all'età, trovare correlazioni fra concentrazioni di inquinanti e età degli individui e così via.
Così già quasi un secolo fa sono cominciate le ricerche di un metodo affidabile per definire l'età di delfini e balene. Per gli Odontoceti ormai il metodo è ben consolidato e consiste nell'analizzare sottilissime sezioni dei denti, nelle quali sono visibili delle linee di accrescimento, che corrispondono circa a una per anno.
Nei Misticeti, non essendo presenti i denti, la cosa si complica un po'. Le prima valutazioni erano abbastanza approssimative e si basavano su fattori come la lunghezza del corpo, lo stato delle cicatrici sulla pelle, il colore del cristallino o lo spessore dei fanoni.
Dal 1950 circa, un nuovo metodo però prese il sopravvento, quando fu dimostrato che le linee di accrescimento annuali potevano essere osservate anche nei Misticeti, ma stavolta... nelle orecchie. All'interno del canale uditivo delle balene infatti si trova una specie di tappo di cerume. Questo tappo di consistenza cornea ha una importante funzione di conduzione del suono e sezionato longitudinalmente mostra le linee di accrescimento tanto ricercate per le informazioni che contengono.
Le maggior parte delle stime di età di balene e balenottere provengono dunque da questo metodo ormai largamente utilizzato.
E' però abbastanza certo che con il progredire delle ricerche questo metodo possa venire superato da altre tecniche più sofisticate. Ad esempio dall'analisi di alcuni aminoacidi negli occhi delle balene della Groenlandia (Balaena mysticetus), effettuate dai ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography di La Jolla, sono emersi risultati sorprendenti, con un esemplare che pare sia stato "datato" come vecchio di 211 anni!
Che questa specie possa vivere ben oltre i cento anni è stata confermato anche da una curiosa notizia dell'anno scorso: una balena della Groenlandia portava in corpo la punta di un arpione del tipo usato dai balenioeri della fine del 1800!

Nella foto il "tappo" dell'orecchio di una blenottera azzurra


giovedì 2 ottobre 2008

Un minuto di tristezza

Il video qui sotto dura un minuto esatto. Un minuto per raccontare lo stesso viaggio, dalla California alla Hawaii, fatto una volta nel 1958 e la seconda volta nel 2008.
Nel primo dice che vedevano tanti pesci ogni giorno, e di una incredibile varietà. Nel secondo che per la maggior parte dei giorni non vedevano niente, qualche volta piccoli pesci
Nel primo dice che ogni giorno vedevano squali. Nel secondo, che in tre mesi, hanno visto solo un piccolo mako.
Nel primo dice che ogni giorno raccoglievano plankton. Nel secondo dice che nel retino del plankton, anche mille miglia al largo, trovavano plastica. Nel primo dice che non c'era plastica in mare, nel 1958. L'oceano era pulito.
Un minuto per chiedersi "What have we done to our oceans?". Cosa abbiamo fatto ai nostri oceani?

venerdì 26 settembre 2008

Shifting baselines

Ogni tanto vado a leggere il blog "Shifting baselines", molto interessante e che offre persino troppi spunti di riflessione. Oggi ho poi finalmente dato un'occhiata al sito di riferimento che è www.shiftingbaselines.org. C'è un sacco di materiale da leggere e da guardare. Provate ad esempio a cliccare su "Slide Show" e troverete un filmato da guardare o da scaricare davvero ben fatto.
Ma cosa sono poi queste "shifting baselines"? E' un concetto, ora molto in voga e spesso utilizzato, coniato nel 1995 dallo scienziato Daniel Pauly, che si occupa principalmente di pesca. In un articolo sulla rivista Trends in Ecology and Evolution, dal titolo "Anecdotes and the shifting baseline syndrome of fisheries", Pauly introduce dunque questo concetto. In pratica, riferendosi per esempio al management della pesca, lui affermò che spesso gli scienziati sbagliavano nel definire la "linea di base" della popolazione studiata, cioè quanto abbondante fosse quella specie prima di venire sfruttata dall'uomo. Facendo un esempio semplice, immaginiamo che fino a duecento anni fa nei mari ci fossero 100 sardine. Se noi prendiamo come riferimento, cioè come "linea di base" l'anno in cui tutti iniziano a pescare sardine alla grande, diciamo il 1930, faremmo uno sbaglio perchè nel 1930 di sardine invece ce n'erano già solo 70, perchè qualcuno le aveva già pescate prima o magari perchè erano state pescate le loro prede.
Usando questa baseline, se oggi ci sono solo 35 sardine noi diciamo che ne abbiamo perse il 50%. Ma sbagliamo, perchè in realtà ne abbiamo perso il 65%. Cioè la linea di base è stata spostata (shift) in avanti e da qui l'errore.

Girovagando ancora per il sito ho trovato anche la pagina dei 10 libri consigliati. Mooolto invitanti, li avrei forse comprati tutti, ma alla fine ho acquistato "Empty ocean" di Richard Ellis. A proposito, se dovete comprate libri nuovi o usati, in lingua inglese, andate su www.betterworld.com. Ci trovate libri a prezzi irrisori, pagando solo 3,97 dollari di spedizione. In più betterworld.com sostiene progetti di educazione e di letteratura in aree del mondo disagiate. Non vi basta? Per ogni acquisto, vi verrà aggiunto al prezzo del libro una piccola carbon tax (pochi centesimi). In pratica, visto che per spedirvi il libro a casa viene consumata e immessa in atmosfera della CO2, è giusto che paghiate il prezzo del vostro "inquinamento".
Bello, no? Io per il mio libro + spese di spedizione + carbon tax ho pagato in totale 10.50 $, pari a 7,14 euro. Una miseria e per una buona causa.

venerdì 19 settembre 2008

Chiude Tartanet

Dal sito www.tartanet.it:
"Dopo 4 anni di lavori, Tartanet – “Un network per la conservazione delle tartarughe marine in Italia” volge al termine. Grazie a questo progetto, portato avanti da 31 partner guidati dal settore Conservazione Natura del CTS, si è potuta mettere in atto un’efficace strategia a lungo termine per la conservazione di Caretta caretta, la più comune tartaruga in Mediterraneo, e creare un network di presidi dislocati lungo le coste italiane, che operano attraverso procedure standardizzate e condivise.
Durante la conferenza conclusiva, che si terrà il 30 settembre presso il Museo Civico di Zoologia di Roma, verranno presentati i risultati del progetto. In particolare, verranno esposti le linee guida per la riduzione delle interazioni con le attività di pesca e i risultati delle sperimentazioni su sistemi di pesca a basso impatto quali ami circolari e TEDs (Turtle Excluder Devices). Inoltre, verranno presentate le attività svolte negli anni di progetto dai 14 Centri di Recupero che fanno parte della rete e i programmi di formazione studiati per gli operatori dei Centri e per i pescatori nonché le attività di comunicazione rivolte alle scuole e al grande pubblico.
Per informazioni contattare la dott.sa Irene Galante, tel. 06.64960309 e-mail igalante@cts.it"

Fondazione Cetacea è partner del progetto Tartanet e ci siamo occupati principalmente della sperimentazione dei TED, cioè delle griglie che, applicate alle reti a strascico in Adriatico, potrebbe fortemente ridurre le catture accidentali di Tartarughe. Le sperimentazioni, in collaborzione con il CNR-Ismar di Ancona, sono andate bene, i risultati sono incoraggianti nel senso che non solo le tartarughe vengono con successo "liberate" dalla rete, ma i pescatori non perdono, o lo perdono solo in minima parte, il prezioso pescato commerciale.
Ma siamo solo agli inizi e nelle Linee Guida finali del progetto si raccomanderà senz'altro di proseguire con le sperimentazioni.

Nell'ambito del convegno, alle 11,15 io presenterò appunto la relazione "Sperimentazione sulla rete a strascico di sistemi Turtle Excluder Device (TED)".
Ne avevo già parlato al convegno del Centro Studi Cetacei, a Roma, lo scorso dicembre, ma stavolta i risultati sono quelli finali.

giovedì 11 settembre 2008

Ciao ciao, Pami e Lollo

Tutto bene ieri, per il ritorno in mare di Pami e Lollo.

Elena al tavolo del materiale in distribuzione:
Foto di gruppo con Tiziana Foschi della Premiata Ditta e... Lollo:In cerca del posto perfetto:
Lollo si tuffa:
E Pami lo segue:Buona fortuna, e non tornate più!!

mercoledì 3 settembre 2008

Muoviti tartaruga

Francesca è una nostra volontaria/tirocinante che da mesi si occupa di nutrire le tartarughe marine del nostro Ospedale.
Due giorni fa, dopo avere svolto questo compito, mi ha scritto due righe su un fatto a cui ha assistito. Prima due spiegazioni: Pami ovviamente è una delle tre tartarughe ora ricoverate. Le tre vasche che sono nella parte di Ospedale aperta al pubblico sono abbellite con una copertura di canne, che nascondo le pareti spoglie delle vasche, all'esterno chiaramente.
Ecco il messaggio di Francesca:
"...delle persone hanno preso le canne di recinzione delle vasche e hanno infastidito Pami, e la colpivano sul carapace. Si sono giustificati dicendo che pensavano che lo scopo delle canne fosse quello di far muovere gli animali, e la madre filmava l'evento. Non ho visto abrasioni, però se credi falla controllare dal veterinario. Era nervosa e molto aggressiva, ha mangiato pochissimo".

Pami non si è fatta niente, e sta benissimo, ma non è questo il punto.
Sarebbe bello e facile liquidare questo fatto come la semplice stupidità di poche persone. Non è così purtroppo. Questo fatto non è molto diverso dalla storia dello squalo volpe del post precedente, e da tante altre storie come questa.
La frase rivelatrice è "pensavano che lo scopo delle canne fosse quello di far muovere gli animali".
Le altre specie animali non sono sul nostro stesso piano. Gli altri organismi viventi sulla Terra sono qui per noi. Non hanno dignità o ragione di essere di per se stessi. Vivono, esistono, solo quando noi li vediamo o pensiamo a loro. Questa è la visione generale e questo è il dramma principale.
Così una tartaruga in una vasca di cura non ha senso che se ne stia ferma sul fondo. Ha senso solo se si muove e nuota e reagisce davanti a noi, per noi.
In quest'ottica, e su scala più grande, tutto è concesso all'uomo nei confronti degli altri esseri viventi o ambienti del pianeta. E' questo il nocciolo.
E quei bambini che hanno visto i loro genitori molestare un animale "per farlo muovere" la penseranno allo stesso modo.
L'ho detto altre volte, ormai troppe: educazione e rispetto sono le parole chiave su cui ci giochiamo il nostro futuro. Stiamo perdendo clamorosamente.

lunedì 1 settembre 2008

Combatti squalo!

"30/08/2008
A 16 anni ha pescato uno squalo volpe di quattro metri e 200 kg. Nicola Del Governatore era a bordo di un’imbarcazione di 12 metri, la Erika V, insieme a suo padre, al comandante Vittorio Rossi e ad altri tre pescatori. Il grosso pesce è stato catturato a 30 miglia di distanza dalla costa di Pesaro dopo due ore di lotta. Poi il ritorno alla base e cioè alla Darsena di Rimini. Erano anni che non si pescavano squali di queste dimensioni nello specchio di mare, tra Rimini e Pesaro. “La cattura – ha spiegato il comandante dell’Erika V – è stata molto difficile, anche perché la canna utilizzata dal ragazzo era da 50 libbre, quindi piuttosto leggera per un pesce così” e inoltre lo squalo, mentre era già agganciato, è stato attaccato da un altro squalo."

Questo è un sunto, trovato in internet, della notizia pubblicata ieri dal Resto del Carlino. L'articolo era vergognoso. Tutto un esaltare 'sti cinque idioti che per divertimento hanno fatto soffrire per due ore l'animale, per poi farlo crepare soffocato fuori dal suo ambiente.
Complimenti al giovane sedicenne per il coraggio dimostrato combattendo contro il mostro, probabilmente uno dei pochi rimasti in Adriatico.
Complimenti per la lotta di due ore, immagino ieri si sia riposato dopo la dura battaglia. Si goda il suo trofeo, difficile che nella sua vita ne possa pescare un altro, in quest'Adriatico sempre più povero. Quando non ci sarà più niente pescare, posso consigliargli alcuni hobbies di analoga soddisfazione e che richiedono lo stesso coraggio: sparare ai passerotti con un fucile a canne mozze, sfarcellare lucertole intontite dal sole con una mazza da baseball.
O magari provi a infilarsi un amo molto grosso in gola e a farsi trascinare per due ore da un suo amico in moto, magari apprezzerà ancora di più la "lotta di due ore" che ha dovuto sostenere.

giovedì 28 agosto 2008

Delfini adriatici, che state facendo?

Ieri l'amico Fabio mi ha segnalato che un delfino si è avvicinato molto alla riva e si è intrattenuto con i bagnanti, in Abruzzo. Mi scrive "Ciao Marco, ti comunico che la scorsa settimana, vicino le coste di Tortoreto (Abruzzo), c'è stato un episodio analogo a quello del delfino Andrea, o meglio c'è stato un incontro di un delfino coni bagnanti.. e dei bagnanti con il delfino [...]. Tutto questo l'ho letto sul quotidiano locale "Il Centro". [...]"
Visto tutto il can can suscitato dagli avvistamenti del delfino Andrea (vedi vecchi post: qui, qui, qui, qui e qui) e il nostro impegno per la sua sicurezza, ho le antenne dritte su fatti come questo. Per cui ho cercato la notizia sul web, ma non ho trovato niente (spero che Fabio lo trovi per me). Cercando però qua e là è venuto fuori che a partire dal 12 agosto, un delfino di circa 2,5 metri si fatto vedere a Trieste, nei pressi del molo "Pescheria" ed ha mangiato ripetutatamente il pesce che gli veniva gettato.
Se n'è andato il 16 agosto: lo avevano chiamato Flipper...
Ma che sta succedendo? Perchè questi animali si avvicinano a riva così tanto, e non si spaventano, o addirittura cercano il contatto con l'uomo? Mi sembra un'incredibile coincidenza che questi fatti stiano succedendo quasi contemporanemente, mentre dovrebbero essere, e così sono sempre stati, degli eventi fuori dal comune.
Non credo che il delfino di Trieste fosse Andrea, visto che il 17 agosto quest'ultimo è stato visto a Ravenna. Dunque un fenomeno, questo dei delfini a caccia di contatti umani, che resta a mio avviso davvero strano.

venerdì 22 agosto 2008

Eutanasia per la piccola megattera

Riguardo alla piccola megattera di cui ho parlato mercoledì (post precedente), confermo che le è stata praticata l'eutanasia (qui la conferma). L'articolo dice che cresce la rabbia per la fine dell'animale, e c'è chi dice che abbia sofferto prima di morire, mentre l'eutanasia dovrebbe dare una "dolce morte". Credo che troppo spesso in questi casi le emozioni prendano il posto dei ragionamenti e del raziocinio.
E' stata la scelta migliore? Per me sì.
Trovo interessanti anche i risultati del sondaggio che il Sidney Morning Herald aveva lanciato sul futuro della piccola.
I risultati sono stati:
- che la natura faccia il suo corso: 30%
- spendete quello che serve per salvarla: 48%
- eutanasia: 22%
Ovviamente la metà delle persone dice di "spendere quello che serve per salvarla". Ma è troppo facile spendere i soldi degli altri...

mercoledì 20 agosto 2008

E voi cosa fareste?

Oggi si decide la sorte del cucciolo di megattera che è stato trovato abbandonato, domenica scorsa, nei pressi di Sidney, in Australia (qui la notizia).
Il piccolo sta male e non mangia, e le autorità e gli esperti australiani dichiarano di non avere le possibilità, la gente e le strutture per tentare un difficile ricovero e recupero del povero animale. John Dengate del National Parks and Wildlife Service dice che le uniche speranze sono legate a un ritorno in zona della madre, oppure a una comunicazione fra un gruppo di megattere di passaggio e il piccolo, che poi porti a una riunione col gruppo.
Entrambe le possibilità, come si vede, sono veramente remote.
E' possibile dunque che la piccola megattera venga fatta spiaggiare e poi le venga praticata l'eutanasia, tramite "un grande volume" di anestetico.
E voi, cosa fareste?

giovedì 14 agosto 2008

La "balena immaginaria"

Ho letto di recente, e si vede che non avevo molto da fare in quel momento, un articolo di un (immagino) ricercatore giapponese, Motohiro Kawashima, dal titolo "The imagined Whale: how the media created a sacrosant creature". Pubblicato sulla rivista The Essex Graduate Journal of Sociology, l'articolo parla di come noi occidentali abbiamo negli anni costriuto un'immagine dei Cetacei (la imagined Whale, appunto) mitologica e iperreale che non ha più nessun legame con la realtà dei fatti. La realtà dei fatti è che le balene sono animali come gli altri, dunque cibo, dunque cacciabili.
Questo processo ha avuto quattro fasi:
1. L'immagine è il riflesso della realtà. Prima degli anni sessanta secondo l'autore le balene non erano altro che "grossi pesci che producevano tanto olio e carne" e avevano lo stesso appeal estetico "di un gigantesco maiale"...
2. L'immagine maschera e contorce la realtà. Negli anni '60 con l'uscita del film e dei telefilm di Flipper, comincia a crearsi nell'immaginario l'idea dei delfini come animali belli, amichevoli e intelligenti. Insieme a questi anche i documentari di Costeau hanno dato una grossa mano a questa idea.
3. L'immagine maschera addirittura l'assenza di una realtà di base. Qui tutto gira attorno all'incursione, andata sui media di tutto il mondo, di due o tre gommoni di Greenpeace che il 27 giugno 1975 fronteggiarono una baleniera russa. Uno dei gommoni si mise fra la nave e un gruppo di capodogli. La nave russa, nonostante ciò, sparò un arpione che volò sulle teste dei pirati di Greepeace, e colpì un capodoglio. Il fatto in sè sarebbe stato insgnificante, dice l'autore, se non fosse che tutto era stato orchestrato da Greenpeace perchè venisse ripreso dalle tv di tutto il mondo.
4. Infine, l'immagine diventa un simulacro di per sè stessa, e non ha più a che fare davvero con la realtà. Qui l'esempio è il film Star Trek IV: The Voyage Home del 1986. Non ho visto il film ma l'autore racconta che degli alieni (con una sonda a forma di balena, dice) vengono a comunicare con le megattere, che però sono estinte dal 21esimo secolo. Dunque vengono riportate avanti nel futuro e insomma salvano la terra diventando figure mitologiche se non divine.

Insomma l'articolo è abbastanza divertente e persino condivisibile in alcuni punti (es. la forza dei media e la distorsione della realtà operata da questi). Ma il messaggio e i presupposti sono sbagliati. Insomma qui si dice che tutto il mondo (a esclusione di giapponesi, norvegesi e pochi altri) è incantato e reso ebete da questa immagine delle balene che ci siamo creati e dunque non si può che essere contro la baleneria...
Ovviamente nessun cenno al fatto che proprio per colpa della baleneria, molte specie di Cetacei hanno fronteggiato, e alcune mai si sono riprese, una crisi e un impoverimento delle popolazioni drammatico. La baleneria non può riprendere perchè è una pratica crudele e comunque è la risorsa stessa ad essere esaurita o vicino all'esaurimento. E questo a prescindere che noi si veda la balene come creature incantevoli e bellssime.

mercoledì 6 agosto 2008

martedì 5 agosto 2008

Stranding days

E' arrivato agosto, il caldo non molla la presa e come ogni anno siamo nel pieno dei giorni degli spiaggiamenti. Un cucciolo di delfino domenica a Porto Recanati, un adulto ieri a Marina di Montemarciano. E tante, tante tartarughe. Solo a Ravenna, dove la ditta Hera che si occupa del recupero delle carcasse ha un accordo con Cetacea per tenercele da parte, in frigo, ce ne sono 16 che mi aspettano e che giovedì vado a ritirare per le analisi necroscopiche.
Ieri sono andato in spiaggia a Bellariva di Rimini per un'altra tartaruga morta. In avanzatissimo stato di decomposizione ho fatto il mio lavoro di becchino: ho preso le misure e poi rimosso la carcassa. Attorno a me la gente, col naso tappato e con le solite domande che sento da 12 anni. Di cosa è morta? Non lo so. Quanto è grande, quanti anni avrà? Guardi è molto piccola, avrà 6-7 anni. E soprattutto i soliti interrogativi che mi lasciano sconcertato. Da dove viene? Ci sono tartarughe in Adriatico?
Sono venti anni che lavoriamo sulle tartarughe marine, e sono venti anni che facciamo anche educazione e divulgazione, anche e soprattutto sull'Adriatico. Eppure l'ignoranza (e lo dico in senso assolutamente non offensivo) resta. Stiamo sbagliando qualcosa? Non siamo capaci di fare il nostro lavoro? O quel tanto che facciamo ogni giorno in realtà è un pochissimo per tutti gli altri?
E comunque, possibile che chi viene qua in vacanza non abbia (e solo in parte per colpa sua) nessuna informazione sul mare, quello vero, quello che è vivo davanti alla spiaggia? Contano solo gli alberghi, i divertimenti, i prezzi dell'ombrellone, la spiaggia ampia e i bagnini super-attrezzati?
Oggi mi ha chiamato un pescatore da Francavilla. A due miglia e mezzo dalla costa non è riuscito a pescare perchè c'erano talmente tanti delfini (e talmente intraprendenti) che il pesce scappava tutto. Quanti turisti rimarrebbero a bocca a aperta nel sentire questa notizia?
Non sarebbe ora di cominciare a "vendere" un Adriatico diverso, che poi è sempre lui, ma visto da un altro punto di vista?

Post Scrptum: Fondazione Cetacea ha aperto un suo canale YouTube. Lo trovate su www.youtube.com/fondazionecetacea

sabato 26 luglio 2008

I pescatori sportivi si lamentano

Comunicato del Big Game Italia, associazione nazionale di pesca sportiva:
"Per il quarto anno consecutivo la gara di pesca d’altura organizzata dal Club Nautico Rimini e dal Big Game Italia è stata annullata per mancanza assoluta di prede catturabili. La manifestazione a carattere nazionale era in programma per sabato 26 e domenica 27 luglio 2008. Già da oltre un decennio il Big Game Italia aveva lanciato ripetutamente l’allarme e anche quest’anno i pescatori sportivi non hanno effettuato alcuna cattura e/o allamate di prede idonee alle competizioni sportive. Stante questa situazione il Club Nautico di Rimini ed il Big Game Italia si sono visti costretti ad annullare per il quarto anno di seguito la competizione di pesca d’altura in programma per il prossimo fine settimana [...]. L’assenza di pesce, ed in particolare del pregiato tonno rosso, è senza dubbio da attribuire alla pesca professionale che nonostante la recente normativa valida per tutti i paesi aderenti all’Unione Europea ha istituito nuovi limiti di prelievo per la pesca professionale, per tutto il Mediterraneo, ed ha inserito il peso minimo di 30 Kg. per il tonno rosso valido anche per la pesca sportiva e/o ricreativa. Purtroppo per il Mare Adriatico, non si capisce quale sia la logica biologica ma sicuramente è chiara quella commerciale, è stata istituita una deroga parziale riservata alla sola pesca professionale in cui il limite minimo rimane di kg. 8 con la grave conseguenza che di fatto i tonni rossi pescati in Adriatico non potranno completare il loro ciclo di riproduzione poiché è scientificamente accertato che il tonno rosso è idoneo alla riproduzione al raggiungimento di 23/25 kg. e che in stato di cattività (cioè all’interno delle tuna-farms) non si riproduce. La scomparsa del tonno rosso, o gigante, come più volte denunciato dal Big Game Italia, comporta, oltre al gravissimo danno ecologico al già precario ecosistema marino, anche un gravissimo danno economico al sistema della nautica da diporto e dell’indotto della pesca sportiva. Il Big Game Italia va denunciando questa pesante situazione da diversi anni e nonostante la presa di posizione anche del mondo ambientalista nulla o poco si è fatto. Il Big Game Italia continuerà a mantenere alta la guardia, con il solito grande impegno, nella tutela della pesca sportiva/ricreativa nonchè nella salvaguardia dei grandi pelagici e in particolare del tonno rosso affinché non si possa permettere che “pochi ed eletti soggetti” possano gestire un bene di tutta l’umanità così come sono le risorse del mare, operando senza scrupoli e senza il minimo rispetto delle regole siano esse giuridiche che della natura."

Bene, dunque la colpa è sempre di qualcun altro. Per i pescatori sportivi la colpa è di quelli professionali, per quelli professionali la colpa è dei cambiamenti climatici e degli impianti di acquacoltura.
Su il Resto del Carlino di ieri viene ripreso questo comunicato, e si aggiunge che i pescatori sportivi si lamentano anche della mancanza totale di verdesche e squali volpe. Ah, davvero?
Anche noi sono anni che diciamo che in una zona così delicata come una nursery, questo è (o era?) l'alto Adriatico per le mamme squalo, anche la pesca sportiva sconsiderata è un danno enorme. Anche noi sono anni che diciamo che le taglie minime di cattura, autoimposte nelle gare di pesca sportiva, non erano sufficienti.
E ora ci si lamenta che non c'è più niente e non possono più giocare, poveri. E senti chi parla di "pochi ed eletti soggetti"! Non è forse una èlite quella dei pesctori d'altura, tra l'altro protetta da una lobby davvero potente?
Una cosa è certa, le mattanze di piccole verdesche giovanissime, scaricate ia mucchi in porto e poi buttate nei rifiuti, così frequenti una decina di anni fa, ora se le possone scordare... magra consolazione.

venerdì 18 luglio 2008

S.O.S. Cetacea


Cetacea lancia una campagna straordinaria, questa volta per la salvezza... di se stessa.

"Cari Amici, Fondazione Cetacea onlus compie 20 anni e finalmente ha una sede autonoma. Questa raggiunta indipendenza permetterà di condividere maggiormente l’esperienza che in questi anni la Fondazione ha acquisito nel campo della conservazione ed educazione ambientale e del recupero di animali marini in difficoltà. I nuovi spazi daranno la possibilità di potenziare le nostre attività sul territorio e mettere a disposizione della comunità, materiali e saperi che renderanno ancora più efficace la nostra opera di sensibilizzazione sulle problematiche ambientali. Come tutte le imprese più affascinanti anche questa nuova avventura richiederà energia ed impegno da parte nostra ma anche e soprattutto il vostro costante supporto e sostegno. Per lo sviluppo delle nostre attività, in questi anni, è stato determinante il riscontro positivo che abbiamo avuto presso non solo le istituzioni pubbliche e private ma soprattutto presso i nostri volontari, i sostenitori e gli sponsor che ci hanno permesso di andare avanti e superare le difficoltà. Condividere gli stessi valori e ideali significa lottare insieme perché questi si diffondano e diventino un nuovo sentire, un nuovo modo di agire nella società; la nuova sede e la nuova struttura della Fondazione possono contribuire a raggiungere questo obiettivo ma da soli non potremmo farlo. In questo momento delicato di trasformazione, non solo nostra ma di tutta la società, vi chiediamo di non abbandonarci e di farci sentire ancora una volta che ci siete vicini. Aderite alla campagna straordinaria di sostegno per Fondazione Cetacea onlus per affrontare questa fase di transizione e continuare con più energie a lavorare in difesa dell’ambiente."
Puoi aderire alla campagna straordinaria “S.O.S. Cetacea”:
- Fai subito la tua donazione tramite PayPal o Carta di Credito

- Fai un versamento su c/c 074000001174
presso CASSA DEI RISPARMI DI FORLì E DELLA ROMAGNA
FILIALE DI RICCIONE via Gramsci n. 63
CIN: M
ABI: 06010
CAB: 24100
IBAN: IT17 M060 1024 1000 7400 0001 174

- Scarica la lettera qui sotto e falla avere a tutti quelli che conosci
S.O.S._Cetacea.pdf

Lettori e amici del blog, dico proprio a voi: dateci una mano!

mercoledì 16 luglio 2008

L'escalation di Andrea

Da "Il Resto del Carlino" di ieri:
"Il delfino Andrea stupisce ancora

Dopo aver allietato i subacquei riminesi ora Andrea, il delfino 'curioso', gioca coi diportisti al largo delle spiagge di Cervia. Dopo il l'eccezionale bagno col cetaceo, Guido Gaudenzi afferma: "Occorre divulgare il 'codice di comportamento' stilato da Fondazione Cetacea per preservare la salute e la libertà di Andrea"

Ravenna, 15 luglio 2008 - Resistere alla tentazione di giocare in acqua con Andrea, il delfino che da qualche mese viene avvistato lungo tutta la costa romagnola, è impresa difficile. Difficilissima, poi, se a cercare il contatto è proprio lui, come è capitato a un gruppo di amici ormeggiati con le loro barche a un miglio e mezzo dalla costa di Cervia nella giornata di sabato. "Si è avvicinato intorno alle 11.30 — dice Guido Gaudenzi, uno degli amici che hanno avvistato il delfino — e noi, in un primo momento, ci siamo limitati ad osservarlo dalle barche, pensando che dopo un po’ se ne sarebbe andato. Invece dopo un’ora era ancora lì, e non appena uno di noi si tuffava in acqua Andrea iniziava a seguirlo per giocare con lui. Quando ce ne siamo andati, alle cinque, Andrea era ancora lì". Il gruppo di amici non era a conoscenza del ‘codice’ di comportamento stilato a fine giugno dalla Fondazione Cetacea, ma, nonostante questo, ha usato il buon senso e si è limitato solo a qualche innocuo gioco, senza dare del cibo all’animale: "Bisognerebbe diffondere il codice su tutta la costa — prosegue Gaudenzi — e farlo conoscere a più persone possibili per preservare la salute e la libertà di Andrea".
Mi vengono in mente due o tre cose:
- facile dire che tutti dovrebbero rispettare il Codice di Condotta da noi divulgato, dopo avere già fatto il bagno col delfino, averlo abbracciato (in un altro punto del giornale dice "cavalcato"...). comunque voglio credere alla loro buona fede.
- nella foto sul giornale c'è un signore letteralmente abbracciato al delfino. Solo un mese fa non si faceva neanche toccare...
- l'altro delfino negli ultimi avvistamenti non appare più. Brutto segno. Il delfino "timido" serviva da freno ad Andrea.
- per fortuna Andrea continua a muoversi. Venerdì era a Cesenatico, poi scompare, poi lunedì a Cervia. Almeno questo lo salva ancora dall'assalto della folla.
Durerà?

lunedì 14 luglio 2008

La nuova Fondazione

Sabato scorso, come da programma, è stata inaugurata la nuova Sede di Fondazione Cetacea. E' stata una bella festa, prima con la liberazione di tre tartarughe (con onde pazzesche) e poi l'incontro con tanti amici vecchi e nuovi.
Nelle immagini sotto (passandoci sopra con il mouse appaiono i titoli) alcuni scorci dei locali (ancora da completare) e pochi scatti della festa che invece è durata diverse ore, a colpi di saraghina, vongole e insalata.


lunedì 7 luglio 2008

Almost there...

Ci siamo quasi. Sabato prossimo alle 17 inauguriamo la nuova sede di Fondazione Cetacea. C'è ancora tanto da fare e così poco tempo... ma ci siamo. Sabato inizia una nuova vita per Cetacea. O comunque una nuova fase. A vent'anni dalla sua nascita, va a vivere da sola.
Guardate la cartina sotto, il rettangolo rosso siamo noi: lo vedete dov'è il mare? Se ne sente l'odore dagli uffici...

giovedì 3 luglio 2008

Pubblicità... ingannevole?

Le associazioni italiane, che fanno parte della Shark Alliance (CTS, Fondazione Cetacea, GRIS, Marevivo, MedSharks e Slow Food), hanno rilasciato questo comunicati stampa:

GLI SQUALI SONO MINACCIATI ANCHE DALLA PUBBLICITA’: I MEMBRI ITALIANI DI SHARK ALLIANCE DENUNCIANO LE PUBBLICITA’ CHE DANNEGGIANO L’IMMAGINE DEGLI SQUALI

Il gruppo italiano di associazioni ambientaliste e di ricerca scientifica appartenenti alla coalizione internazionale Shark Alliance dedicata alla conservazione degli squali, denuncia l’uso scorretto e diseducativo dell’immagine degli squali, usati impropriamente in alcune pubblicità italiane come simbolo di predatori dell’uomo e invitanti piatti di cui cibarsi.
Sorprendono pubblicità quali quelle del parco acquatico “Aquafelix” di Civitavecchia o della crema anti-scottature “Connettivina” che usano slogan quali: “Si consiglia di vivere con cautela” accanto al disegno di uno squalo che inghiotte un nuotatore o “Riservato agli affamati di emozioni” accanto all’immagine di uno squalo infilzato da un’enorme forchetta.
“Sono pubblicità dal messaggio fuorviante che rischiano di ostacolare il lavoro di sensibilizzazione e di divulgazione scientifica attenta ai gravi problemi ambientali che stanno minacciando le specie di squalo che nel Mediterraneo sono più a rischio che altrove” - dichiarano i rappresentanti italiani di Shark Alliance
Lo squalo è uno dei principali predatori marini, ma il suo bersaglio non sono gli uomini. Inoltre il suo ruolo nei mari è fondamentale e garantisce un corretto equilibrio dell’intero ecosistema marino.
Al contrario è l’uomo a minacciare gli squali sia attraverso la pesca indiscriminata ed eccessiva sia praticando il finning (il taglio delle pinne e il rigetto in mare della carcassa dello squalo, spesso ancora vivo) per poi vendere le pinne sui mercati asiatici.
Con 13.00 tonnellate importate nel 2006, l’Italia è il primo consumatore di carne di squalo in Europa e spesso i consumatori non sanno che pesci quali il gattuccio, il palombo, la verdesca o il vitello di mare sono squali e che oggi oltre 1/3 di essi è a rischio di estinzione nelle acque europee.
Questi messaggi pubblicitari veicolano solo disinformazione e tendono a rafforzare nell’immaginario collettivo l’immagine dello squalo come feroce mostro marino. E’ necessario che prima di ogni utilizzo nelle pubblicità di immagini con gli animali si faccia un’approfondita analisi dei messaggi che vengono divulgati.

CTS, Fondazione Cetacea, GRIS, Marevivo, MedSharks e Slow Food insieme ad oltre 50 associazioni europee ed internazionali si battono per l’approvazione di un Piano Europeo per la conservazione degli squali e per un rafforzamento della legislazione sul prelievo delle pinne di squalo a bordo dei pescherecci europei.

martedì 24 giugno 2008

Andrea, la star

La notizia e il report divulgati ieri (vedi post precedente) sul delfino Andrea hanno colpito la stampa che ha ripreso la notizia con gran clamore.
Il Resto del Carlino gli dedica una pagina sul fascicolo nazionale, e la notizia è stata ripresa anche dall'ANSA, dal TG3 Emilia-romagna, dal TG1 e dal TG5.

Qui un po' di link:
- articolo1
- articolo2
- articolo3
Qui sotto una breve intervista (alla fine un po' tagliata...):

lunedì 23 giugno 2008

Andrea dove vai?

Fra una mano di vernice e l'altra (vedi post precedente) stiamo continuando a seguire la situazione del delfino "Andrea".
Ieri pomeriggio siamo stati allertati dalla Capitaneria di Porto di Ravenna per la presenza di un delfino a 1-2 miglia dalla costa di Ravenna.
Il delfino giocava con le persone in acqua e qualcuno lo ha anche, sconsideratamente, nutrito con del pesce. Grazie a una caratteristica macchia bianca sulla coda, l'esemplare è stato identificato da un volontario di Cetacea come "Andrea", il delfino che da qualche mese viene regolarmente avvistato anche al largo di Rimini (e forse di Cesenatico) e che ha imparato a intrattenersi e a giocare con le persone in acqua. La situazione, potenzialmente pericolosa anche per le persone lo è molto di più per il delfino, che a causa di comportamenti sconsiderati può ben presto cadere vittima di un incidente e che comunque ha già modificato in maniera vistosa i suoi comportamenti naturali.
Pochi minuti fa, tra l'altro, Carola Vallini di A.R.C.H.E'. onlus ci segnala un delfino a Goro che si è avvicinato a costa. Il gommone della capitaneria è uscito per il sopralluogo ed il delfino pare abbia iniziato a giocare attorno al gommone, nuotando e saltando tranquillamente...
Fondazione Cetacea e Sub Rimini Gian Neri si sono alleati per la salvaguardia di questo animale, impegnandosi a monitorarne i movimenti e i comportamenti e divulgando un Codice di Condotta. Qui potete scaricare il report su Andrea divulgato stamattina alla stampa.

sabato 21 giugno 2008

Home sweet home

Da un po' di tempo a questa parte le nostre giornate sono divise in due: la mattina facciamo il nostro lavoro di biologi, ricercatori, educatori e conservazionisti eccetera. Ma il pomeriggio indossiamo i panni da lavoro e ci si trasforma in facchini, autotrasportatori, imbianchini.
La nuova sede di Fondazione Cetacea è quasi pronta. Una settimana o due e saluteremo il nostro container metallico dentro al parco Oltremare (senza troppi rimpianti, per la verità) e ci muoveremo nei nuovi locali.
La nuova sede ci è stata data in concessione dal Comune di Riccione. Ci sono stati un po' di problemi e molti ritardi ma ora ci siamo quasi. Ci è mancato poco che ce ne andassimo da qualche altra parte, tipo Cattolica. Ma poi il Comune non ha voluto perdere il suo "gioiellino" e la nuova sede è arrivata. Di spazio ce n'è abbastanza, anche se fra un anno dovrebbe essere ancora di più. Lo stabile è enorme ed è una ex-colonia mussoliniana, come ce ne sono a decine in tutta la costa romagnola. Chiaramente a noi ne spetta solo una piccola, ma non è poco. Abbiamo anche i locali per il nostro Ospedale delle Tartarughe, ma questo ci seguirà solo dopo l'estate.
E' una bella sfida, difficile e affascinante. Per la prima volta, Fondazione Cetacea va da sola, con le sue gambe, con le sue forze, con i suoi spazi. Non sarà facile ma noi ce la metteremo tutta.
A metà luglio l'inaugurazione, nel frattempo... al lavoro!